Il nodo scorsoio è stato reso famoso in moltissimi film, sopratutto western, perché utilizzato nelle impiccagioni quando si doveva giustiziare una persona ( è detto anche nodo dell’impiccato o nodo del boia o cappio del boia). Il nodo scorsoio semplice è di più veloce fattura rispetto al nodo scorsoio normale che ha più spire. In pratica consiste nel fare un nodo che non serra ma che stringe quando al suo interno si passa la cima da tirare.
Il nodo parlato appartiene alla famiglia dei nodi di avvolgimento, si rivela molto efficace in tante situazioni. Principalmente il suo utilizzo è nautico ma anche in situazioni di emergenza si può rivelare utile in molti modi. Per esempio le legature cominciano quasi sempre con un nodo parlato. La realizzazione è molto semplice al punto che, con un po di allenamento si realizza facilmente con una sola mano. Se si prova a fare in senso orizzontale oppure verticale intorno ad un palo, si comprende immediatamente quali possono essere i campi di utilizzo. Può essere fatto in orizzontale come nell’immagine oppure in verticale (per intenderci ruotare l’immagine in senso orario)
Uno dei nodi più utili che ci siano. Il nodo gassa d’amante o bowline forma un anello sicuro che non si inceppa ed è facile da legare e sciogliere. Il suo utilizzo è quello di formare un anello fisso, grande o piccolo alla fine di una corda. Provato e testato nel corso di secoli, questo nodo è affidabile, forte e stabile. Anche dopo aver applicato una forte tensione è facile da sciogliere.
Un nodo chirurgico è un tipo particolare di nodo che viene utilizzato in chirurgia per serrare i fili di sutura (i classici punti che vengono messi sulle ferite).
Il nodo del chirurgo può servire come nodo vero e proprio e prende il nome dall’utilizzo primario che se ne fa in chirurgia. Può servire anche per unire due corde di uguale o simile spessore (i pescatori ci uniscono spesso gli spezzoni di lenza), è anche molto utile per stringere i lacci emostatici. Si attorcigliano i capi della corda o le due corde due o tre volte nella stessa direzione e infine si bloccano sopra con un nodo semplice.
Il nodo del camionista, in inglese trucker’s hitch è utilissimo per mettere in tensione una corda. È utilizzato principalmente per tenere fermi i carichi di carri o camion, e da qui il nome. Nel disegno si vede abbastanza bene il funzionamento, il moschettone può essere un gancio, un ramo o un qualsiasi tronco. Ecco come lo utilizzo: fisso un capo della corda con un nodo parlato o un jam knot sul primo punto di fissaggio, tendo la corda e la passo attorno al secondo punto di fissaggio (rappresentato dal moschettone nel disegno) tendo ma non troppo la corda e creo l’anello come al punto 2, poi passo il capo dentro l’anello e tiro con forza. Quando la corda è sufficientemente tesa, la schiaccio contro l’anello per non farla tornare indietro e faccio il nodo come al punto 5, che tirato verso l’anello, fissa la corda tesa in posizione.
L’arbor knot si basa su un nodo a cappio e, quindi, tirandolo si stringe. Nella pesca si utilizza spesso per fissare la lenza al rocchetto. Lo stesso nodo viene utilizzato in ambienti survival, con il nome di canadian jam knot in cui una corda leggera, ad esempio paracord (meglio se utilizzato senza le corde interne), viene utilizzata per comprimere un carico come un sacco a pelo o viene utilizzata come primo passo nella creazione di un ancoraggio. In una situazione di sopravvivenza, è anche particolarmente utile per legare insieme due pali di ricovero in modo da utilizzare molta meno corda rispetto agli ancoraggi normali.
Alla fine, ha le stesse funzionalità di un nodo scorsoio semplice (o fibbia scorrevole o nodo galera) e qui il bloccaggio è ottenuto con secondo nodo all’estremità della corda.
L’acciarino, chiamato anche ferro rod (bacchetta di ferro ) o ferro cerio è una lega artificiale di vari componenti. Questa lega è comunemente composta da ferro, cerio e lantanio e, può contenere anche neodimio, praseodimio, magnesio. Quando lo si sfrega contro un pezzo di acciaio al carbonio temprato, poroso o con uno spigolo vivo (che può grattare), produce una cascata di scintille che arrivano anche a 3.000 °C. L’acciarino è sicuramente il migliore strumento per accendere il fuoco, occupa pochissimo spazio e in un kit se ne possono mettere anche 2 o 3, non sono mai troppi ed è l’unica cosa che porto sempre volentieri in più.
acciarini con striker e poi: legno resinoso di pino, cotone carbonizzato (char cloth), corda di canapa passata con olio, ottime esche per accendere un fuoco.
