Le basi della sopravvivenza

Far fronte alle proprie necessità, provvedere a se stessi, essere autonomi e indipendenti. Qualunque cosa succeda, ovunque ci si trovi.

Immagine di: https://en.wikipedia.org/wiki/Survival_skill

Sopravvivere significa per me: continuare a vivere nonostante tutto, e continuare a vivere nel miglior modo che la situazione del momento ci permette, sfruttando al meglio tutto quello che l’ambiente intorno a noi (sia che si tratti di ambienti urbani che di ambienti naturali) ci mette a disposizione. Non importa quanta attrezzatura si possiede, se non si hanno le conoscenze e le capacità per usarla, quell’attrezzatura sarà inutile, se non abbiamo imparato a resistere allo stress in situazioni di emergenza , quell’attrezzatura sarà inutile.

Tecniche di sopravvivenza:
Le tecniche di sopravvivenza sono tutta una serie di cose che una persona può fare in una situazione di pericolo (per esempio una calamità naturale) o di emergenza, per salvare sé stesso o gli altri. In pratica queste azioni sequenziali devono soddisfare le necessità basilari per la vita umana: l’acqua, gli alimenti, un ricovero, la cura del corpo. Nell’esecuzione di queste azioni, si dovrebbe mantenere la mente lucida e una capacità di ragionare sempre correttamente, in modo che si possano risolvere al meglio i nuovi problemi che si presentano.
E’ molto importante conoscere queste procedure per poi metterle in pratica. Mors Kochanski diceva “Più sai, meno porti con te”. Ha sicuramente ragione anche perché, in una situazione di emergenza, non si può sapere se si ha il tempo e il modo di preparare e portare qualcosa con noi.

Per tutto il resto, se siamo in salute, una soluzione la troveremo. Speriamo…

Priorità della sopravvivenza:

Quindi: la sopravvivenza è sopratutto uno stato mentale. Non bisogna avere paura o farsi prendere dal panico. L’ obiettivo principale è quello di rimanere in vita. Per prima cosa analizzare la situazione sotto tutti gli aspetti, decidere quale strategia adottare e muoversi in assoluta sicurezza, senza fretta e senza affanni. Vedere quello che si ha a disposizione e come può essere utilizzato. Imparare a sopportare le varie condizioni climatiche, il fastidio dovuto a insetti o altre cose, spesso inusuali, che capitano. Non lamentarsi mai, fare buon viso a cattiva sorte.

  • Controllo delle condizioni personali:
    controllare le proprie condizioni personali, valutare eventuali ferite, contusioni o altro. Pulire le ferite con quello che di idoneo si ha a disposizione. Mantenere buono l’igiene personale. Cercare di riposare e non affaticarsi.
  • Riparo:
    mantenere il corpo, per quanto possibile, in equilibrio con il freddo e il caldo. Essere esposti agli elementi naturali (caldo, freddo, pioggia, gelo, …) può essere pericoloso. Bisogna cercare di ripararsi al meglio. Usare l’ambiente nel modo migliore possibile. Se fa freddo bisogna trovare un riparo e cercare di accendere un fuoco. Se fa caldo, bisogna ripararsi dal sole. Se fa molto freddo è più facile dormire durante il giorno e rimanere svegli la notte con un fuoco acceso. Anche se è molto caldo, potrebbe essere conveniente ripararsi e dormire nelle ore più centrali della giornata.
  • Fuoco:
    il fuoco è molto importante. Fornisce calore. Con un fuoco acceso il morale è più alto ci si sente più sicuri. Può essere utilizzato per segnalare la posizione. Serve a far bollire l’acqua e renderla potabile (se si dispone di contenitori per bollire l’acqua) o a far scaldare pietre per metterle in contenitori d’acqua che non sopportano il fuoco, in modo da farla bollire e potabilizzarla. Serve per cucinare il cibo, quando si ha disposizione cibo idoneo ad essere cucinato.
  • Acqua:
    Si può sopravvivere qualche giorno senza acqua, non di più. Senza acqua si muore. La sete provoca disturbi al corpo e alla mente. Si deve assolutamente disporre dell’acqua. Ci sono molti modi per procurarsi l’acqua e saranno trattati nel dettaglio. Non bere mai acqua di mare o salata e non bere mai la propria urina, si farebbero danni molto più grandi che rimanere senza bere.
  • Cibo:
    Se l’acqua è l’elemento principale che il nostro organismo deve assumere, anche il cibo è importante per mantenerci in vita, ma la sua priorità è meno importante dell’acqua. Si può sopravvivere per settimane senza cibo. L’importante, in mancanza di cibo, è di conservare le riserve energetiche del corpo. Potrebbe essere meglio riposare piuttosto che sprecare energie nel cercare cibo senza un minimo di organizzazione. E’ possibile spesso che, anche se si trova il cibo, si potrebbe aver consumato più energia di quella che il cibo trovato può dare. Infine, c’è bisogno di acqua per digerire il cibo. Però è anche importante ricordare che, forse, di tutte le priorità della sopravvivenza, il cibo potrebbe essere, in molti contesti, la cosa più difficile e complicata da reperire. Senza cibo ci si indebolisce fisicamente e mentalmente fino alla morte. Non sottovalutare mai la sua importanza e organizzarsi di conseguenza, prima che sia troppo tardi. Il cibo è il carburante per proseguire la strada del survival. Senza carburante il motore si ferma e, inevitabilmente, l’esperienza di sopravvivenza terminerà, in un modo o nell’altro.

Sopravvivenza per principianti

Chi sono i principianti della sopravvivenza?

sono quelli che si avvicinano per la prima volta a questo mondo, perché magari hanno visto in tv un programma (reality) o perché ne hanno sentito parlare su una rivista o in qualche trasmissione.
Il disfattismo (inteso come mancanza di fiducia o pessimismo) si fa strada in molte persone; cataclismi, guerre e persino apocalisse imminente contribuiscono non poco a considerare un sistema di vita alternativo che salvi tutti i nostri averi e sopratutto salvi noi. I ricchi che preparano bunker stratosferici dove rifugiarsi in caso… di…, i meno ricchi che con mezzi limitati cercano di trovare uno straccio di soluzione.
Quando sento parlare di tutto questo mi viene da sorridere, ve lo immaginate un miliardario il giorno dopo una catastrofe enorme, chiuso nel suo bunker con la sua ricchezza e i suoi averi? Cosa se ne fa se tutto intorno non c’è più niente che il denaro e la ricchezza possono comprare? Cosa se ne fa di un anno di cibo se poi intorno a lui non c’è più nessuno perché non aveva ne il bunker ne il cibo?

Pensiamo in modo più serio e concreto e prepariamoci in modo realistico, ad affrontare con una qualche speranza, qualunque cosa sia accaduta che ci ha stravolto la vita di tutti i giorni.

Prepararsi per affrontare una situazione di crisi è ragionevole. Il principiante, come quando si inizia qualsiasi altro percorso formativo, deve capire cosa sta facendo, dove vorrebbe arrivare e sopratutto come arrivarci.

All’inizio non ci si deve preoccupare di avere un equipaggiamento e un’attrezzatura di prim’ordine, se non si è capito bene quale attrezzature ed equipaggiamenti preparare e sopratutto come e perché prepararli.

Si sopravvive se:
1) si può proteggere il nostro corpo alla meglio, riparandolo e curandolo,
2) si può bere,
3) si può mangiare,
4) si mantiene un atteggiamento tranquillo e positivo. Tutto il resto se c’è è meglio, ma non è indispensabile.

