wget: scaricare interi siti con GNU/Linux

Scaricare un intero sito per una eventuale consultazione off-line.

wget è uno strumento a linea di comando utilissimo (e funziona bene, che non è poco) per scaricare interi siti internet, in modo che possono essere consultati off-line all’occorrenza. L’utilizzo è molto semplice, si utilizza wget da prompt, aprendo il terminale nella directory dove si vuole eseguire il download e si imposta il comando, che può essere semplicissimo, come ad esempio: $ wget http://www.nomedominio
oppure accompagnato da una serie di opzioni che ne agevolano l’utilizzo del risultato finale. Sotto ho riportato le opzioni più comuni e più utili. Il risultato finale sarà quello di trovare una nuova directory nel punto dove abbiamo voluto scaricare cha ha il mome del sito, esempio: www.sopravvivere.org

Questa è la linea di comando che utilizzo quasi sempre:
$ wget --mirror --convert-links --html-extension --show-progress -p -k https://www.sopravvivere.org

Opzioni e spiegazione:

-b esegue wget in background
-l 5 specifica il livello di profondità (default 5)
-c, --continue Riprende a scaricare un file parzialmente scaricato fa il resume del download
-convert-link converte il link da assoluti a relativi per visualizzare la pagina offline
-mirror solo un aggiornamento
-nq evita di scaricare link che fanno riferimento ad altri siti
-E oppure --html-extension: Aggiungi .html al nome del file se è un file HTML ma non termina in .html o simili
-H: Scarica file anche da altri host
-k: Dopo il download, converti tutti i link in modo che puntino ai file scaricati
-p: Scarica tutto ciò di cui la pagina ha bisogno per una corretta visualizzazione offline
-r abilita il recupero ricorsivo. Per ulteriori informazioni, consultare Download ricorsivo.
-P imposta il prefisso della directory in cui vengono salvati tutti i file e le directory.
-A imposta una whitelist per il recupero di soli determinati tipi di file. Sono accettati stringhe e pattern, ed entrambi possono essere utilizzati in un elenco separato da virgole (come illustrato sopra). Per ulteriori informazioni, consultare Tipi di file.
-q: Disattiva l’output di wget
--show-progress: Forza wget a visualizzare la barra di avanzamento indipendentemente dal livello di verbosità impostato

Unità di misura: conversioni tra sistemi diversi

Praticamente in tutto il mondo si utilizza il sistema metrico decimale per le unità di misura. Gli Stati Uniti, il Myanmar (Birmania) e la Liberia sono gli unici tre paesi che non hanno adottato formalmente il sistema metrico decimale e ufficialmente utilizzano ancora il sistema Imperiale (quello che si basa su unità di misura come miglio, libbra e gallone). il Regno Unito ha adottato il sistema metrico, anche se si mantengono molte misure imperiali nell’uso quotidiano (es. miglia, pinte). Alcune nazioni caraibiche e del Commonwealth come Canada, Bahamas, Belize, Dominica e Samoa, nell’uso quotidiano mantengono il sistema imperiale anche se ufficialmente siano passati al metrico. Negli USA il sistema si chiama consuetudinario e alcune unità di misura, come la pinta e il gallone, hanno lo stesso nome ma valori diversi da quelli britannici.

A seguire alcune tabelle di conversione

Conversioni dal Sistema Imperiale al Sistema Metrico

1 pollice (inch, simbolo: in) = 2,54 centimetri

1 piede (foot, simbolo: ft) = 30,48 centimetri

1 yarda (yard, simbolo: yd) = 91,44 centimetri

1 miglio (mile, simbolo: mi) = 1,6 chilometri

1 oncia (ounce, simbolo: oz) = 28,35 grammi

1 libbra (pound, simbolo: lb) = 453 grammi

1 pinta (pint, simbolo: pt) = 0,568 litri

1 gallone (gallon, simbolo: gal) = 4,6 litri

Conversioni dal Sistema Metrico al Sistema Imperiale

1 millimetro = 0,04 pollici

1 centimetro = 0,4 pollici

1 metro = 3,28 piedi

1 chilometro = 0,62 miglia

1 grammo = 0,04 once

1 chilogrammo = 2,2 libbre

1 Litro = 0,26 galloni (Stati Uniti)

1 litro = circa 1,76 pinte

Tenere presente: nelle misure imperiali virgole e decimali praticamente non esistono, appunto perché la divisione di multipli e sottomultipli non segue il sistema metrico decimale: 1 yarda è suddivisa in 3 piedi, 1 gallone è suddiviso in 8 pinte, 1 libbra è suddivisa in 16 once, e così via. Ad esempio, nel Regno Unito non si troverà indicata la misura 3,28 piedi ma bensì 3 piedi e 3 pollici (circa).

