Come provare a scegliere un buon coltello tuttofare
In generale: un coltello o un qualsiasi strumento da taglio è probabilmente la cosa più utile, al limite dell’indispensabile, che si possa avere in una situazione di emergenza, sopratutto in mezzo alla natura selvaggia e lontano da tutto e da tutti. Un coltello è fatto per tagliare e deve tagliare bene, sopratutto è fatto per essere un “coltello” e non deve essere utilizzato come un accetta, come uno scalpello o per cose per le quali non è adatto. Se si rovina un coltello quando c’è solo quello, è una tragedia e qualsiasi problema si dovesse presentare diventa difficile da risolvere.
Risposta sintetica riassuntiva:

un ottimo coltello tuttofare che si rivela molto utile e comodo in situazioni di emergenza è quello che normalmente viene definito coltello da campo o di frontiera (conosciuto anche come Hudson Bay Camp Knife oppure come camp frontier knife). La lama è robusta e ha una lunghezza adeguata (20/25 cm.) per lavori generici o più pesanti. Ritengo questi coltelli i più idonei e i più utili, soprattutto quando si dispone di un solo strumento da taglio. La foto sopra presa dalla rete rappresenta bene questa tipologia.
In questo articolo una breve parentesi si può aprire anche sui cosiddetti “green river knife”, coltelli da caccia e scuoio che nascono da J. Russell, Massachusetts intorno al 1830. Le lame sono in acciaio al carbonio che possono essere lunghe fino a 20/23 cm., senza avere grandi spessori, 2,5 massimo 3 mm.. Costruzione full tang con manicature in legno di ciliegio, di noce e simili. Il loro utilizzo generico per molte attività di preparazione del cibo e per usi molteplici, li fa apprezzare molto in ambienti naturali e selvaggi.
I kit di sopravvivenza li prepariamo in tanti e, mettere quello che più ci piace in un kit, è un sacrosanto diritto. Che poi si abbia il tempo di prendere il kit e portarlo con noi per utilizzarlo… questa è un’altra storia.
Tenendo in considerazione questa tipologia di coltelli, ho sempre basato le mie scelte su lame semplici e utili, alternando nel corso di tanti anni modelli e tipologie basate sulla reperibilità e non sulla tecnologia del momento.
Nelle mie scelte ho sempre valutato un buon rapporto qualità, prezzo, peso, robustezza, ecc… ho deciso per alcuni attrezzi da taglio, con soddisfazione e in maniera più o meno definitiva. Utilizzo i coltelli bushman di Cold Steel, il coltello GI tanto dello stesso costruttore. Utilizzo anche un coltello machete di produzione italiana, la cui derivazione è chiaramente quella del Machete Coupe-Coupe (taglia taglia), con l’impugnatura avvolgente in legno ricavata da un unico pezzo, originario delle truppe coloniali senegalesi francesi. Il più famoso di questa tipologia è forse il Laurec “Coup-Coup”. La lunghezza totale con manico è di 40 cm., la lunghezza lama è di 26 cm. Utilizzo anche il manaresso nelle tipologie piemonte e santa giustina.

La resistenza al lavoro è importante per un coltello e sicuramente se ne deve tenere conto nella scelta. Potrei aver scelto anche altri attrezzi, con la stessa soddisfazione e lo stesso prezzo e, forse, anche qualitativamente migliori, ma bisogna imparare ad accontentarci e ad utilizzare bene quello che si ha a disposizione.
La scelta potrebbe comunque cadere e va bene lo stesso, su un qualsiasi coltello/machete con lama al carbonio intorno a 57/58 HRC di tipo parang, kukri e simili e, dove possibile, affiancati da un multitool o da un lama fissa con lama 10-12 cm.. Sconsiglio per un utilizzo pratico sul campo di superare comunque i 25/30 cm. di lama.
Questo è un articolo un po così, scritto con lo scopo di aiutare a scegliere il giusto coltello da sopravvivenza (un coltello cioè che ci aiuti a tirare avanti per tutto il giorno e per ogni giorno) per fare cose utili più velocemente e in modo migliore. Un articolo per aiutare chi ancora è indeciso e magari non ha, come non ho avuto io, la possibilità di provare una rosa ampia di coltelli e poi decidere.
Ovviamente molto dipende anche dai gusti personali e dalle situazioni in cui ci si potrebbe trovare.
La cosa importante è fissare alcune delle caratteristiche principali da prendere in considerazione per un coltello di uso generale.