Ecco di seguito i punti fondamentali da imparare, nello stesso ordine in cui li ho scritti.

  • Curare il corpo per quanto possibile, mantenendosi in salute e in forma, giorno dopo giorno, in modo che se dovesse accadere qualcosa di drammatico non ci si deve immediatamente preoccupare della salute e delle necessità mediche e curative. Abituarsi alle pratiche quotidiane di pulizia e igiene.
  • Abituarsi a camminare e a sopportare le fatiche, un buon allenamento ma senza strafare.
  • Da evitare: alcol, droghe, tabacco, dipendenze.
  • Allestire un primo kit di sopravvivenza con elementi di pronto soccorso, di medicinali essenziali, di ausili sanitari e protesi che quotidianamente si utilizzano per necessità, dai più semplici come occhiali, strumenti acustici, protesi dentarie ai più complicati indispensabili (se si ha necessità di queste protesi).
  • Imparare se già non si conoscono, le basi della cucina e della conservazione del cibo.
  • abituarsi a mangiare di tutto e intendo proprio… di tutto. Se qualcosa non ci piace o ci da repulsione, nessun problema, stare senza mangiare niente due o tre giorni (bere solo acqua) e poi riprovare, forse le idee saranno cambiate.
  • Abituarsi ai piccoli sacrifici e non farsi tentare dal tutto quanto è pronto e facile da avere.
  • sopportare le condizioni climatiche avverse (caldo, freddo, pioggia, neve, gelo non estremi) per un certo tempo, senza porre riparo immediatamente anche se si hanno i mezzi per farlo.
  • Analizzare gli eventi distruttivi che si sono verificati nelle varie parti del mondo e capire cosa è successo dopo e cosa sarebbe stato utile fare per risolvere al meglio le varie situazioni. Sopratutto sarebbe necessario capire quali conoscenze e abilità sarebbero state fondamentali per cavarsela.
  • Con riferimento a quanto scritto sopra, acquisire le competenze e le abilità minime per risolvere le più semplici emergenze urbane e nella natura senza chiedere aiuto continuamente agli altri.
  • dopo aver imparato cosa fare, si può pensare a come farlo e, se si capisce finalmente che un oggetto ci potrebbe tornare utile in certe situazioni, allora si deve pensare all’allestimento di un kit di sopravvivenza che comprenda le cose necessarie per noi, che non sia pesante e difficilmente trasportabile, perché è meglio che manchino cose anche utili, piuttosto che avere un kit pesante e inutilizzabile perché non si riesce a portare. Il minimalismo è fondamentale e capire che un singolo oggetto potrebbe essere multiuso è altrettanto importante.

Voglio ora scrivere qualcosa in più sui quattro punti indicati sopra da soddisfare per sopravvivere.

  • Protezione del corpo. Il caldo, il freddo, le intemperie e i pericoli circostanti possono portare velocemente alla morte. Ci si protegge con un riparo o una struttura idonea, con indumenti protettivi, con coperte, sacchi letto e tutto quanto può dare conforto. Il fuoco è un elemento fondamentale in questa fase.
  • Si deve bere, ho scritto tante volte che senza acqua si muore velocemente. è fondamentale procurarla subito. Scrivo anche senza pericolo di essere smentito: si deve bere, anche quando non abbiamo nulla per rendere sicura l’acqua. Meglio bere un’acqua che non sappiamo se è sicura, piuttosto che morire di sete. Inoltre: non facciamo gli eroi e non beviamo acqua di mare o urina. Troviamo piuttosto un modo per separare il sale, ricordando che quando l’acqua si trasforma in vapore, il sale ancora non evapora… se si raccoglie in qualche modo il vapore, questo dopo che si è ritrasformato in liquido sarà sicuramente buono da bere.
  • Si deve mangiare. Si può stare senza cibo anche per un discreto tempo, perché il nutrimento lo prendiamo distruggendo le parti del nostro corpo, ma dopo qualche giorno senza cibo, si perde lucidità, non si ragiona bene, si sta male e non si riesce a fare bene le cose. Dopo aver protetto il corpo e procurato l’acqua si deve trovare il cibo velocemente. non ci sono cose più importanti da fare che vengono prima.
  • L’atteggiamento mentale positivo è la cosa più importante. Si deve avere coraggio, non agitarsi e fare le cose con calma, ragionando e riducendo al minimo errori e scelte sbagliate. Agitarsi non serve mai a niente. Se una cosa è successa non si può cambiarne il corso, tanto vale affrontarla e trovare la migliore soluzione migliore per risolverla o conviverci.

Le 5C della Sopravvivenza

alcune attrezzature che utilizzo nella composizione di un kit

David Michael Canterbury (ma anche altri survivalisti) individua 5 categorie o classi di strumenti e di attrezzature che sono difficilmente replicabili in natura. Li consiglia quindi come base per un buon kit di sopravvivenza. Si potrebbe anche non essere d’accordo con questa scelta. Personalmente sono abbastanza d’accordo con questa classificazione e ho constatato che quando avevo con me i 5 oggetti dell’elenco è stato tutto più facile ed ogni cosa da fare che si presentava aveva sempre una soluzione facile. Credo però che basterebbe prendere in considerazione le due o tre categorie principali taglio, contenitori, fuoco (nell’elenco sotto sono ordinate secondo il mio ordine di importanza), o addirittura basterebe avere solo uno strumento da taglio (che non deve essere necessariamente un coltello). Bisogna però ammettere che queste categorie di strumenti e di attrezzature sono molto importanti e il fatto di averle con se, potrebbe facilitare molte operazioni che si devono compiere. Spesso, in situazioni estreme, non c’è tempo per organizzarci e prendere un kit preparato in precedenza. Imparare a replicare queste attrezzature con quello che si trova in natura non è mai tempo perso, anzi è fortemente raccomandato. Si dovrebbe studiare un elenco e poi dire: come posso fare per trovare in un determinato contesto, questo o quell’oggetto? Tutto questo sarà un argomento importante di questo sito.
Infine ripeto che si parla di 5 categorie o classi di oggetti, perchè all’interno di ogni categoria non tutti concordano con lo scegliere lo stesso ogetto o anche un solo oggetto, propendendo per due o tre attrezzi della stessa categoria, perché si ritengono tutti di pari impotanza e utilità.

Le 5 “c” della sopravvivenza sono:

  • cutting tools (strumenti da taglio)
  • containers (contenitori)
  • combustion devices (strumenti per il fuoco)
  • covering devices (cover, coperte, coperture)
  • cordage (cordame, nastri adesivi, qualsiasi cosa per legare e fissare)

1 – Strumenti da taglio

Per strumenti da taglio come suggerisce il nome stesso, si intendono tutti gli strumenti in grado di tagliare (sopratutto la legna, ma anche il cibo o altro). I più importanti sono: coltello, sega, ascia, accetta, machete, roncola, manaresso, ecc…). Dovendone scegliere uno solo è difficile privilegiare un tipo piuttosto che un altro. Per esempio mi sono spesso trovato bene, disponendo solo di un utensile, quando ho avuto con me un manaresso (tipo Santa Giustina) o un coltello/machete con tagliente di 26 cm..

2 – Contenitori

I contenitori sono sempre stati utilizzati fin dai tempi antichi e sono importanti perché svolgono molteplici funzioni tra cui

raccogliere, bollire e conservare acqua
trasportare acqua per bere
trasportare oggetti e cose varie diverse dall’acqua
cucinare sul fuoco con più facilità
E’ fondamentale bere ed è importante bere in sicurezza. Se il contenitore è di tipo metallico possiamo bollire l’acqua, unico metodo sicuro al 100% per uccidere microbi e batteri (bollitura per almeno 10 minuti).