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Il sistema consuetudinario statunitense differisce per minimi valori con il sistema imperiale britannico: il gallone statunitense è circa 0,83 volte il gallone inglese ed equivale a circa 3,785 litri. L’oncia liquida statunitense è 29,6 ml e la pinta statunitense equivale a 16 once liquide (circa 470,4 ml). Infine, il barile (barrel), utilizzato come unità di misura per il greggio di petrolio, equivale a 42 galloni statunitensi e quindi a circa 159 litri (158,981 l).
(enciclopedia online Treccani).

Survivalisti e preppers: paranoie

Significato di paranoia in senso generale: un individuo inizia ad avere disturbi del suo pensiero e si convince che ci sono in atto persecuzioni sulla sua persona, che spesso, anzi quasi sempre non corrispondono alla realtà. Paranoia non vuol dire paura o ansia ma è un vero e proprio disturbo che porta, in riferimento ad un determinato argomento o situazione a giudizi distorti o sbagliati. La persona ovviamente non è cosciente di quanto gli sta accadendo. Se consideriamo però la paranoia come una malattia vera e propria, credo sia molto difficile stabilire per un medico specialista questo stato.

In prima analisi, distinguerei il survivalista come lo intendo io dal prepper:

Il survivalista o chi pratica il survivalismo, è una persona che studia i modi per resistere e mantenersi in vita, nelle situazioni e nelle emergenze improvvise, in mezzo alla natura oppure in contesti urbani, con i mezzi (che possono essere anche minimi o inesistenti) che ha a disposizione nel momento in cui potrebbe verificarsi l’emergenza. I survivalisti dovrebbero comporre un kit minimo e tenerlo sempre a portata di mano, che li aiuti nel momento in cui potrebbe verificarsi l’evento sfavorevole. Il survivalismo è comunque una scelta di vita e anche una materia di studio che non porta a fissazioni o scelte maniacali, ma semplicemente fa acquisire conoscenze e abilità, casomai ci fosse necessità di utilizzarle. Ci si prepara per una certa situazione e pronti alle evenienze, ma si continua la vita di tutti i giorni. (probabilmente influenzata da alcune scelte di base, ma alla fine non più di tanto).

Il prepper non necessariamente può essere un survivalista. Il suo scopo è quello di farsi trovare preparato a livello di scorte e mezzi disponibili, nel momento in cui si verifica un’ emergenza o meglio ancora un cataclisma, anche apocalittico o un evento drastico causato dall’uomo e conseguente collasso della società. Il prepper si prepara con scorte e accumuli di viveri, materiali e attrezzature, abitazioni con particolare resistenza a vari fenomeni e cerca di trovarsi in una situazione meno drastica possibile nel momento in cui si verifica un evento distruttivo. In quest’ottica è ovvio che la paura del futuro di una determinata categoria di prepper è direttamente proporzionale al suo benessere economico e alla posizione sociale (più possiedo e più sono famoso e altolocato e più ho paura). Non so se questa categoria di persone può essere definita prepper, forse si tratta solo di ricchi e facoltosi personaggi che hanno solo paura della fine del mondo, allo stesso modo in cui hanno paura della vecchiaia e della morte.

Il prepper può essere un survivalista e spesso lo è, il survivalista non è necessariamente un prepper nel senso stretto del termine, anche se ci si avvicina. Il suo modo di ragionare lo spinge verso una conoscenza di tecniche e abilità idonee, non tanto verso una dispensa ben fornita di alimenti a lunga scadenza, ma verso una attrezzatura e verso materiali che lui stesso crede possano essere indispensabili in uno scenario futuro particolarmente sfavorevole. Non è tanto importante disporre di scorte grandi di cibo, è importante conoscere bene i metodi e i modi per procurarselo.

Per me, il survivalismo e il prepping dovrebbero essere considerati come una vera e propria seconda professione e per questo occorre la massima preparazione e professionalità. Questo non è paranoia, è serietà e impegno che ci mette chi si dedica più attivamente a questi ambiti di studio e delle conseguenti applicazioni pratiche. Un survivalista o un prepper rischiano di diventare un soggetto paranoico è vero e può essere anche pericoloso. In linea di massima però i loro ragionamenti, le loro fissazioni e il loro modo di vivere potrebbero avere anche un fondo di verità. Insomma, secondo me non è detto che atteggiamenti e comportamenti “strani” di una persona indichino in qualche modo una forma di paranoia. La vita di tutti i giorni è divisa in “ragione” e “passione”. Tanti individui, in tante direzioni, hanno il loro modo di vedere le passioni e le affrontano con azioni più o meno impegnative, non c’è niente di sbagliato quando la passione si avvicina alla ragione e vorrebbe in qualche caso prenderne anche il posto. Si può anche non capire un certo atteggiamento, ma non per questo lo si deve condannare. Che poi si vada a finire in eccessi o situazioni particolari o in ragionamenti sbagliati e distorti, questo è un rischio che ci può essere, ma è compito della singola persona fare sì che questo non accada, anche questo è survivalismo e forza di volontà.