Ma non è facile utilizzarlo. C’è chi preferisce muovere velocemente dall’alto verso il basso lo scraper (il pezzo di acciaio al carbonio con angolo vivo) sopra la barretta di ferro cerio; chi invece preferisce tenere fisso lo scraper vicino all’esca e, muovere sopra, la barra di ferro cerio dall’alto in basso. Secondo me entrambi i metodi sono validi, l’importante è non tenere la barretta in posizione verticale ma tenerla in posizione obliqua, in modo che le scintille che si formano vanno a finire sull’esca con più facilità. Cosa importantissima è tenere la punta della barra di ferro cerio più vicina possibile all’esca, se non addirittura appoggiata, perché quando si forma la cascata di scintille, queste devono percorrere meno spazio possibile per arrivare all’esca e non raffreddarsi lungo il tragitto. L’esca, naturalmente, è la cosa fondamentale e da curare meglio che si può, per accendere un fuoco con l’acciarino.
Non è facile utilizzare il ferro cerio perché bisogna adottare delle procedure ben precise nell’utilizzo (altrimenti si corre il rischio di consumare inutilmente la barretta senza ottenere risultati) e, si deve preparare un’esca che prenda facilmente fuoco con le scintille prodotte.
Se non si crea una buona esca il fuoco non si accende! Si trovano in commercio molti tipi di esche, più o meno valide, ma, preparare una buona esca e tenerla insieme all’acciarino (possibilmente in una bustina impermeabile) non è assolutamente difficile. Il pino per esempio fornisce già da solo esca di prima qualità e facilmente incendiabile (che poi è la caratteristica fondamentale di ogni esca). Si devono cercare pini secchi, meglio se caduti. Segando alla base e con una lunghezza di 15/20 cm. un ramo di circa 5/8 cm. di spessore, spezzato e secco, si nota subito che il legno interno è di colore giallo scuro (sembra miele). Si può sezionare il tronchetto in tanti piccoli bastoncini (fatwood). Da questi bastoncini si ottengono trucioli e segatura altamente infiammabili. Anche la resina di pino che è fuoriuscita dalla corteccia del tronco, può diventare un’eccellente esca. Altre esche utili si ottengono con batuffoli di cotone o corda di canapa, bagnati con olio di vasellina, si può preparare preventivamente il “cotone carbonizzato”, meglio noto con il nome di char cloth (parlerò del char cloth in un apposito articolo)… e inoltre basta avere fantasia e sperimentare. È sempre meglio portare un pochina di esca pronta insieme all’acciarino. Le condizioni ambientali potrebbero non farla procurare agevolmente sul posto. Per finire: qual’è il miglior striker per generare scintille nella barra di ferro cerio? Sicuramente la parte superiore dello strumento sega per legno del coltellino multiuso Victorinox si candida per essere tra i primi posti. E’ veramente eccezionale!
la busta delle esche contiene legno resinoso di pino e resina secca di pino presa dalla corteccia di un pino secco caduto, oltre ad alcuni pezzi di cotone e di corda di canapa, passati nell’olio enologico.