I miei contenitori preferiti sono di alluminio, acciaio e smaltati), possibilmente da 1 Litro.

Avere un contenitore da 1 litro è comodo perché le sostanze per disinfettare l’acqua, sono quasi sempre formulate per 1 litro:

iodio
cloro
candeggina
iodopovidone
dicloroisocianurato
ecc…
Le misure si prenderanno in gocce in proporzione ad un litro, oppure esistono compresse già dosate per la stessa quantità di acqua.

3 – Combustione e strumenti per accendere un fuoco

Si dovrebbe essere abbastanza sicuri di avere gli strumenti idonei per accendere un fuoco anche in difficili situazioni climatiche.

Uno strumento essenziale è l’acciarino (ferro cerio, lega piroforica sintetica che produce scintille che possono raggiungere temperature di 3.000°C).

Tuttavia da solo non basta, si deve avere con noi anche un’ esca (legno resinoso di pino, corda naturale, cotone, accendi fuoco chimici, …) che permetterà di innescare una fiamma anche nelle condizioni peggiori. Le esche, gli acciarini e altro per il fuoco, dovrebbero essere sigillati in buste impermeabili.

4 – Coperte, teli impermeabili, sacchi a pelo, …

Qualcosa che possa mantenere il calore del corpo o isolare il corpo dal terreno, in lana o altro materiale sintetico. Coperte termiche di emergenza (mylar), telo per impermeabilizzare il tetto di un riparo, semplici sacchi per l’immondizia.

5 – Cordame, nastro americano, fascette stringenti di cablaggio, …

Realizzare della corda è molto faticoso, anche se in natura si trovano rampicanti e altri materiali idonei allo scopo.

Uno dei cordami sintetici più resistenti che ci sono è il paracord, costituito da una calza esterna molto resistente con all’interno tante cordicelle, solitamente 7 o 9. Si utilizza la calza esterna o si utilizzano le singole cordicelle, oppure si lascia così per avere la massima robustezza. Alternative possono essere le trecce per palamito da circa 2 mm. e corde simili.

Nella categoria cordame si potrebbe far rientrare il nastro adesivo (il migliore è quello conosciuto come “tipo americano”), oppure cavi in filo di ferro o di acciaio, oppure anche le classiche fascette in plastica stringenti, utilizzate per i cablaggi e simili. Ho utilizzato con soddisfazione queste fascette per stringere tra loro i pali di un riparo e varie altre cose. Una confezione da 100 fascette di circa 30×0,4 cm. pesa pochissimo e si trasporta bene.

La regola del 3, approfondimenti

Priorità in sopravvivenza: aria, riparo, acqua e cibo

Numerosi corsi di sopravvivenza, sia civili che militari, evidenziano il fatto che la maggior parte delle persone senza addestramento alla sopravvivenza tendono a mettere le cose da fare nell’ordine sbagliato, si pensa magari subito al cibo e si trascurano il riparo e l’esposizione. Si pensa ad un benessere immediato come per esempio il mangiare perché il cervello tende ad apprezzare di più le cose immediate e che si toccano con mano, piuttosto che i vantaggi a lungo termine come creare un rifugio o creare benessere allestendo un campo e le sue comodità. Purtroppo, forse anche per la moda di questi ultimi anni, ci sono molti (non tutti) programmi TV di sopravvivenza veramente ridicoli, i cosiddetti reality show, che si concentrano sull’intrattenimento piuttosto che insegnare pratiche utili e migliori, facendo credere che la prima cosa da fare sia per esempio trovare cibo e andare a caccia. Questo solo perché i programmi sono studiati a tavolino per mantenere alto l’audience e fare buoni contratti pubblicitari.

La regola del 3 in sopravvivenza è una cosa simpatica e facilmente assimilabile. Indica a cosa dare priorità in caso dovessimo trovarci in una situazione d’emergenza. Le priorità di base da soddisfare sono in ordine: aria, riparo (fuoco), acqua e cibo.

3 minuti senza aria. Non riuscire a respirare, sanguinare molto, shock anafilattico, cadute e colpi forti alla schiena, …
3 ore senza riparo. Protezione del corpo per mantenerlo più sano e più in forma possibile, protezione da condizioni atmosferiche (freddo, caldo, pioggia, neve, …), ipotermia, ipertermia, protezione da insetti e da animali, stati di malattia e condizioni debilitanti dell’organismo, …
3 giorni senz’acqua. Approvvigionamento costante e abbondante, anche attraverso alimenti particolarmente ricchi di acqua, …
3 settimane senza cibo. Approvvigionamento sufficiente e possibilmente variabile (composto da diverse fonti di vitamine, proteine, grassi, carboidrati, …)
La regola indica l’ordine delle priorità in cui devono essere soddisfatte. Inutile avere cibo se non si ha l’acqua e il nostro corpo non è in condizioni accettabili.

La regola dei 3 potrebbe sembrare troppo semplicistica. Il suo scopo però è quello di aiutare a prendere decisioni senza perdere troppo tempo in una situazione di sopravvivenza. Il fatto che sia troppo semplice, non significa che è superficiale, ma ha il solo scopo di ricordarla bene e renderla sicuramente utile.

E’ ovvio che i minuti, ore, giorni e settimane non sono esatti, variano a seconda del clima, in base alle condizioni fisiche degli individui e alla loro capacità di resistere. Variano anche in base alle zone della terra, alle altitudini, ecc..

1) aria
Senza aria si muore e senza aria muoiono praticamente tutti gli esseri viventi (persone, animali e piante). L’ossigeno deve essere assunto in maniera continuativa e attraverso il sangue va ad alimentare le cellule. Qualsiasi interruzione permanente di aria provoca la morte certa. In apnea c’è stato chi ha resistito 24 minuti. C’è da dire però che gli esseri umani trattengono più facilmente il respiro sott’acqua, questo di riflesso, per evitare di annegare. L’annegamento non è l’unico modo di morire senz’aria. Qualsiasi situazione che interrompe la respirazione può comportare un rischio di morte immediata, come per esempio, soffocare a causa del cibo. Normalmente la morte cerebrale irreversibile si verifica entro 10 minuti se non si è in grado di respirare o di ricevere assistenza medica. oltre gli incidenti casuali, come il soffocamento o l’annegamento, ci sono diverse cause che possono portare alla morte per mancanza d’aria: Sono le cause chimiche, biologiche, radiologiche, nucleari, tutte queste cause possono provocare danni mortali per inalazione. Anche l’inalazione di fumo a seguito di incendi, è una possibile causa di mancanza d’aria.

2) riparo
Questa categoria copre tutto ciò che si frappone tra l’uomo e gli elementi avversi. E’ importante saper costruire rifugi in modo veloce, efficaci per proteggere da quello che c’è fuori. Il caldo e il freddo estremi possono essere mortali per il corpo umano. Un buon rifugio oltre a proteggere dal clima avverso (caldo, freddo, pioggia, vento, …), deve proteggere anche da altre cose, come gli animali e deve essere accogliente per far sentire a proprio agio e infondere ottimismo.
Insieme al riparo, dovrebbero far parte di questa seconda regola anche il fuoco e la cura della persona, con tutti i mezzi possibili che si hanno a disposizione.