Sopravvivenza in pieni anni 2000

Sopravvivere negli anni 2000, nell’era del “tutto connesso”, del tutto e subito e delle cose fatte sempre di corsa.

Con la diffusione della rete Internet su larga scala e l’inserimento definitivo di questa nuova tecnologia nella vita di tutti i giorni, sono nati milioni di siti che parlano di tutto e di tutti, che ci spiegano le cose in tutte le salse e ci fanno vedere soprattutto con i video cose che nemmeno pensavamo potessero esistere (mi riferisco soprattutto alla popolazione “anta” alla quale appartengo perché i giovani in questo mondo ci sono nati).
Questo è stato un bene, è importante la conoscenza per combattere ad armi pari certe situazioni della vita, ma è anche un male, perché molti contenuti sono solo cattiva scopiazzatura di altri ben fatti e sono solo un mezzo per voler rendersi popolari a tutti i costi nella rete, magari solo per guadagnare qualche soldo con nuove opportunità. È evidente che in molti casi non ci sono le basi o la minima esperienza per trattare i vari argomenti. i più esperti capiscono quando si tratta di immondizia semplicemente osservando o leggendo quello che viene pubblicato, i meno esperti potrebbero fidarsi ciecamente e commettere poi errori che porterebbero a situazioni veramente difficili da gestire.
Senza generalizzare troppo o divagare voglio scrivere però solo con riferimento agli argomenti che tratto nei miei siti e cioè: sopravvivenza, resilienza, autosufficienza e a margine sopravvivenza informatica, evidenziando il buono e il cattivo della rete, secondo quello che sono le mie idee e il modo di fare.
Quello che scrivo sotto si riferisce soprattutto a siti internet in lingua italiana e, in minima parte a siti in lingua francese, spagnola e inglese. Non conosco molto bene l’inglese e spesso devo utilizzare il traduttore per capire alcuni passaggi.

La teoria è importante, molto importante, se non fosse così non esisterebbero le scuole e i percorsi di istruzione per i bimbi che crescono. La pratica è forse più importante perché con la pratica ci si trova faccia a faccia con i problemi e le difficoltà del mondo reale. Di questo se ne sono accorti anche gli educatori e chi si occupa dell’istruzione dei popoli, inserendo nelle attività scolastiche stage e percorsi formativi fuori dalle aule, che mettono lo studente davanti ai problemi che incontrerà nel mondo del lavoro, con tutto quello che ne consegue.

c’è anche la cattiva pratica, non organizzata e confezionata solo per venire propinata a qualcuno che vuole sperimentare qualche emozione fuori dalle righe. Mi riferisco a corsi di sopravvivenza organizzati maldestramente e con scarse conoscenze e di nessuna utilità.
Mi riferisco anche a quelli che vorrebbero fare recensioni di prodotti che nemmeno conoscono, specialmente quando affrontano prodotti come gli strumenti da taglio che richiedono conoscenze specifiche sugli acciai, sui lavori dei fabbri distendini, sulla tempra e il rinvenimento. Ho visto video di gente assolutamente inesperta che prende in mano un coltello per, a suo dire recensirlo e fa fatica anche a tenerlo in mano correttamente, dicendo spesso parole senza senso, lette magari da un foglio di carta attacato accanto alla videocamera.
Mi riferisco anche a quelle persone che creano club o associazioni che rilasciano certificati del perfetto survivalista, come se un buon survivalista avesse bisogno di un inutile attestato conseguito in tre giorni per diventare esperto, resiliente e autosufficiente.
Ci sono però anche seri e preparati survivalisti e lo si capisce quando si osservano alcuni video o si leggono le loro parole.
Ci sono poi alcune persone che praticano il bushcraft e lo documentano, in modo corretto, magari è tutto abbastanza organizzato (bushcraft non è esattamente survivalismo) ma comunque quello che propongono, quando non scade in risvolti pubblicitari nascosti o palesi o in atteggiamenti tanto per fare o per mostrarsi, è sicuramente interessante da seguire per imparare qualcosa.
Non tutti possono avere alle spalle 40 anni di vita “un po’ così” e con tanta pratica come ho avuto io, ma sicuramente quando si capisce che è plausibile e convincente “il fare” di molte persone, è da lodare il loro operato e il loro impegno per riuscire a cavarsela in caso di vera difficoltà.

Internet contiene tante cose inutili e stupide, però ha facilitato enormemente i percorsi di formazione di chi seriamente, vuole far tesoro di determinate conoscenze teoriche, per passare poi alle cose pratiche.
A questo proposito è giusto segnalare i molti video di documentaristi professionisti o comunque molto preparati o i post di privati e associazioni che illustrano la vita di popoli diversi da noi e che disponendo di poco o nulla, hanno tanto da insegnarci per vivere con poco o niente. Oppure i video e i post delle tradizioni e della vita della gente che si sono tramandate e ci spiegano un modo di vivere semplice con poche cose.
Purtroppo se la teoria, con la possibilità di conoscenza che ci da internet, è diventata molto più facile da apprendere, la pratica è più difficile e complicata, perché ci si allontana sempre di più dagli stili di vita “di una volta”, semplici e fatti di poche cose utili per “tirare avanti” e arrivare a sera.