Saper fare i nodi da pesca, ma non solo per la pesca, perché i nodi che si utilizzano per legare gli ami hanno molte altre applicazioni. Di seguito quanto consigliato sul sito della Decathlon:
NODO PER IL CUCCHIAINO. Semplice, solido e veloce da eseguire, nodo basilare per legare efficacemente un amo con occhiello (Improved Clinch Knot), un’esca morbida, pesciolino artificiale, una girella, una mosca, ecc. 1): passare il filo nell’occhiello dell’amo 2): formare un’asola poi avvolgere il filo attorno alla lenza (5/6 giri). 3): ripassare il filo nell’asola. 4): prima di stringere il nodo, inumidire il filo con la saliva e tagliare la parte in eccesso. ——–
NODO PALOMAR. È uno dei nodi più affidabili per la sua tenuta e grande resistenza. Permette di legare la lenza a una girella, un amo ad occhiello, un pesciolino artificiale, una testa piombata… 1): doppiare la lenza prima di passarla nell’occhiello. 2): fare un nodo semplice. 3): passare l’oggetto (amo, girella) nell’asola e stringere gradualmente. ——–
NODO PER AMI A PALETTA. Questo nodo permette di legare tutti gli ami a paletta di qualsiasi dimensione. Un nodo così versatile ed efficace da poter essere utilizzato in molte circostanze e che tutti i pescatori al colpo devono conoscere. 1): formare un’asola all’altezza del gambo dell’amo. 2): tenere l’asola con il pollice e l’indice, poi avvolgere il filo intorno al gambo (6 – 7 giri). 3): inumidire il filo prima di stringere il nodo tirando il filo affiancato alla paletta. ——–
NODO PER COLLEGARE 2 FILI. Questo nodo semplice permette di collegare efficacemente due fili dello stesso diametro. Non è consigliato per collegare la treccia con il filo nylon o fluorocarbon, perché il trecciato ha la tendenza a tagliare il filo. 1): disporre i due pezzi di fili parallelamente. 2): fare un’asola con i due fili. 3): passare i due fili all’interno dell’asola. Ripetere l’operazione 2 volte. 4): inumidire il nodo con della saliva e poi stringere gradualmente. ——–
NODO PEIXET (nodo di giunzione trecciato-fluorocarbon). È un nodo molto efficace per unire la treccia al nylon o al fluorocabon e collegare due fili di diametro diverso. La scorrevolezza negli anelli è eccellente. 1): fare un otto con il filo nylon o fluorocarbon. 2): passare il trecciato all’interno dell’otto rovesciato. 3): facciamo compiere al trecciato 15 spire attorno al nylon o fluorcarbon. 4): adesso ripetiamo l’operazione nel verso opposto, quindi passiamo il capo libero del trecciato attraverso il nostro otto rovesciato. 5): inumidire il nodo con della saliva e poi stringere gradualmente. Tagliare il filo eccedente. ——–
NODO “LOOP TO LOOP”. È un nodo semplice ed efficace per unire il corpo lenza al terminale. 1): fare un’asola con l’estremità del corpo lenza. 2): passare l’asola del corpo lenza nell’asola del terminale. 3): passare l’estremità del terminale nell’asola del terminale prima di stringere. ——–
NODO VERSIONE DROPPER questa montatura permette di utilizzare sul terminale un’esca morbida, un ‘esca artificiale galleggiante, una mosca, ecc. 1): posizionare parallelamente i due fili. 2): fare un classico nodo da chirurgo. 3): tagliare il filo inutile.
Saper fare i nodi è importante, anzi, molto importante. I nodi risolvono tanti problemi e aiutano quando ci si trova in situazioni di emergenza. Non serve conoscere tanti nodi.
Le immagini a seguire sono una dispensa del Gruppo scout Pieve di Cento, che utilizzo, perché in poco spazio c’è tutto l’indispensabile. Metto a disposizione, la dispensa in formato pdf, presa sul sito https://www.parrocchiapievedicento.it/: Gruppo scout Pieve di Cento I: I PRIMI NODI
Questa dispensa è fatta molto bene, grazie a chi l’ha ideata. Se poi, per i meno esperti qualche nodo risultasse di difficile comprensione, quando si conosce il nome, si può sempre approfondire l’argomento… Alcuni nodi basilari, quelli che secondo me sono i più importanti, che magari sono ripetuti anche qui, sono stati messi in evidenza con articoli specifici.
Il dormiente è il capo della corda che non partecipa alla realizzazione vera e propria del nodo
Il corrente è la parte della corda che si muove per realizzare il nodo
Il doppino è la corda ripiegata su se stessa a formare un occhiello
E’ facile individuarla, basta osservare un tronco o ramo di pino per vederla facilmente in molti punti della pianta, è morbida e appiccicosa nelle parti dove il taglio o il danneggiamento della corteccia è recente, oppure secca se fuoriuscita ed esposta all’aria da diverso tempo. Le ferite o i danneggiamenti della corteccia sono pericolosi per il pino, con la fuoriuscita della resina la pianta pratica un’automedicazione e guarisce.
Per quanto riguarda la sopravvivenza nella natura è utilissima e indispensabile in moltissime occasioni.