3) acqua
La sete è fastidiosa e la mancanza d’acqua nel breve periodo è mortale. Il nostro corpo è formato principalmente da acqua (si va dal 30% nelle ossa, fino al 73% nel cervello e al 83% nei polmoni). I bambini hanno bisogno di più acqua, le donne hanno bisogno di meno acqua degli uomini (anche se parliamo di percentuali molto basse). Avere sete indica già un processo avviato di mancanza d’acqua. La disidratazione, anche se leggera, influisce sull’umore, sulla memoria, sulla capacità di attenzione e coordinazione. I reni iniziano a trattenere l’acqua e la voglia di urinare si riduce. Continuando senza acqua il sangue inizia ad addensarsi e il sistema cardiovascolare risulta stressato. Iniziano fenomeni di stordimento e svenimento. A seguire, le varie parti del corpo iniziano a morire. Il consumo e il reintegro di acqua varia in velocità in base all’attività fisica, alle temperature e così via. E’ opinione comune che in condizioni normali il corpo necessita di circa 2 litri di liquidi al giorno. Anche gli alimenti contengono liquidi in modo più o meno variabile. Se facciamo riferimento alla sola acqua, il fabbisogno giornaliero dovrebbe essere di circa 1,2/1,5 litri perché il resto è contenuta negli alimenti. Il tempo medio che un essere umano può resistere senza acqua è di circa 4 o 5 giorni, ma anche in questo caso, le diverse tipologie del corpo umano e il clima circostante, fanno variare questo periodo. Se si riducono gli approvvigionamenti di acqua, i metodi per procurarsela variano da ambiente a ambiente. Si deve sempre ricordare che si sta parlando di acqua potabile e quindi della possibilità di averla tale.

4) cibo
La fame è una brutta cosa e se si rimane senza cibo si muore, anche se si possono tollerare lunghi periodi senza cibo. Anche se si potrebbe resistere anche per 20/25 giorni senza cibo, non mangiare, allo stesso modo dell’acqua, potrebbe voler dire innescare tutta una serie di processi corporei e psicologici, che fanno star male e fanno prendere decisioni o comportamenti assolutamente sbagliati e dannosi. Attenzione, non dimenticare mai: il cibo potrebbe essere una delle cose più difficili da trovare in una situazione di sopravvivenza, di emergenza o disastro.

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E… fin qui è stata affrontata un po’ di teoria della regola del 3. In pratica le cose non stanno esattamente così, o almeno, le regole non sono poi così nettamente separate.

Nella pratica la prima regola (quella dell’aria) si risolve quasi da sola. Se si respira va tutto bene e si può proseguire, se non si respira si muore ed è inutile continuare a scrivere.
Nelle primissime fasi di una situazione di sopravvivenza, di emergenza o disastro si può sostituire allora la regola dell’aria con l’esaminare: prima il nostro corpo e valutare in che condizioni siamo e cosa deve essere fatto, poi la nuova situazione che si è presentata all’improvviso. Anche se, probabilmente, ci si troverà in uno stato semi confusionale, è importante prendere coscienza della nuova situazione, essere cioè consapevoli di quello che è successo e di cosa fare per proseguire al meglio in questa nuova strada.
Per quanto riguarda le altre definizioni, il riparo e come mantenere al meglio il corpo, l’acqua e il cibo, l’ordine di come affrontarle è corretto… con qualche precisazione:
nel predisporre un riparo si deve considerare la possibilità di reperire l’acqua, inutile costruire un riparo e poi accorgersi che nelle vicinanze non c’è acqua. Si deve cercare un buon posto per il riparo (importantissima la posizione sul terreno), ma si deve essere anche ragionevolmente sicuri che nelle vicinanze ci sarà l’acqua in qualche forma.
Come già scritto il cibo potrebbe essere una delle cose più difficili da trovare, potrebbe quindi risultare inutile avere un riparo e una fonte d’acqua senza speranza di trovare il cibo in qualche modo, che in ogni caso, si deve iniziare a cercare fin da subito.
Questo per dire che la regola del 3 non deve essere intesa come una serie di regole indipendenti tra loro.
In una situazione di sopravvivenza, di emergenza o disastro, tutto deve essere valutato al meglio e una cosa si deve fare tenendo presente che ce n’è sempre un’altra da soddisfare dopo quella che si sta facendo.

Libri, video e metodi di autoapprendimento

Alcuni miei appunti raggruppati in vecchi quaderni, in fogli sparsi e in alcuni block notes.

Possiedo alcuni libri e ho messo insieme molti appunti. Non so disegnare e, nei miei quaderni di appunti preferisco incollare una foto o un disegno e poi scrivere quello che mi serve. Per scrivere utilizzo quai sempre matite, sono facilmente reperibili, funzionano anche in verticale o bagnate, …; durano a lungo.

Sono un autodidatta e per me è importante osservare, capire e prendere appunti, sopratutto quando mi trovo in una situazione particolare e scopro soluzioni che agevolano quello che devo fare. Non bisogna mai dimenticare che: non esistono “i problemi”, esiste solo “un po’ più di lavoro da fare”.

Secondo me i libri e gli appunti sono molto più utili dei video e sono insostituibili per certi aspetti. I video necessitano di un’apparecchiatura idonea per essere guardati e, se si trovano in internet, si deve avere sempre e comunque una connessione abbastanza veloce. I libri e gli appunti invece sono sempre disponibili, sempre consultabili. Quando c’è la possibilità di una connessione, si possono cercare anche informazioni nella rete, salvarle in qualche modo e poi stamparle per conservarle e utilizzarle nel momento che non c’è la tecnologia a supportarci. Infine ci sono i libri che possono essere acquistati. I libri esistono da secoli e secoli e fortunatamente ancora non sono scomparsi.

Oggi in internet si tende a trascurare la parte scritta e si preferiscono i video. Detto in termini informatici, si tralasciano i blog in favore dei vlog. Ho già scritto prima che “secondo me i libri e gli appunti sono molto più utili dei video” e finchè potrò seguirò questa strada.

Mi sono dedicato per tantissimi anni alla sopravvivenza e al modo per riuscire a sopravvivere nelle più svariate situazioni che si potrebbero presentare nella vita reale. Ho sperimentato moltissime tecniche e procedure, anche sbagliando, ma poi correggendo gli errori, fino a trovare percorsi soddisfacenti. Se devo essere sincero, ormai non ho più quasi necessità di manuali, di libri e di appunti vari sulla sopravvivenza e sulle tecniche per sopravvivere in molti ambienti e territori. Conosco tutto quello che è basilare e importante sapere e mi viene spontaneo il modo di fare in qualsiasi ambiente. La mia libreria, cartacea e digitale, però è ancora lì, in un angolo del mio armadio. Molti libri sono vecchi e oggi esistono tecniche e materiali più moderni e attuali che aiutano a superare, forse in maniera migliore, gli ostacoli e le situazioni che si presentano in particolari momenti. Esiste oggi (e ormai da tanto tempo) anche internet e le informazioni sono tutte più o meno a portata di clic.

Quello che segue è l’elenco dei libri che possiedo, in ordine di preferenza. Molti sono in inglese. Non conosco bene l’inglese. I libri in inglese sono quasi tutti in formato .pdf e a volte li traduco, nelle parti che mi interessano, con un traduttore online.