Una nota a parte merita l’argomento della sopravvivenza urbana, spesso più difficile e complicata da mettere in pratica, rispetto alla sopravvivenza nella natura. Sopravvivere senza il minimo di risorse necessarie in ambienti urbani (che più grandi sono, più difficili da vivere sono) non è uno scherzo e le valutazioni da fare sono tante per trovare uno sbocco in qualche modo accettabile. L’unico consiglio che mi sento di dare per questi ambienti è quello di imparare le basi frequentando persone che queste difficili situazioni le hanno vissute o le vivono ancora sulla propria pelle o le associazioni che conoscono bene questi ambienti e cercano di dare una mano per tirare avanti a chi con troppa difficoltà ci riesce da solo.

Per concludere: in qualsiasi ambiente ci si possa trovare, molti metodi di vita e di sopravvivenza non si imparano se non per contatto diretto con persone che hanno vissuto o vivono in certi modi e possono tramandare le loro conoscenze dirette. Chi sono queste persone e cos’è quello che ci possono insegnare? Quando si riuscirà a rispondere a questa domanda, saremo già a metà dell’opera…

Protezione Civile in Italia

Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile: Legge n. 225/1992

Il Servizio nazionale della protezione civile al fine di tutelare l’integrità della vita, i beni, gli insediamenti, l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventivi calamitosi, viene istituito con la legge menzionata sopra, nel 1992.

La protezione civile si occupa di rischi, di soccorso alle popolazioni sinistrate e di ogni altra attività necessaria per contrastare e superare l’emergenza e la mitigazione del rischio.

L’obiettivo del Servizio di protezione civile è quello di garantire l’accessibilità, i servizi essenziali e l’individuazione dei punti di accesso alle aree colpite in modo che i soccorritori possono affluire e la popolazione che si trova nelle aree a rischio possa essere spostata in sicurezza….

https://www.protezionecivile.gov.it/it/normativa/legge-n225-del-24-febbraio-1992-0

La protezione civile in due parole è quello che si trova nelle slides seguenti:

Servizio di Protezione Civile

Piante acquatiche e degli ambienti umidi

La guida dell’ARPA lazio consultabile al link proposto sotto, è utile per individuare e riconoscere le piante acquatiche. È costituita da una parte introduttiva che riguarda ambienti di acqua dolce, sugli adattamenti delle piante alla vita acquatica e sull’uso delle macrofite acquatiche come indicatori biologici. A seguire, le schede descrittive di oltre 100 specie di angiosperme acquatiche o legate ad ambienti umidi, con l’indicazione sintetica della distribuzione e dell’ecologia.

L’importanza di questo genere di guide è anche quello di capire dove si concentrano, nel territorio, le zone acquatiche e umide. Non bisogna dimenticare mai che dove c’è acqua c’è vita.

ARPA Lazio – Rieti 2012
Testi a cura di: Marco Le Foche, Tatiana Notargiacomo, Natale Casino, Giorgio Pace

Guida fotografica alle piante acquatiche e degli ambienti umidi

Legalita nella natura e nei boschi: Italia

Bushcraft, trekking ed escursionismo nei boschi: guida operativa per la legalita’ e la sicurezza ambientale.

Tutti gli stati del mondo, chi più chi meno, regolano l’attraversamento o la permanenza nei boschi e in generale nella natura, con leggi e regolamenti, spesso stringenti, che  limitano molto l’utilizzo di questi ambienti. Nello specifico si parla del territorio italiano.

Nell’introduzione di questa guida che metto a disposizione in formato .pdf, si legge:
Questa guida è scritta da esperti di indagini e di reati ed è dedicata a coloro che praticano bushcraft, trekking ed escursioni nei boschi, fornendo loro delle indicazioni utili ad evitare rischi per l’ambiente ma anche brutte conseguenze legali. Non intendiamo giudicare le leggi che regolamentano queste attività sportive e di svago. Alcune probabilmente sono troppo severe, altre probabilmente troppo permissive. Resta il fatto che ogni appartenente alle forze dell’ordine è obbligato ad applicarle e trovandosi di fronte ad alcune violazioni deve intervenire, applicando delle sanzioni amministrative e in alcuni casi procedendo alla denuncia alla magistratura. Vogliamo offrire quindi il nostro contributo affinché gli escursionisti, i praticanti di bushcraft e tutti coloro che frequentano i boschi siano informati delle regole che devono essere rispettate e possano comportarsi così in maniera responsabile e nella legalità“.

https://www.sopravvivere.org/wp-content/uploads/2026/03/manuale-legalitc3a0-bushcraft-2020.pdf

fonte: Strano M., Rossi A., Pozzi R., Ruggirello F., (a cura di)
BUSHCRAFT, TREKKING ED ESCURSIONISMO NEI BOSCHI: GUIDA OPERATIVA PER LA LEGALITA’E LA SICUREZZA AMBIENTALE.

Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale detta in due parole è quella cosa che non si capisce perché è stata inventata e portata ai massimi livelli in quanto porterà alla distruzione dell’umanità così come la conosciamo e la intendiamo oggi.

In parole leggermente più tecniche: l’intelligenza artificiale (IA) è la capacità di una macchina di pensare e agire in modo quanto più possibile uguale alla mente umana, svolgendo compiti e azioni che normalmente avrebbero bisogno dell’uomo per essere completati: imparare, risolvere problemi e prendere decisioni. Vengono creati sistemi informatici che hanno le stesse capacità di pensare e agire come gli esseri umani.
A seguire una breve descrizione delle azioni compiute dall’IA:
– simulazione dell’intelligenza umana, ragiona apprende e mette in pratica,
– imparare dall’esperienza, analizzando e migliorando quanto già fatto.
L’IA elabora grandi quantità di dati e riconosce schemi e metodi, svolgendo determinate azioni con una precisione spesso superiore a quella umana.

In alcuni film di fantascienza di alcuni anni fa, le macchine prendevano il sopravvento sull’uomo, riducendolo in qualche modo schiavo al servizio dei loro bisogni, oppure riducendolo ad elemento adatto a produrre energia per il fabbisogno delle macchine stesse. Forse per questi film è arrivato il momento di non parlare più di fantascienza…

HTTrach: scaricare interi siti in locale

Quando ho deciso di mettere in piedi il sito https://www.sopravvivere.org, trasformato poi in https://www.sopravvivere.org/ non ho pensato esattamente ad un sito vero e proprio. il mio intento è quello di creare un insieme di pagine che possono, in qualche modo dare vita ad un manuale di sopravvivenza. Un manuale che esce per alcuni versi dagli standard di settore, ma che poi alla fine, si spera, si riveli utile per l’utilizzatore finale.

Per trasformare un sito internet (rendendolo utilizzabile anche offline) in un manuale, è necessario che il sito sia scaricato in locale, cioè deve stare sul computer dell’utilizzatore.
Ci sono vari sistemi per scaricare i siti in locale. Tutti devono garantire il corretto reindirizzamento dei link e una certa velocità nello scaricare il sito.
Per i sistemi operativi GNU/Linux esistono molti tools, tra i quali, il più utilizzato è probabilmente wget, un tool a riga di comando (da terminale) versatile e con molte opzioni. Voglio però presentare in questo articolo il software HTTrack. HTTrack infatti è possibile trovarlo per i sistemi operativi più utilizzati e il funzionamento, con una interfaccia browser è molto semplice e intuitivo.
HTTrack è un’applicazione open source sviluppata da Xavier Roche per il mirroring di siti web su supporto locale per navigazione offline.

Oltre al programma principale, a riga di comando, disponibile per gli ambienti GNU/Linux, Windows e Mac, esiste un’interfaccia grafica per Windows (WinHTTrack) e per GNU/Linux (WebHTTrack). Vengono supportati i protocolli HTTP e FTP, mentre il protocollo HTTPS non è supportato. All’applicazione è dedicato il sito http://www.httrack.com dove è disponibile la documentazione e un forum.

Il programma consente di riprodurre in locale il contenuto di uno o più siti web. Sono disponibili numerose opzioni per limitare o estendere il mirroring, ed è anche disponibile un sistema di filtri per controllare ulteriormente il tipo e le caratteristiche dei file da scaricare in locale.

All’interno delle pagine scaricate, i link sono riorganizzati, in modo da consentire l’accesso offline di tutti i file riprodotti e l’accesso online dei file non riprodotti. Per default, i criteri previsti da robots.txt nel server sono rispettati, ma è possibile ignorarli.

Al fine di non sovraccaricare la banda né il server remoto, vi è la possibilità di modulare il numero di connessioni contemporanee, la velocità di trasferimento, il numero di connessioni al secondo e la quantità dei dati trasferiti. Un sistema di cache permette di interrompere la procedura di mirroring e di ricominciarla in un secondo tempo, o di eseguire la ricerca di file modificati e l’aggiornamento del mirror locale senza ripetere il download dei file già disponibili nella versione corrente.

La versione a riga di comando permette l’integrazione del programma all’interno di script sia in ambiente GNU/Linux che in ambiente Windows. I testi delle interfacce grafiche sono tradotti in molte lingue, ma la documentazione è disponibile nel sito ufficiale solo in inglese.