– Le leggi sul porto di coltelli:
non si può portare con noi un qualsiasi tipo di coltello se non per giustificati motivi, non ci sono scusanti o altro. Gli attrezzi da taglio, se non c’è giustificato motivo, si devono tenere in casa o in luoghi facilmente accessibili e veloci da prendere, ma non con noi. Altrimenti sarebbe troppo facile, basterebbe girare con uno zaino al seguito e avere sempre a disposizione lo strumento preferito.
– Coltelli pubblicizzati e di moda, visti in film o manifestazioni, o presentazioni o altro:
mai lasciarsi tentare dai coltelli che si vedono nei film di azione. Sono poco utili e studiati probabilmente solo per esigenze spettacolari di scena. Sono spesso troppo grandi e difficilmente utili in normali lavori. Poi, anche se grandi, non hanno quasi mai un disegno adatto a svolgere i lavori più pesanti. A parità di soldi spesi, sul mercato si trovano cose migliori e più adatte al survival.

– Come dovrebbe essere costruito un buon coltello per usi generici:
oltre a quanto già scritto sopra sulla tipologia di coltello quando se ne possiede solo uno, per i lavori quotidiani non pesanti e non impegnativi (e per mia esperienza posso dire che si riesce a coprire almeno il 60-70% delle necessità) potrebbe bastare un coltello da tasca pieghevole oppure un coltello a lama fissa di dimensioni contenute, diciamo con lama (sia il pieghevole che il fisso) intorno ai 10 cm.. Per la sopravvivenza in generale, un coltello fisso è migliore del pieghevole, perché quest’ultimo è sempre più debole per via dell’aggancio della lama al manico. Ci sono però alcuni coltelli pieghevoli che sono molto robusti… Per coltelli con lama fissa intorno ai 10 cm. intendo i vari e famosi Moraknives, i Bacho da lavoro, gli hultafors da lavoro e in genere quei coltelli che vengono proprio definiti “da lavoro” e in vendita, oltre che nelle coltellerie, anche nelle ferramenta ben fornite o nei negozi di agraria e giardinaggio. Appartengono a questa tipologia di coltelli anche quei prodotti di qualità decisamente superiore, con lama al carbonio o inox, costruzione full tang, manico in legno o sintetico rivettato, con varie tipologie di lame, clip point o drop point, ecc…
– Lunghezza della lama:
la lunghezza ideale della lama di un coltello unico tuttofare, potrebbe essere intorno ai 15/18 cm., già oltre i 20 cm. non è semplice un utilizzo facile e veloce. In teoria dovrebbe essere abbastanza corta per lavori più fini, come l’intaglio o lo scuoio, allo stesso tempo abbastanza grande per lavori più pesanti. Per un utilizzo ancora più intenso potrebbe essere più utile un machete o un manaresso (se si possono definire coltelli) o comunque un coltello più grande e robusto, con lama di 25/30 cm.
– Tipo di costruzione:
la costruzione è preferibile che sia full tang (l’acciaio occupa tutta la lunghezza e la larghezza del manico), con lama ad affilatura piana normale, in acciaio al carbonio, con un pezzo del bordo (o tutto) opposto alla lama che abbia spigolo vivo, in modo che si possano creare scintille con le barrette in ferro cerio per accendere il fuoco. Preciso che nei miei coltelli, se non c’è la caratteristica dello spigolo vivo a 90° sulla costola (per l’utilizzo con l’acciarino), la creo io con una lima.
Abbiamo scritto che è preferibile un coltello con un codolo intero (full tang), potrebbe andare bene però anche un codolo a tutta lunghezza tipo coda di topo. Con questi 2 codoli, oltre alla robustezza, se il manico si rompe, c’è sempre qualcosa dove avvolgere un pezzo di corda o un panno per rifare un manico di emergenza.
– Forma della lama:
Ci sono molte forme diverse. E’ difficile decidere qual’è la migliore. Probabilmente una clip point o una drop point, o a goccia, alla fine potrebbero essere le più utili.
– Durezza della lama
La durezza della lama viene misurata utilizzando la scala Rockwell Count (scala RC). È determinata dal trattamento termico (tempra e rinvenimento) della lama in combinazione con il tipo di acciaio. Una durezza media, 55-57 HRC è forse il miglior compromesso tra tenuta del filo e facilità di affilatura con mezzi “da campo” occasionali. Un coltello con durezza 60 HRC o simile, tiene bene il filo, ma si affila con difficoltà se non si hanno gli strumenti giusti, inoltre è più fragile quando viene “battuto” e si potrebbe scagliare (anche se in questo caso entrano in gioco anche lo spessore e la qualità).