  • Manuale di sopravvivenza, John Wiseman, in italiano, è piccolissimo, leggero e si porta ovunque, ci si trovano moltissime cose indispensabili o anche solo utili. Non è mai banale.
  • Bushcraft Illustrato , Dave Canterbury, in italiano
  • Manuale del trapper, Andrea Mercanti, purtroppo non c’è più la copertina ma il manuale è ben conservato
  • Manuale di sopravvivenza, Peter Darman, in italiano, anche questo senza copertina
  • Tecniche di sopravvivenza, Brian Hildreth, in italiano
  • Vari manuali e libri di piante, erbe, arbusti, piante e alberi. Poi altri manuali di tecniche di coltivazione e agricoltura.

Quelli indicati sopra sono in formato cartaceo, alcuni molto vecchi altri più recenti

In formato .pdf, scaricati da vari siti nel corso degli ultimi 10/15 anni, ho vari manuali e libri di sopravvivenza, alcuni in italiano ma in massima parte in inglese.
Di John Wiseman, in .pdf ho anche il manuale di sopravvivenza in versione completa originale in inglese, il titolo è SAS Survival Handbook, the ultimate guide to surviving anywhere. Sono la bellezza di 752 pagine.

Mors Kochanski: concetti di sopravvivenza

Mors Kochanski è stato uno dei maggiori istruttori di bushcraft e sopravvivenza nella natura selvaggia. Le sue conoscenze erano quasi esclusivamente concentrate negli ambienti della foresta boreale (canadese) ma i concetti espressi possono considerarsi universalmente validi. Nato il 10 novembre 1940 a Prince Albert – Canada, è morto di tumore il 5 dicembre 2019.

I suoi insegnamenti possono essere riassunti in alcuni punti che è indispensabile conoscere nell’apprendere le basi della sopravvivenza

  • Impara conoscenze specifiche e applicale.
    “Più sai, meno porti con te”. Ha coniato questa frase, diventata poi famosa. In questo senso ha sempre insegnato la sopravvivenza nella natura con tutta una serie di istruzioni molto dettagliate che poi, messe in pratica, si sono rivelate sempre efficaci e risolutive.
  • Super shelter.
    Il “Super Shelter” è un particolare rifugio, veloce ed efficace ed è molto comodo quando si deve dormire riparati in ambienti invernali e freddi. La costruzione è semplice e veloce utilizzando pochi elementi: una struttura a letto rialzata coperta da rami, la parete posteriore è protetta con una coperta di emergenza riflettente (color argento o oro/argento di circa cm. 210×160) in Mylar e un foglio di plastica trasparente abbastanza lungo da arrivare davanti. Si predispone un focolare davanti ad una certa distanza che assicura aria calda che si intrappola nella struttura, senza pericolo di soffocamento per il fumo. Per costruire un Super Shelter servono alcuni accessori nel kit di sopravvivenza: un foglio di plastica di almeno 2 metri lineari, una coperta di emergenza riflettente (color argento o oro/argento di circa cm. 210×160) in Mylar, un po di cordame e ovviamente uno strumento da taglio e una sega.
  • Mangiare.
    Mors Kochanski è dell’idea che se devi consumare più energia di quanto spendi nel procurarti il cibo, nello sforzo, è meglio lasciare che il corpo entri in modalità di digiuno. Insomma, cacciare o procurarsi il cibo in altra maniera va bene, ma se si consuma più di quello che si incamera, il gioco non vale la candela. Il cibo è anche vitale per generare calore corporeo quando si è fuori nel freddo. Anche per questo suggerisce di portare nel kit di sopravvivenza cibo energeti pronto che può essere anche pemmican o moderni preparati energetici. Consiglia anche tecniche di caccia e pesca utilizzando trappole primitive, ma ammette che queste sono abilità avanzate e non sono sempre necessarie nella maggior parte delle situazioni di sopravvivenza.
  • Bere.
    E’ importantissimo bere. Nel kit ci dovrebbe essere una pentola o un recipiente in metallo di dimensioni adeguate in modo da poter far bollire l’acqua. Uno degli oggetti più difficili da fabbricare in natura, è una pentola per far bollire l’acqua e dove possibile cucinare. Si può potenzialmente creare un contenitore di corteccia piegato o mettere al suo interno acqua e rocce calde , ma è difficile e richiede tempo.
  • Dormire.
    E’ molto importante dormire per sopravvivere. Se la notte non si dorme si rallentano le funzioni cerebrali, non si riesce a pensare in modo idoneo e cala anche la voglia di rimanere in vita. In certi situazioni e con particolari climi diventa più facile dormire durante il giorno e stare sveglio la notte con un fuoco acceso.
  • Abbigliamento.
    L’abbigliamento ha un ruolo fondamentale per proteggere il corpo dalle condizioni climatiche esterne. Bisogna prestare attenzione a cosa si indossa o si porta per la protezione dal caldo e dal freddo.
  • Fuoco.
    I suoi “bastoncini di piume” sono diventati universalmente famosi. se il terreno è bagnato e c’è molta umidità nell’aria, insegna a creare un piccolo fascio di legnetti secchi di pino o altro e ad accendere il fascio tenendolo a livello della vita (per non farlo inumidire nel terreno). Quando prende fuoco, brucia rapidamente e si controlla con le mani senza farlo toccare nel terreno freddo e umido. Si può accendere al riparo dal vento e dalla pioggia e si ondeggia facilmente per ossigenarlo. Mors Kochanski insegna ad accendere il fuoco con i metodi classici per gli ambienti naturali e senza troppe risorse e insegna sopratutto come procurarsi esche e materiali incendiabili che si trovano in natura.
  • Attrezzi e utensili.
    Insegna a vivere nei boschi con il minimo indispensabile di equipaggiamento. Poco ma che sia estremamente efficace e questo richiede strumenti reali in grado di svolgere un qualsiasi lavoro con il minimo sforzo. Lui porta spesso una lama di sega ad arco legata alla cintura. Consiglia di non fare troppo affidamento su seghe a filo e lame di rasoio (quelle contenute nelle scatolette di emergenza che si trovano in commercio già confezionate), quando si cerca di sopravvivere l’ambiente e il clima non perdonano ed è necessario lavorare contro il tempo per proteggere il corpo nella nuova situazione che si è venuta a creare.
  • Essere preparati.
    Riprendere e analizzare bene i suoi detti “più sai, meno porti” o “la conoscenza non pesa nulla”. Con l’abilità e la conoscenza, si riuscirebbe probabilmente a vivere in modo accettabile utilizzando le risorse che si trovano nell’ambiente. Lui è anche un realista, significa che incoraggia ad avere un kit di sopravvivenza ben preparato. Un kit di sopravvivenza non è un suo concetto esclusivo ma sono molto importanti le sue raccomandazioni e i suoi consigli nell’assemblare un kit: abbigliamento adeguato, un coltello o uno strumento da taglio molto adatto al bosco, adeguato, una lama di sega ad arco, una pentola, un acciarino (ferrocerio) per produrre cascate di scintille, corda paracord a 7 o 9 fili e coperte di emergenza riflettenti (color argento o oro/argento di circa cm. 210×160) in mylar. Questi componenti principali che occupano poco spazio e hanno un peso ragionevole, aiuteranno a combattere la disidratazione, a stare al caldo e a costruire un riparo.
  • Il Jam knot.
    È necessario imparare ad utilizzare le corde e a saper fare qualche nodo essenziale. Mors Kochanski ha evidenziato un nodo fondamentale, il Jam Knot o Arbor Knot. Questo nodo trova un’ottima applicazione se si utilizza il paracord senza fili all’interno (solo la calza) e in una situazione di sopravvivenza, è particolarmente utile per legare insieme due pali di ricovero utilizzando molta meno corda rispetto ad altre legature standard.