Per gli utilizzatori di sistemi operativi (distribuzioni) GNU/Linux, si può utilizzare anche WGET.
GNU Wget è un pacchetto software gratuito per il recupero di file utilizzando HTTP, HTTPS, FTP e FTPS, i protocolli Internet più utilizzati. È uno strumento da riga di comando non interattivo, quindi può essere facilmente richiamato da script.
GNU Wget ha molte funzionalità per facilitare il recupero di file di grandi dimensioni o il mirroring di interi siti Web o FTP, tra cui:
Può riprendere i download interrotti, utilizzando RESTeRANGE
Può utilizzare caratteri jolly per i nomi dei file e eseguire il mirroring ricorsivo delle directory
File di messaggi basati su NLS per molte lingue diverse
Facoltativamente, converte i collegamenti assoluti nei documenti scaricati in relativi, in modo che i documenti scaricati possano collegarsi tra loro localmente
Funziona sulla maggior parte dei sistemi operativi simili a UNIX e su Microsoft Windows (non l’ho mai provato su questo sistema operativo)
Supporta i proxy HTTP
Supporta i cookie HTTP
Supporta connessioni HTTP persistenti
Operazione incustodita/in background
Utilizza i timestamp dei file locali per determinare se i documenti devono essere scaricati nuovamente durante il mirroring
GNU Wget è distribuito sotto la GNU General Public License .

esempio di comando, che scarica l’intero sito nella directory desiderata:
wget -r -k -l10 https://www.sopravvivere.org/ -P /percorso di destinazione/nome directory

EDC: problemi di porto quando al loro interno ci sono i coltelli

Un EDC (Every Day Carry) senza un coltello o un attrezzo multiuso svolgerebbe le sue funzioni solo a metà e anche meno. In Italia però non è così facile interpretare la legge sul porto di armi bianche proprie o improprie senza giustificato motivo. Si rischiano multe pesanti e anche l’arresto. Il compito di applicare una legge, anche se non molto chiara e dettagliata, spetta ai giudici. Quindi per interpretare al meglio la questione si deve necessariamente fare riferimento ai giudici, che con le varie sentenze, hanno indicato le caratteristiche delle armi bianche proprie e improprie (la differenza tra i due tipi è importante). Il pensiero e le decisioni di chi applica le leggi possono cambiare e se un giudice decide, nonostante i suoi colleghi abbiano magari sentenziato il contrario, che nel porto di quel coltello c’è il dolo, la sentenza si può rivelare decisamente sfavorevole per l’inquisito di turno. Ricapitolando: per il porto di un coltellino multiuso tipo quelli svizzeri si rischia la multa ma anche una condanna penale di due anni. La lunghezza della lama è ininfluente nel giudizio finale e non si può portare nessun coltello qualificato come arma bianca propria. Però, un coltello multiuso svizzero o simile (e anche altri attrezzi simili) non è un arma bianca propria e quindi è più facile giustificarlo. Se si prende la legge, anche in questo caso non specifica chiaramente le caratteristiche di armi bianche proprie e armi bianche improprie. Le sentenze dei vari giudici possono aiutare a dare una definizione:

  • le armi bianche proprie sono quegli strumenti da taglio costruiti esclusivamente per arrecare danno alle persone e non hanno nessun altro utilizzo (pugnali, daghe, stiletti, baionette, spade, katane, ecc..). I criteri sono generici, per alcuni tipi di armi bianche è facile classificarli in questo modo, ma per altri diventa difficile stabilire di cosa si parla.
  • le armi bianche improprie sono tutti gli strumenti con lama destinati al lavoro, a varie utilità, all’agricoltura, all’uso domestico.

I giudici, dove non riescono a definire inequivocabilmente la tipologia ricorrono spesso ai meccanismi di valutazione esterni come ambienti, situazioni e altro. Se l’arma è individuata dalle forze dell’ordine in un contesto che ne potrebbe giustificare la presenza, sarà sicuramente più facile stabilire un porto più o meno lecito.
Tutto quanto scritto alla fine non dice niente, è difficile essere più chiari e dare spiegazioni migliori. Il buonsenso di chi porta un EDC confezionato con qualche strumento di dubbio porto legale, è sicuramente la prima regola, comunque dove richiesto, le giustificazioni da dare devono essere chiare e valide. Questo non risolve ma sicuramente aiuta.

Alone, History Channel: i kit di sopravvivenza

Alone è una serie televisiva sul survival trasmessa da History Channel.

Di tutti i programmi trasmessi dalle televisioni, Alone è l’unico che ho seguito, perché rispecchia secondo me le difficoltà e le situazioni reali che si incontrano in situazioni di emergenza ed in ambienti naturali isolati. La serie riguarda la sopravvivenza quotidiana di 10 persone, lontane fra loro e isolate, che cercano di sopravvivere in un ambiente ostile il più a lungo possibile. Vince chi rimane più giorni nel luogo assegnato. Sono da soli, senza contatti tra loro o con qualsiasi altra persona che si occupa del programma. Devono rimanere in vita più a lungo possibile. Sono dotati di un telefono satellitare da utilizzare in caso decidano di terminare volontariamente la prova e ritirarsi.