La prima cosa che viene in mente è la sua infiammabilità. Niente di meglio quindi che servirsene per accendere facilmente un fuoco soprattutto con acciarini e simili. Può essere usata da sola (quando è secca si deve ridurla in polvere o in piccoli pezzetti), oppure avvolta con una corteccia sfibrata di cedro o di altro sempreverde. L’infiammabilità del composto è molto utile anche per la costruzione di torce, utili nella pesca notturna o per illuminare se necessario. Quando brucia, libera un profumo fresco e balsamico.
Si può utilizzare (la resina morbida) per rattoppare piccoli strappi o buchi che si sono creati in teli impermeabili o plastificati, per chiudere fessure o altro, lontano dl fuoco.
La colla è un ulteriore realizzazione utilissima in tante occasioni. Si fonde la resina in un contenitore (anche improvvisato con una piccola pietra incavata o con bambù), si polverizza un po’ di carbone e si mischia alla resina. Il composto ancora caldo e morbido viene arrotolato su un bastoncino a formare una specie di palla, se è tanto aspettare che solidifichi quello già messo e poi aggiungere altro composto morbido e caldo. Alla fine si sarà creata una palla solida e dura. Per usare la colla basta riscaldarla nuovamente e spalmare la quantità necessaria.
Se inalata per evaporazione è utile per la cura di malattie da raffreddamento o per decongestionante in generale.
Può essere utilizzata come medicamento e per chiudere tagli e ferite sanguinanti, ma anche per bruciature, punture di insetti, irritazioni e ripristino dei tessuti in genere.
Si può sciogliere un pezzetto di resina fresca e berla per digerire meglio, per gastriti o bruciori di stomaco. Oppure, con lo stesso metodo di assunzione, la mattina e la sera, favorisce la guarigione delle malattie di raffreddamento e delle influenze.
Come tanti prodotti naturali se utilizzata come metodo curativo potrebbe avere controindicazioni su specifici individui: mal di testa nausea, arrossamenti della pelle, …
Si è parlato della resina del pino, ma con qualche piccola variazione potrebbe andare bene (forse meno efficace) anche la resina di abete o di…
Quando si hanno a disposizione poche risorse, è bene fare le cose al meglio per risparmiare attrezzature e materiali.
Voglio suggerire come disporre la legna nel luogo di accensione del fuoco, in modo che aria, vento e metodi di accensione, risultino abbastanza efficaci nel momento in cui si produce la prima fiamma e il fuoco può prendere fin da subito la giusta consistenza.
In una situazione di sopravvivenza, si accende il fuoco perché si pensa di avere una ben precisa necessità: calore per il corpo, luce per illuminare, cottura del cibo e bollitura dell’acqua, …
I manuali e altre fonti di informazioni concordano che ci sono alcuni modi di disporre la legna più efficaci di altri. Sono d’accordo con quello che indicherò a seguire, anche se sinceramente, alcuni metodi non li ho mai provati, ma mi sembrano validi almeno in teoria.
I disegni aiutano a capire cosa intendo.
Il metodo che principalmente utilizzo per far partire bene un fuoco dopo che ho prodotto la prima fiamma è quello che da tutti viene definito come fuoco a forma di tepee (tenda indiana). In pratica si tratta di disporre l’esca al centro, preferibilmente dopo che ha già preso fuoco e, mettere la legna (cominciare sottovento), inizialmente fina e secca disposta in cerchio, appoggiata sul lato superiore, come se fosse una capanna indiana. In questo modo la fiamma interna ha sufficiente aria per prendere vigore e la legna intorno brucia bene e rapidamente. Man mano che la struttura della legna disposta a capanna brucia e cade all’interno, dispongo altra legna intorno, questa volta di spessore maggiore, continuando così. Per cuocere solitamente metto due pietre ravvicinate sopra la brace che mi servono per appoggiarci un pentolino con cibo o acqua. se riesco a fare un treppiedi sopra il focolare, il pentolino lo appendo sopra la fiamma e se devo cuocere carne o pezzi di verdure più grandi, le infilo con un bastone che poi pianto per terra diagoalmente verso la brace e vicino al fuoco. Il calore provvede a cuocere bene e velocemente. Infine è molto facile, in corso d’opera, trasformare questo focolare in un focolare con due tronchi laterali più o meno lunghi.