Mors Kochanski… oggi, con internet è diventato semplice conoscere i suoi metodi e i suoi insegnamenti.

Sopravvivenza, resilienza, autosufficienza

Di seguito le definizioni mie personali (quello che penso) di sopravvivenza, resilienza, autosufficienza

SOPRAVVIVENZA: superare situazioni di estrema gravità, resistere a condizioni sfavorevoli o avverse. Tutto può succedere: il nostro ambiente, le nostre abitudini, le persone e la nostra vita di tutti i giorni ci potrebbero mancare all’improvviso, per tutta una serie di imprevisti: calamita’ naturali, interruzioni o profondi mutamenti dell’ordine sociale o politico, locale, nazionale o internazionale, guerre e altro. I survivalisti dovrebbero conoscere le basi per fronteggiare le emergenze quando necessario, alimentari, mediche e di salute. Dovrebbero predisporre un minimo approvvigionamento di alimenti e sopratutto di acqua che è fondamentale per la nostra vita, per superare i periodi iniziali del sorgere di una emergenza. I survivalisti dovrebbero comporre e mantenere un equipaggiamento minimo che li aiuti nei loro scopi.

RESILIENZA: la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e scioccanti, di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi con le opportunità positive che si possono trovare, senza perdere la propria identità. Sono persone resilienti quelle che, trovandosi in circostanze avverse, riescono, nonostante tutto e spesso contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e persino a raggiungere mete importanti. La resilienza è una capacità necessaria nel survivalismo.

AUTOSUFFICIENZA: bastare a sé stesso e, se necessario ai propri familiari. Disponibilità di energie e di mezzi sufficienti a far fronte alle proprie necessità. Capacità di provvedere a se stessi in autonomia e indipendenza, attraverso una serie di operazioni e abilità acquisite. L’autosufficienza deve riguardare le necessità basilari: riparo (abitazione e tutto quanto per farla andare avanti), acqua, cibo, abbigliamento e necessità di base che soddisfano i bisogni del nostro corpo.

Sopravvivenza: situazione tipo

Come si vive in modalità sopravvivenza

Parliamoci chiaro: le situazioni di sopravvivenza in generale non sono stili di vita che possono essere scelti e ricercati (potrebbe anche essere, ma è raro), non ha molto senso vivere così, tuttavia ci sono alcune valide eccezioni.

Il survivalismo è una condizione di vita che può essere improvvisa e non voluta oppure però anche cercata per professione, per stile di vita o per passione e attività nel tempo libero.
Il survivalismo è una condizione di vita che richiede grandi sacrifici e mancanza di molte utilità e benefici ai quali siamo ormai abituati nella vita di tutti i giorni.

Aspettative di vita

un clochard per esempio che a torto o a ragione vive in perenne situazione di sopravvivenza, può vivere anche vent’anni meno del suo normale ciclo di vita, studi di settore indicano che molti non arrivano ai 70 anni.

una situazione di emergenza è anche un tenore di vita basso, con poche disponibilità alimentari, mancanza di altre necessità varie e con poco accesso alle cure mediche e alle medicine.
Inoltre tanto dipende anche dal posto e dal modo in cui si è vissuti e non ultimo dal grado di sopportazione.

La storia vera di Christopher McCandless’s nel parco nazionale del Denali in Alaska (ci sono libri e film su di lui), è un classico esempio di come non si dovrebbe improvvisare quando si ricercano delle situazioni di sopravvivenza dove c’è poco cibo, dove ci sono poche attrezzature e sopratutto non si è mentalmente preparati e si hanno poche conoscenze di vita in solitario e lontano da tutto.

Situazioni tipo

Simulando una situazione tipo, si vedranno i modi in cui si possano procurare le cose di primaria necessità e in primo luogo il cibo, gestendolo in modo opportuno per tirare avanti il più possibile.
Da non dimenticare che quando ci si trova improvvisamente dentro una situazione di sopravvivenza la paura e a volte il panico sono le condizioni più probabili con le quali avere a che fare prima ancora di pensare a tutto il resto. E’ difficilissimo liberarsene, più facile però è tenerle sotto controllo, con la conoscenza e le abilità acquisite.

Immaginiamo la scena iniziale: intorno solo silenzi e desolazioni.

La teoria è fatta di regolette, di priorità e cose simili. Nella pratica però le cose cambiano un pochino. Si deve obbligatoriamente disporre di acqua dolce non salata e cibo, che sono le vere e uniche necessità per sopravvivere. Al resto ci si pensa dopo perché un riparo momentaneo, che è una priorità immediata, lo si trova sempre, con poca fatica e in pochissimo tempo, inutile inizialmente perderci tempo e risorse utili. Intorno ci sono elementi o segnali che fanno ben sperare di trovare acqua e cibo?
Si parte sempre dall’acqua e si cerca di individuarne la presenza, con il minimo dispendio possibile di energie. Individuare possibilmente siti più facilmente fruibili come ad esempio fiumi, torrenti, ruscelli, laghi, … e così via. Non c’è molto tempo per trovare l’acqua e averla disponibile, un giorno, due al massimo, poi tutto diventa difficile.

  • regola numero uno: dedichiamo inizialmente solo il tempo strettamente necessario ad un riparo di fortuna. Lasciamo perdere ripari più sofisticati, protezioni e inutili fatiche.
  • regola numero due: Troviamo l’acqua!
  • regola numero tre: troviamo il cibo!

Il corpo umano può sopportare diverse settimane senza cibo, questo però in teoria, perché in pratica ci sono tanti problemi da affrontare e non si sta affatto bene senza mangiare. Dopo qualche giorno senza cibo, la fame procura vari disturbi, compresi quelli mentali che sono ancora più pericolosi. E’ necessario, subito dopo l’acqua procurare il cibo e anche in questo caso, con il minimo dispendio possibile di energie.
I metodi nel survivalismo per trovare il cibo sono, come già scritto in altri articoli, la raccolta e la caccia.
Entrambi richiedono sistemi statici o dinamici, più o meno dispendiosi e più o meno semplici da adottare. Si osserva, ci si mette in cammino e si cercano soluzioni il prima possibile.

Per la raccolta ci si orienta verso piante, erbe, semi, bacche e frutta, ma anche verso insetti (anche più grandi come cavallette, grilli e altri ortotteri) e larve, vermi, uova, miele selvatico o melata. E’ importante conoscere cosa si raccoglie in modo da non danneggiare l’organismo con assunzione di sostanze tossiche o nocive. Nel dubbio, meglio lasciar perdere e soffrire la fame.
Le prede più facili nella caccia sono piccoli mammiferi, rettili, roditori, pesci, crostacei, gasteroppodi terrestri e acquatici.