Ogni concorrente ha a disposizione un kit di sopravvivenza standard (le cose essenziali che gli organizzatori del programma hanno deciso di fornire) che viene fornito uguale per tutti. In più ogni concorrente può crearsi un proprio kit di sopravvivenza, composto da 10 oggetti, da scegliere fra quelli che fanno parte di una lista proposta. Altre attrezzature sono vietate e, anche per queste esiste un elenco.

La prima stagione è stata trasmessa nel 2015.

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Anche se ci sono alcune differenze di attrezzature e oggetti vari tra stagione e stagione, sostanzialmente gli elenchi sotto indicati valgono per ogni stagione trascorsa.

Pubblico di seguito gli elenchi di queste attrezzature e materiali per dare un’ulteriore idea di come potrebbe essere allestito un kit di sopravvivenza adatto ad ambienti isolati in mezzo alla natura e lontani da contesti urbani.

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ABBIGLIAMENTO / EFFETTI PERSONALI
Questi articoli sono uguali per tutti, vengo forniti e non fanno parte dei 10 articoli da scegliere.

1. 1 paio di stivali da caccia a gamba alta
2. 2 paia di pantaloni outdoor (oppure pantaloncini)
3. 1 maglietta
4. 2 camicie in pile o lana (con cappuccio o sfoderate)
5. 3 paia di calze di lana
6. 1 cappello (a tesa larga, lana o baseball)
7. 1 bandana
8. 1 paio di guanti
9. 1 giacca outdoor leggera
10. 2 paia di biancheria intima
11. 1 giacca antipioggia e pantaloni antipioggia
12. 1 intimo termico (lungo)
13. 1 paio di ghette
14. 1 paio di sandali
15. 1 spazzolino da denti
16. 1 paio di occhiali da vista
17. 1 fotografia personale

Viene fornita anche una dotazione minimale invernale:

1. 1 maglione di lana (pesante)
2. 1 paio di guanti (lana)
3. 1 cappello da cacciatore con protezioni per le orecchie

L’elenco delle dotazioni standard si completa con altri articoli per la sicurezza e l’utilità:

1. 2 strumenti di sicurezza (possono essere costituiti da un contenitore di repellente per animali selvatici, un clacson e / o 1 razzo)
2. 1 guida alle norme e ai regolamenti
3. 1 zaino
4. 1 pacchetto fotocamera
5. Attrezzatura della fotocamera
6. 1 razzo di emergenza
7. 1 telefono satellitare
8. 1 dispositivo di galleggiamento personale di emergenza
9. 1 kit di pronto soccorso (tipo militare – laccio emostatico, ovatta, fasciatura asso, alcool, busta di plastica, ecc.)
10. 1 piccolo specchio
11. 1 telo
12. 1 telo per proteggere la fotocamera e le attrezzature
13. 1 dispositivo di localizzazione GPS
14. 1 lampada frontale
15. 1 pacchetto di razioni di emergenza

Quello che segue è l’elenco dell’attrezzatura che può essere scelta individualmente. Da questo elenco i partecipanti possono scegliere 10 oggetti in totale. Una volta scelto, nessun oggetto può essere sostituito o cambiato.

Riparo
1. 3,5 × 3,5 mt. telo impermeabile anche con occhielli
2. Corda da arrampicata da 8 mm – 10 M.
3. 550 parachord – 20m
4. 1 ascia di guerra
5. 1 sega
6. 1 ascia

biancheria da letto
1. 1 sacco a pelo multi-stagionale che si adatta allo zaino in dotazione
2. 1 bivy bag (copertina del sacco a pelo Gore-Tex)
3. 1 materassino
4. 1 amaca

cucina
1. 1 pentola grande (non più di 2 litri), con coperchio
2. 1 padella in acciaio
3. 1 set di silice o ferro rod (ferrocerium)
4. 1 ciotola di smalto per mangiare
5. 1 cucchiaio
6. 1 bottiglia d’acqua
7. 1 scatola metallica

Igiene
1. 1 saponetta
2. 1 tubetto di dentifricio da 8 once (1 oncia 28,34 grammi)
3. 1 asciugamano per il viso
4. 1 rotolo da 40 m di filo interdentale
5. 1 bio sapone per la doccia
6. 1 rasoio da barba (e 1 lama)
7. 1 asciugamano (30 “x 60”)
8. 1 pettine

Caccia
1. 1 rotolo da 300 yard (275 metri) di filo da pesca in nylon a filamento singolo e 25 ami assortiti (senza esche)
2. 1 arco primitivo con 6/9 frecce (deve essere prevalentemente in legno)
3. 1 rete per pesci di piccolo calibro
4. 1 fionda
5. 1 sacco foraggiamento
6. 1 rotolo da 3,5 libbre (libbra = 453.59 grammi) di filo per trappole