Un altro focolare può essere quello in cui si mette intorno all’esca la legna (prima fina poi sempre più grossa) secondo il metodo cosiddetto a capanna, sovrapponendo i legni con metodo incrociato. Il flusso d’aria potente che si crea con questo sistema, fa si che sul bracere ci sia sempre una fiamma viva e grande. Il focolare a piramide è molto simile e praticamente ha la stessa funzione.
Il focolare a stella, molto usato da alcune tribu di nativi americani può essere definito un focolare a consumo di legna variabile. Infatti, facendo il fuoco nel centro della stella (i legni vanno disposti a raggiera piani sul terreno), allontanando o avvicinando la legna questa si brucia più o meno rapidamente, mantenendo il fuoco al minimo indispensabile quando non serve e ravvivandolo nel momento della necessità. Si può posizionare un treppiede sopra il bracere per cuocere in un pentolino.
Il focolare tra due tronchi più grandi è utile per allungare in sicurezza il fronte del fuoco (quanto la lunghezza stessa dei tronchi), ci si può cuocere bene sopra e i tronchi, che si consumano lentamente e lo mantengono per un tempo prolungato.
Gli altri focolari sono caratterizzati dal fatto di trovarsi dentro una buca scavata nel terreno.
Il focolare a forma del buco della serratura ha in pratica la stessa funzionalità del fuoco lungo tra due tronchi.
Il focolare a T come quello a buco della serratura serve quando è necessaria una buona quantità di brace per una determinata lunghezza. E’ adatto per esempio come fuoco di segnalazione.
Una variante del focolare a T e cioè fare soltanto una buca lunga, potrebbe avere una certa utilità davanti all’entrata del rifugio per protezione da animali.
Il focolare dakota è molto famoso perchè si trova in quasi tutti i manuali ed effettivamente ha molte utilità. E’ sotterraneo e questo significa che può essere acceso in presenza di un vento forte o pessime condizioni climatiche. Si tratta di scavare una buca nel terreno a forma di “U” con due fori che si aprono all’esterno. in un canale verticale ci si dispone la legna e ci si accende il fuoco, che prende aria dall’altro canale. E’ molto pratico per cucinare e riscaldarsi, fa poco fumo ed è facilmente riparabile dalle avverse condizioni metereologiche.
Per finire, volendo fare una ricerca nell’internet, conviene utilizzare i termini inglesi, perchè forniscono molti più risultati:
fuoco a forma di tepee (tenda indiana): tepee fire lay
fuoco a capanna e simile focolare a piramide: log cabin, the pyramid fire lay
fuoco a stella: star fire lay
fuoco lungo tra due tronchi: parallel/long fire lay
fuoco a forma di buco della serratura: keyhole fire
qualsiasi metodo si utilizzi per accendere un fuoco (compresi fiammiferi o accendino) è importante disporre di una buona esca, facilmente infiammabile e successivamente idonea ad essere alimentata con legnetti e cortecce via via sempre più grandi. In natura l’esca più facile da trovare è fornita dal pino: se si sega un ramo rotto secco di piccolo diametro (sempre attaccato alla pianta) si nota al suo interno un colore rossastro perché contiene resina, è sufficiente spaccare in legnetti fini il ramo e si ottengono i cosiddetti fatwood, stecchetti di legno impregnati di resina che, ridotti in trucioli o segatura prendono facilmente fuoco; anche la resina secca o fresca (si può impastare con un pezzo di corteccia sfibrata) che si trova sulla corteccia del pino è un ottimo materiale infiammabile. Altri materiali da esca potrebbero essere: un nido secco vecchio, la lanugine di alcune infiorescenze o cortecce, i fili d’erba molto secca sminuzzati e sfibrati. Pezzi di corda in materiale naturale sfilacciati a trasformati in batuffoli sono ottimi e si incendiano facilmente. Un’altra esca ottima è costituita dal feather-stick o bastone piumato: in pratica si prende un bastoncino secco e con un coltello si creano (lama inclinata e movimenti dall’alto al basso) trucioli molto fini, simili a piume. Il piumaggio può rimanere attaccato al bastoncino, ma se i trucioli si staccano e poi si riuniscono in un mucchietto vanno bene lo stesso, l’importante che siano di spessore più fino possibile. Qualsiasi esca si utilizza, deve essere completamente asciutta e priva di umidità, altrimenti si rischia di non riuscire ad accendere un fuoco. Quando camminate nella natura, se individuate un’esca asciutta adatta, non lasciatela, prendetela e mettetela dentro qualche tasca al caldo e al riparo da umidità o pioggia, arriverà poi il momento che serve per essere utilizzata al meglio. Il successo di un accensione del fuoco dipende indubbiamente dalla capacità che si ha nel padroneggiare la tecnica, ma dipende sopratutto dalla “qualità” dell’esca utilizzata.