Nella raccolta e nella caccia, si utilizzeranno inizialmente sistemi statici (che non richiedono particolari impegni fisici, attrezzature anche autocostruite e conoscenza del territorio circostante), che richiedono un minore dispendio di energie. anche se non sempre si potrà mettere in atto la regola (bisogna prestare comunque attenzione a queste regole) che dice che se per procurarsi il cibo si spende più energia di quella che si reintegra con quanto procurato, dopo inutili consumi energetici che non portano a niente, sarebbe meglio entrare in modalità digiuno, se non altro per il tempo necessario a riflettere e organizzare meglio. Nella caccia conviene orientarsi verso trappole e cose simili. Mentre si cercano posti idonei a piazzarle (sentieri e passaggi evidenti di animali),si può approfittare per raccogliere erbe, piante, frutta e se si trovano, vermi, larve e quant’altro. Il tutto come se si facesse una passeggiata, con calma senza affanno o agitazione. In natura è frequente trovare formiche, alberi e ceppi con vermi, larve e nidi di uccelli o rettili. I nidi di vespe possono essere affumicati o bruciati, altrimenti diventa problematico estrarre il miele…

Non c’è dubbio che una buona caccia porta un apporto molto alto rispetto alla raccolta, a volte però bisogna sapersi accontentare anche solo per tenere alto il morale. Nella caccia statica evitare di lasciare il nostro odore sulle trappole, magari strofinando sulle mani erbe o fanghi. La pesca, con trappole o canne o reti se disponibili, è senz’altro da praticare perché non necessita di dispendi energetici alti. La pesca notturna quando i pesci dormono, a volte è più vantaggiosa. Nella caccia e nella pesca non eccedere mai oltre l’effettiva necessità del momento, non c’è bisogno perché gli alimenti sono facilmente deperibili senza sistemi di conservazione idonei (se conservati possono attirare animali più pericolosi sul posto) e il successo ottenuto in un’azione può essere replicato in futuro. Questo non significa che se si dovesse realizzare una scorta importante di carne o pesce ci si deve rinunciare. Avere molto a disposizione aumenta enormemente le possibilità di successo.

La fabbricazione di armi alla meno peggio (arco, frecce, fionda, lancia) è un’esigenza immediatamente successiva e non è difficile ingegnarsi in queste abilità. Ma se si capisce che non sono indispensabili nell’immediato, allora, dopo i bisogni materiali acqua e cibo, bisogna pensare ad un rifugio stabile e confortevole. Le giornate sono lunghe e il tempo scorre lentamente. Dedicarsi al rifugio e alla conservazione e salute del corpo è la priorità successiva.

Infine, la speranza che tutto finisca presto non deve mai abbandonare.

La mia sopravvivenza

Anni 1970 – 1980 (sono nato nel 1960 nella bassa toscana), tutto è iniziato così.

Oggi, dopo 64 anni di vita (1960-2024) posso tirare le somme e ricordare quello che facevo e come lo facevo in ambienti ostili, a stretto contatto con la natura, lontano dalla civiltà. Non avevo macchine fotografiche o cineprese o registratori.

Non avevo un manuale di sopravvivenza, non sapevo nemmeno che esistessero e non sapevo certamente che si potevano allestire i kit e che si potevano acquistare strumenti idonei molto utili. Non esisteva internet e le cose, in campagna lontano dai centri abitati più grandi (dove reperire informazioni e vedere negozi) non era facile impararle come può esserlo oggi.

Avevo uno zaino militare dell’aeronautica, di colore blu sbiadito, che mi aveva regalato il mio vicino di casa (era di suo figlio), era di tessuto naturale, non ricordo se cotone, canapa o altro. Avevo un coltello con manico in cuoio e guardia e pomolo in alluminio, lama in acciaio al carbonio lunga forse 10-12 cm. Avevo un coltello Zuava chiudibile con lama in acciaio al carbonio di 10 cm., manico in osso nero. Avevo infine un coltello chiudibile sfilato, con lama in acciaio al carbonio di 12 cm. e manico in legno. Avevo un rotolo di spago da 1 mm., che all’agraria vendevano per legare le salsicce e i salumi di maiale fatti in casa, quando si ammazzava il maiale a dicembre. Poi cosa avevo? I fiammiferi impermeabili e anti vento, che un amico mi aveva portato da Roma. Non li utilizzavo mai perché avevo paura di… terminarli. Per accendere il fuoco si utilizzavano i fiammiferi o i cerini. La mia mamma mi aveva regalato quello che noi si chiamava “incerato”, era un telo gommoso impermeabile abbastanza grande che utilizzavo per ripararmi dalle intemperie e per isolare il tetto del rifugio. Il telo lei lo aveva utilizzato per metterlo tra il lenzuolo e il materasso di mia nonna, ma ora non serviva più… Portavo con me una tazza smaltata di circa mezzo litro, rossa fuori e bianca dentro. La rubavo alla mia nonna (l’altra nonna, non quella dell’incerato che purtroppo…) e la sera la dovevo riportare, perché lei ci doveva bollire il caffè d’orzo per fare colazione alla mattina.

La mia nonna abitava in una piccola casetta vicino alla nostra, insieme a mio nonno. In casa non avevano acqua (che andava a prendere alla fontana) e nemmeno il bagno… quella sì che era sopravvivenza! Il mio nonno era una miniera d’oro e riusciva a risolvere i problemi che si presentavano anche con… niente a disposizione. Teneva la sua roba dentro una scatola di latta di biscotti per bimbi, la teneva sopra una mensola di legno in cucina e quando mi ci faceva guardare dentro era una festa. C’era la lesina (che noi si chiamava subbia) e ci cuciva gli scarponi quando si rompevano , ma ci riparava anche cinture, cappelli, giacche, …, lo spago per cucire (lo stesso spago per la salsiccia che usavo anche io), un coltello chiudibile da innesto, un paio di forbici “potatoie”, un martello piccolo e una scatoletta con i chiodini che noi chiamavamo “semensine”, un rotolino di filo per cucire robustissimo, che non si rompeva con le mani, alcuni aghi grandi e piccoli, c’era poi la “sugna” che era un grasso che lui faceva quando ammazzava il maiale, lo teneva dentro un pezzo di carta oleata e lo usava per tutto l’anno per ingrassare gli scarponi da lavoro di cuoio, c’era poi una pinza piccola e abbondante filo di ferro e poi c’era… non ricordo più. Quella scatola era il suo kit di sopravvivenza. Il mio primo coltello pieghevole me lo ha regalato proprio mio nonno quando avevo otto anni, era un coltello regionale italiano, una zuava o un senese, non mi ricordo, lama 7/8 cm., comprato in ferramenta da “Pippo”.

Non avevo un libro o altro materiale per studiare, studiavo in altri modi…

Guardavo i pastori che costruivano piccole capanne (per ripararsi quando erano dietro al gregge) con la scopa da bosco (erica arborea e erica scoparia o scopa o scopiglio) e legavano il tutto con pezzi di filo di ferro recuperato dalle presse di paglia o di fieno.

Guardavo i cacciatori che di ritorno da una giornata di caccia, appendevano la lepre o il fagiano, sistemandoli e preparandoli per portarli a casa, praticamente già pronti per essere cucinati.

Guardavo i contadini che lavoravano e sistemavano la terra con gli attrezzi manuali che avevano disponibili e facevano miracoli con quello che gli rimaneva dopo aver diviso i raccolti con il proprietario delle terre. Guardavo sopratutto i loro metodi per trattare gli animali domestici allevati e poi ammazzati e lavorati (senza frigoriferi e congelatori) per sfamare l’intera famiglia (il maiale era il più difficile e laborioso).

Guardavo come si conservava la frutta, la verdura, gli ortaggi e come già scritto la carne, senza frigoriferi o congelatori. La carne (ma anche il pesce di fiume) si affumicava, oppure si essiccava, oppure si cuoceva e poi cotta si metteva sottolio. Gli insaccati ci si mettevano anche crudi sottolio, dopo averli fatti asciugare bene. Appesi all’aria rimanevano invece (si parla di maiale) i prosciutti, le spalle, le coppe, le pancette e il guanciale, i “busicchi”, la salsiccia e il mazzafegato; invece: con la testa intera (orecchie e una piccola parte del guanciale compresi), alcune cotenne e le zampe (e un pò di carne sanguinosa e grasso della pancia) ci si faceva la “soppressata”; con il sangue invece si facevano salami chiamati “brusto”, “buristo” o “sanguinaccio”. Anche le verdure si scottavano nell’aceto e poi si mettevano sottolio. Con i pomodori invece ci si faceva la salsa e si metteva dentro le bottiglie di vetro della birra che si beveva ogni tanto durante l’anno (anche le bottiglie si riciclavano). I tappi nuovi per le bottiglie si compravano alla solita agraria.