Cibo
1. 2 kg. circa di carne di manzo (proteine)
2. 2 kg. circa di legumi secchi / legumi / mix di lenticchie (amido e carboidrati)
3. 2 kg. circa di biltong (proteine)
4. 2 kg. circa di biscotti militari a presa forte (carboidrati / zuccheri)
5. 2 kg. circa di cioccolato (zuccheri semplici / complessi)
6. 2 kg. circa di pemmican (cibo tradizionale da pista a base di grassi e carne)
7. 2 kg. circa di gorp (uva passa, m & m e arachidi)
8. 2 kg. circa di farina (amido / carboidrati)
9. 1kg. circa di riso o zucchero e 500 grammi di sale

Utensili
1. 1 coltello da tasca
2. 1 coltello da caccia
3. 1 multitool
4. 1 pietra per affilare
5. 1 rotolo di nastro adesivo o 1 rotolo di nastro isolante
6. 1 piccola pala
7. 1 piccolo kit da cucito
8. 1 moschettone
9. 1 torcia a LED
10. 1 paio di punte di ghiaccio

OGGETTI PROIBITI
“I seguenti articoli sono VIETATI. È inoltre vietato qualsiasi articolo non elencato sopra. “

1. Carburante
2. Bug spray / repellente per zanzare.
3. Crema solare
4. Occhiali da sole
5. Prodotti di bellezza
6. Mappa (topografica dettagliata)
7. Bussola
8. Tecnologia non approvata (qualsiasi cosa con una batteria o un motore, ad esempio telefoni cellulari, computer, orologi, ecc.)
9. Lacci professionali
10. Armi da fuoco di qualsiasi tipo
11. Munizioni
12. Esplosivi o polvere da sparo
13. Veleno animale
14. Canne da pesca professionali
15. Esche da pesca, mosche, kit esca
16. Trappole per la pesca
17. Cibo o bevande (tranne le opzioni dall’elenco di selezione)
18. Esche
19. Richiami per animali
20. Supporti per alberi
21. Archi o balestre professionali
22. Ambiti di qualsiasi tipo
23. Tende o rifugi
24. Stufe, pentole a pressione o altri apparecchi di cottura
25. Impacchi di idratazione
26. Pozzi del fuoco
27. Lanterne elettriche o a propano
28. Gommoni
29. Filtrazione, dispositivi di purificazione, compresse di iodio
30. Refrigeratori o contenitori per alimenti (eccetto il contenitore per orsi opzionale)
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Resilienza e resistenza: differenze

Nella vita ci troviamo di fronte ad eventi e situazioni particolari, resistenza significa affrontare e contrastare efficacemente quello che improvvisamente ci sta accadendo. La resistenza è data non solo dalle capacità ma anche dalla struttura fisica e mentale che si possiede e dai materiali di contrasto che si hanno a disposizione.
La parola resistenza deriva dal latino resistentia, che a sua volta deriva da resistere. Il concetto fondamentale espresso da questa parola è quello di opporsi a una spinta o a una forza cercando di respingerla senza retrocedere. Si tratta quindi di rimanere immobili, di essere forti contro le avversità che vogliono farci spostare o retrocedere dalle nostre idee e azioni.
Resistenza è anche rimanere al proprio posto senza farsi sopraffare da nessuno. Resistenza può anche voler dire rimanere fedele alle proprie convinzioni senza mai cambiare idea o avere dubbi. In senso negativo quindi resistenza potrebbe anche significare non migliorare, non cambiare ma rimanere sempre fedeli alle proprie convinzioni.

Michael Rutter (inglese, è stato uno psichiatra infantile) ha definito La resilienza: risposta positiva di un soggetto allo stress e alle condizioni avverse. La resilienza, che è una capacità essenziale nel survivalismo, è la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici e scioccanti, di riorganizzare con ottimismo la propria vita dinanzi alle difficoltà, di ricostruirsi con le opportunità positive che si possono avere, senza perdere la propria identità.
La parola resilienza deriva dal latino resalio (risalire) che significava il risalire a bordo dopo essere caduti da una barca. Quindi resilienza inteso come riprendersi dopo un’avversità, uscendo da un’avversità nel migliore dei modi.
Friedrich Nietzsche ha scritto: “Ciò che non mi uccide mi rende più forte.” Ottima definizione di resilienza.
La resilienza è un qualcosa di elastico, che si adatta quando si trova davanti un’avversità. Adattarsi potrebbe anche significare cambiare il modo di porsi e gli obiettivi.

La dinamicità e l’ adattamento proprie della resilienza, non ci sono nell’azione di resistere.

Resistenza: resisto, però mi posso spezzare o non farcela!
Resilienza: mi piego ma non mi spezzo… oppure barcollo ma non mollo!