– Tipo di acciaio
Si potrebbe dividere l’acciaio in due grandi categorie: acciaio al carbonio e acciaio inox (inossidabile). L’acciaio è un composto di ferro e carbonio (ed eventualmente altri elementi) e contiene una percentuale di carbonio non superiore al 2,1%. Oltre questa percentuale il composto si chiama ghisa e perde tutte le caratteristiche per essere utilizzato nella coltelleria. Se si aggiungono altri elementi, come il cromo o il nichel che hanno una ossidazione trasparente protettiva, si ottengono gli acciai inossidabili. Gli acciai Inox o inossidabili hanno sicuramente una maggior resistenza all’ossidazione e alla corrosione, sopratutto in presenza di umidità o acqua, perché il cromo è in grado di passivarsi, ricoprirsi cioè di uno strato sottile e aderente di ossidi che protegge superficialmente il metallo o la lega sottostante dall’azione dell’ossigeno e degli agenti chimici esterni. Probabilmente, un acciaio con percentuale di 0,45/0,70% di carbonio, temprato e rinvenuto (tempra e rinvenimento sono fondamentali nella scelta, almeno come il tipo di acciaio) in modo da prendere una durezza HRC da 54 a 56/57 è il migliore per un utilizzo sul campo. E’ flessibile, elastico e non si spezza facilmente, si affila con pietre che si trovano abbondantemente in natura. Per esperienza non sono per niente infastidito dal fatto che non tenga troppo l’affilatura (e poi la tiene benissimo negli utilizzi da campo). Il coltello deve essere utilizzato come un coltello! Non ci devono essere utilizzi impropri e dannosi.
– I manici possono essere realizzati con un’ampia gamma di materiali, come plastica, osso, corno, legno, dischi di cuoio, pelle e gomma. La gomma offre una buona presa, anche se bagnata. Osso e corno sono resistenti e forniscono anche una finitura esteticamente gradevole. Il legno, i dischi di cuoio e la pelle hanno una bella finitura e una buona presa, ma avranno bisogno di un trattamento per evitare che si deteriorino. La plastica è resistente e non assorbente.
– L’impugnatura dovrebbe adattarsi comodamente alla mano e non permettere che si formino vesciche con un uso prolungato. Una protezione tra la lama e il manico aiuterà a proteggere la mano e far sì che non scivoli verso la lama.
– Un coltello dovrebbe avere un fodero, per proteggerlo e proteggere chi lo porta. Un fodero deve essere realizzato con un materiale resistente, come pelle, similpelle robusta, tessuti sintetici ad alta resistenza, … e avere un passante per cintura. Inoltre, all’altezza del manico ci dovrebbe essere una cinghiettina che stringe il manico stesso per impedire che il coltello scivoli fuori dal fodero. Alcuni foderi hanno una piccola tasca per una pietra per affilare, che è un peso extra ma potrebbe essere utile, e hanno in dotazione anche una barretta di ferro cerio.
Tiriamo le somme: i miei coltelli preferiti li ho già scelti e descritti sopra e in altri articoli. Mi trovo bene con un coltello machete con lama al carbonio da 20/30 cm.. Si fa fatica a chiamare coltello una lama da 24/30 cm. Però, come già scritto all’inizio, se fossi obbligato a disporre di un solo strumento da taglio o scegliere un solo coltello, tra quelli che ho, la mia scelta cadrebbe sempre su un piccolo machete oppure su un manaresso. Un solo strumento da taglio è spesso impegnato in situazioni abbastanza stressanti per la lama, come per esempio nella costruzione di un riparo, che è una delle prime priorità, o il procurarsi la legna o fare pulizia per creare una zona ambientale più comoda. Un coltello più grande è sicuramente più utile. Per questi utilizzi ho trovato abbastanza idonei anche i coltelli Bushman e la loro costruzione con un manico cavo si presta bene per essere utilizzati come machete innestando un pezzo di legno per prolungare il manico oppure per trasformarli in lancia, utile nella caccia e per tagliare frutti nei rami più alti da terra.
Si è parlato di coltelli, di manaressi o machete.
Per un unico strumento da taglio alcune persone potrebbero decidere di utilizzare strumenti diversi. Mi riferisco sopratutto all’accetta, alla roncola, al pennato… e così via. Trovarsi in mezzo al nulla, in assoluta emergenza e con un solo attrezzo da taglio… eh…, i compromessi da accettare sono tanti. Consiglio sicuramente infine di provare in pratica cosa si può adattare meglio alle nostre esigenze.
Quest’articolo prosegue con l’articolo: utilizzi in pratica di un coltello da sopravvivenza.