acciarino o ferro cerio o ferro rod: da non confondere il nome con acciaino che è l’utensile per affilare. Il ferro cerio è una miscela di ossidi di ferro e magnesio. Si ottengono barre (quasi sempre cilindriche) che quando vengono raschiate con materiale duro come acciaio al carbonio con angolo vivo o una lama producono una cascata di scintille che superano i 3000°C e incendiano i materiali dove cadono (che si devono incendiare facilmente). L’acciarino deve essere posizionato a 45° rispetto al materiale e deve essere posizionato il più vicino possibile a questo, in modo che le scintille percorrano meno tragitto possibile (perché raffreddano velocemente). Con il termine acciarino (sopratutto in contesti medievali e più antichi) si intende anche un pezzo di selce che colpito da un metallo duro come acciaio al carbonio o da altra pietra, produce scintille che vanno a colpire materiali naturali facilmente infiammabili producendo un punto di brace che si allarga soffiandoci sopra o per agitazione nell’aria, poi messo all’interno di un esca secca e agitato o continuando a soffiarci fino ad incendiarsi e produrre la fiamma, Articolo specifico: https://www.sopravvivere.org/fuoco-acciarino-ferro-cerio-e-esche/
Rotazione di una bacchetta (lunga) di legno fra i palmi delle mani su una base di legno opportunamente incisa (la base è la stessa di quando si usa l’archetto). Lo sfregamento riscalda la tavoletta inferiore fino a produrre una polvere con braci che trasferite su materiali infiammabili detti “esca” e soffiandoci sopra danno una fiamma. I legni devono essere morbidi come quelli delle conifere, abete, pino, larice, che sono anche resinosi. Le conifere crescono velocemente, quindi hanno una struttura semplice e abbastanza regolare. Sono legni teneri anche pioppo, betulla, nocciolo, salice, yucca, sambuco, carpino. Il sistema è lo stesso (a parte l’uso delle mani) dell’accensione con l’archetto, la differenza è nello spessore del legno che ruota sulle mani, deve essere di piccolo diametro e possibilmente abbastanza liscio per danneggiare il meno possibile il palmo della mano. Il legno che ruota deve essere perpendicolare alla tavoletta posta sotto, perché se si tiene inclinato difficilmente formerà una brace.
Metodo a sega e come dice il nome assomiglia all’azione del segare un legno. Legno sotto con un incavo orizzontale a formare l’invito e legno sopra trasversale che si incastra nell’incavo e sfregato riscalda il legno inferiore fino a formare la brace. Si usano legni duri per il sopra e legni teneri per il sotto (quello che dovrebbe formare la brace).
Metodo ad aratro come il metodo a sega con il solco in linea con il legno e anche il legno sopra viene sfregato nello stesso senso proprio come un aratro nel terreno. Si usano legni duri per il sopra e legni teneri per il sotto (quello che dovrebbe formare la brace).
Lente di ingrandimento: presuppone un ottimo sole disponibile. I raggi del sole vengono concentrati sull’esca e il giusto concentramento si trova allontanando o avvicinando la lente all’esca.
acciarino sfregato da una lamina di acciaio a spigolo vivo, meglio se acciaio al carbonio.metodo a sega e metodo dell’aratroUtilizzo di una lente di ingrandimento. Immagini prese dal manuale: Department of the Air Force, Search and Rescue Survival Training.
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si possono trovare alcuni video su come accendere un fuoco, realizzati da Alfio Tomaselli di archeologiasperimentale.it e sul suo sito si trovano i link.
Con un articolo a parte, quando possibile, parlerò di come accendere un fuoco creando scintille sbattendo tra loro due pietre (es. selce) o creando scintille sbattendo una pietra su un pezzo di acciaio al carbonio. L’utilizzo del cotone carbonizzato (char cloth) è essenziale perché incorpora facilmente la scintilla.