Guardavo quando le persone prendevano il grano e lo portavano al mulino, ritornando a casa con la farina, che le donne trasformavano in pane, pasta, focaccia.

Di qualsiasi cosa, di origine animale o vegetale, non si buttava niente e, anche quando le rimanenze sembravano scarti, si trovava sempre il modo di riutilizzarle.

Guardavo i boscaioli che con accetta, seghe (poche e rare motoseghe) e altri attrezzi manuali come pennati e roncole, lavoravano nel bosco e intorno alla legna. La legna si lavorava anche a casa perché era praticamente la sola fonte di riscaldamento e per cucinare (c’erano anche le bombole di gas, ma costavano tanto e non sempre si potevano comprare).

Tutto questo si guardava fare, ma si imparava anche a farlo, perché era necessario imparare per vivere e per aiutare in casa.

Eravamo tutti survivalisti senza saperlo? Tutti sicuramente, no! Ma molti sì. Gli anni passano, i tempi cambiano e diventa più facile imparare tante cose. Ma ho anche capito con gli anni che tutto quello che ho imparato all’inizio non era sbagliato, anzi… quella è stata la migliore scuola che si potesse desiderare per imparare le basi della sopravvivenza…

Tutto è iniziato così e si è poi perfezionato, anno dopo anno e ancora dura dopo oltre quarant’anni. Non ci vado più oggi a dormire nei boschi lontano dalla civiltà, ma queste cose mi mancano. Mi mancano, quando andavo a dormire in un luogo isolato (quasi sempre bosco) i silenzi che c’erano al calare del sole e mi mancano anche i rumori che rompevano quei silenzi. Un foglia secca o un piccolo ramo che cadevano dall’albero creavano apprensione, immaginando al buio chissà quale origine del rumore, non lontano c’era l’acqua e ogni tanto si sentivano tonfi di qualcosa che andava in acqua. Erano in massima parte ranocchie, ma si stava sempre sul chi va la. Poi di notte mi avvicinavo alle pozze di acqua più ferma, sulle sponde e distante dal centro del torrente o del fiume e facevo luce con una torcia di fuoco o una torcia elettrica. Se ero fortunato si vedevano i pesci che dormivano e allora… c’era qualcosa da mangiare il giorno dopo. Con l’acquisto dei primi libri ho scoperto che molte cose che facevo io… le facevano anche altri. Non ho mai capito però perché in quei libri non si parlava mai di cose di tutti i giorni e tipicamente “campagnole” come le roncole, i pennati, le accette e le seghe ad arco, che sono tra le cose più utili in natura, forse anche più utili di un coltello. Uno dei primi libri che ho avuto (e ho ancora) è stato: il manuale del Trapper di Andrea Mercanti. Era bellissimo per quei tempi. Quello che spiegava è stato utile anche alle generazioni che sono venute dopo e che avevano a disposizione attrezzature più moderne e performanti.

Quanto riuscirei oggi a sopravvivere in mezzo alla natura lontano da tutto e da tutti? Sinceramente non lo so e ogni tanto ci penso. Se non avessi problemi nel trovare l’acqua, forse sopravvivrei anche tanti giorni. Dove c’è acqua c’è vita, basta solo sapersi organizzare e fare buon viso a cattiva sorte. Mia moglie vorrebbe andare per un fine settimana a dormire in un bosco una o due notti, lontano dalla civiltà, chissà che verso la fine dell’estate non lo facciamo di nuovo, il posto l’ho già individuato, ci sarebbe da camminare per qualche chilometro a piedi dopo aver lasciato l’auto, ma questo non ci fa paura.

Non è facile raccontare di sopravvivenza e, tanto meno spiegarne le tecniche. Il survivalismo non è semplice, Il grado di preparazione dipende sia dagli ambienti che si frequentano che da chi ti sta vicino e… non è uno scherzo quando inizi a parlarne agli altri e sopratutto alla tua famiglia. Se sei solo devi considerare tanti risvolti e vedere gli altri come potrebbero reagire. Se hai una famiglia, tua moglie e i tuoi figli dovrebbero essere un po’ speciali per comprendere cosa stai facendo e come lo fai. In questo sono stato fortunato, la mia famiglia in questo senso è stata il massimo che potessi desiderare e sopratutto mia moglie ha capito perfettamente cosa stava succedendo e cosa stavo facendo e di questo non posso che ringraziarla per avermi assecondato e per avermi aiutato a crescere e ad imparare sempre cose nuove. 

Corsi di sopravvivenza: finalità

La teoria è importante, bisogna informarsi e comprendere, assimilare informazioni e quante più cose possibili. Nell’era di internet è diventato estremamente facile procurare le informazioni per impostare una buon percorso di preparazione teorica. Però poi viene il momento di passare alla pratica e utilizzare i metodi, i materiali e gli strumenti, compreso il modificare per adattare alle proprie esigenze tutto quello che si è imparato.

– cercare di allenare il nostro cervello ad adeguarsi con meno difficoltà possibili ad una nuova situazione di emergenza (è sicuro che, nel momento iniziale, si prova uno shock abbastanza violento e uno stato di disorientamento che con tutta la calma possibile deve essere superato (prima di prendere una qualsiasi decisione o intraprendere nuove azioni), avere paura è umano, cercare di reagire nel modo migliore senza troppi danni alla situazione difficile che si è creata, è qualcosa che si può solo imparare.

– mantenere per quanto possibile una buona forma fisica, che può aiutare nelle situazioni più impegnative e faticose, compatibilmente con l’età e con le proprie possibilità: prestare attenzione all’alimentazione, se si conduce una vita sedentaria, compensarla con passeggiate e attività fisiche che impegnano il corpo (anche le pulizie domestiche sono per esempio attività fisiche…). La forma fisica e la resistenza sono abbastanza importanti ed essere in buone condizioni tornerà utile in molte situazioni.

– imparare a proteggere il proprio corpo e a mantenerlo sano, evitando gesti e movimenti pericolosi, prestando attenzione alla flora e alla fauna che potrebbe danneggiare e creare problemi, la sopravvivenza è fatta anche di calma, di meditazione di attenzione verso qualsiasi cosa superflua e inutile, non siamo Tarzan, siamo semplicemente degli esseri umani che trovandosi in difficoltà e in ambienti ostili (urbani o nella natura selvaggia), cercano di uscirne con meno danni possibili.

– imparare a maneggiare e utilizzare gli attrezzi da taglio, i più comuni, per coprire varie esigenze. Ognuno ha le sue caratteristiche e proprietà. E’ molto utile conoscere bene ogni strumento da taglio (coltello e lame in genere, accetta, machete, manaresso, pennato, roncola, sega) per capire fino dove spingersi durante l’uso, mantenendolo bene, senza rovinarlo o romperlo (non fare cose per cui non è adatto). Conoscere l’affilatura e curare il tagliente utilizzando mezzi semplici e facilmente reperibili in natura (soprattutto pietre). Raggiungere un buon livello di utilizzo sicuro e consapevole significa infine allungare la vita dello strumento e ridurre al minimo i rischi di infortuni che possono accadere durante l’uso