Sopravvivere negli anni 2000, nell’era del “tutto connesso”, del tutto e subito e delle cose fatte sempre di corsa.
Con la diffusione della rete Internet su larga scala e l’inserimento definitivo di questa nuova tecnologia nella vita di tutti i giorni, sono nati milioni di siti che parlano di tutto e di tutti, che ci spiegano le cose in tutte le salse e ci fanno vedere soprattutto con i video cose che nemmeno pensavamo potessero esistere (mi riferisco soprattutto alla popolazione “anta” alla quale appartengo perché i giovani in questo mondo ci sono nati).
Questo è stato un bene, è importante la conoscenza per combattere ad armi pari certe situazioni della vita, ma è anche un male, perché molti contenuti sono solo cattiva scopiazzatura di altri ben fatti e sono solo un mezzo per voler rendersi popolari a tutti i costi nella rete, magari solo per guadagnare qualche soldo con nuove opportunità. È evidente che in molti casi non ci sono le basi o la minima esperienza per trattare i vari argomenti. i più esperti capiscono quando si tratta di immondizia semplicemente osservando o leggendo quello che viene pubblicato, i meno esperti potrebbero fidarsi ciecamente e commettere poi errori che porterebbero a situazioni veramente difficili da gestire.
Senza generalizzare troppo o divagare voglio scrivere però solo con riferimento agli argomenti che tratto nei miei siti e cioè: sopravvivenza, resilienza, autosufficienza e a margine sopravvivenza informatica, evidenziando il buono e il cattivo della rete, secondo quello che sono le mie idee e il modo di fare.
Quello che scrivo sotto si riferisce soprattutto a siti internet in lingua italiana e, in minima parte a siti in lingua francese, spagnola e inglese. Non conosco molto bene l’inglese e spesso devo utilizzare il traduttore per capire alcuni passaggi.
La teoria è importante, molto importante, se non fosse così non esisterebbero le scuole e i percorsi di istruzione per i bimbi che crescono. La pratica è forse più importante perché con la pratica ci si trova faccia a faccia con i problemi e le difficoltà del mondo reale. Di questo se ne sono accorti anche gli educatori e chi si occupa dell’istruzione dei popoli, inserendo nelle attività scolastiche stage e percorsi formativi fuori dalle aule, che mettono lo studente davanti ai problemi che incontrerà nel mondo del lavoro, con tutto quello che ne consegue. Sto parlando di cattiva pratica, non organizzata e confezionata solo per venire propinata a qualcuno che vuole sperimentare qualche emozione fuori dalle righe. Mi riferisco a corsi di sopravvivenza organizzati maldestramente e con scarse conoscenze e di nessuna utilità.
Mi riferisco anche a quelli che vorrebbero fare recensioni di prodotti che nemmeno conoscono, specialmente quando affrontano prodotti come gli strumenti da taglio che richiedono conoscenze specifiche sugli acciai, sui lavori dei fabbri distendini, sulla tempra e il rinvenimento. Ho visto video di gente assolutamente inesperta che prende in mano un coltello per, a suo dire recensirlo e fa fatica anche a tenerlo in mano correttamente, dicendo spesso parole senza senso, lette magari da un foglio di carta attacatto accanto alla videocamera. Queste persone, che spesso secondo me non solo non li hanno mai tenuti in mano ma non sanno nemmeno che esistono altri attrezzi oltre i coltelli quali pennati, roncole o manaressi, sono convinto che nella loro vita non hanno mai passato due o tre giorni di fila in mezzo al nulla con un attrezzo da taglio in mano.
Mi riferisco anche a quelle persone che creano club o associazioni che rilasciano certificati del perfetto survivalista, come se un buon survivalista avesse bisogno di un inutile attestato conseguito in tre giorni per diventare esperto, resiliente e autosufficiente.
Ci sono però anche seri e preparati survivalisti e lo si capisce quando si osservano alcuni video o si leggono le loro parole.
Ci sono poi alcune persone che praticano il bushcraft e lo documentano, in modo corretto, magari è tutto un po’organizzato (bushcraft non è esattamente survivalismo), comunque quello che propongono, quando non scade in risvolti pubblicitari nascosti o palesi o in atteggiamenti tanto per fare o per mostrarsi, è sicuramente interessante da seguire per imparare qualcosa.
Non tutti possono avere alle spalle 40 anni di vita “un po’ così” e con tanta pratica come ho avuto io, ma sicuramente quando si capisce che è plausibile e convincente “il fare” di molte persone, è da lodare il loro operato e il loro impegno per riuscire a cavarsela in caso di vera difficoltà.
Internet contiene tante cose inutili e stupide, però ha facilitato enormemente i percorsi di formazione di chi seriamente, vuole far tesoro di determinate conoscenze teoriche, per passare poi alle cose pratiche.
A questo proposito è giusto segnalare i molti video di documentaristi professionisti o comunque molto preparati o i post di privati e associazioni che illustrano la vita di popoli diversi da noi e che disponendo di poco o nulla, hanno tanto da insegnarci per vivere con poco o niente. Oppure i video e i post delle tradizioni e della vita della gente che si sono tramandate e ci spiegano un modo di vivere semplice con poche cose.
Purtroppo se la teoria, con la possibilità di conoscenza che ci da internet, è diventata molto più facile da apprendere, la pratica è più difficile e complicata, perché ci si allontana sempre di più dagli stili di vita “di una volta”, semplici e fatti di poche cose utili per “tirare avanti” e arrivare a sera.
Una nota a parte merita l’argomento della sopravvivenza urbana, spesso più difficile e complicata da mettere in pratica, rispetto alla sopravvivenza nella natura. Sopravvivere senza il minimo di risorse necessarie in ambienti urbani (che più grandi sono, più difficili da vivere sono) non è uno scherzo e le valutazioni da fare sono tante per trovare uno sbocco in qualche modo accettabile. L’unico consiglio che mi sento di dare per questi ambienti è quello di imparare le basi frequentando persone che queste difficili situazioni le hanno vissute o le vivono ancora sulla propria pelle o le associazioni che conoscono bene questi ambienti e cercano di dare una mano per tirare avanti a chi con troppa difficoltà ci riesce da solo.
Per concludere: in qualsiasi ambiente ci si possa trovare, molti metodi di vita e di sopravvivenza non si imparano se non per contatto diretto con persone che hanno vissuto o vivono in certi modi e possono tramandare le loro conoscenze dirette. Chi sono queste persone e cos’è quello che ci possono insegnare? Quando si riuscirà a rispondere a questa domanda, saremo già a metà dell’opera…
