Pronto soccorso, indicazioni per un kit

A seguire alcune indicazioni per assemblare un kit di pronto soccorso.

L’elenco prevede cose ridondanti da scegliere secondo le proprie esigenze e cose che per alcuni potrebbero risultare inutili.

– accessori utili personali (da personalizzare in base alle proprie esigenze):
occhiali da vista
lente di ingrandimento

Più in generale: protesi o accessori per il corpo indispensabili

– pulizia e igiene personale
sapone di Marsiglia in pezzi o polvere (si può usare la cenere, con vari metodi, per la pulizia e l’igiene personale)

– piedi, mani, igiene personale
attrezzatura per il taglio e sistemazione delle unghie
attrezzatura per taglio e sistemazione barba e capelli

– repellente per zanzare e insetti

——

Kit per il pronto soccorso:

– iodopovidone disinfettante e per disinfettare l’acqua
– alcool etilico disinfettante 90°
– cerotti in confezioni
– cerotti in rotolo
– cerotti tipo punti di sutura
– garza in rotolo e in compresse
– benda autoaderente e normale
– panno bianco di cotone circa 40×50 cm.
– cotone idrofilo
– lacci emostatici
– forbici
– pinzette

medicinali, viene indicato il principio attivo, non sarà difficile trovare un buon prodotto da banco o un prodotto pubblicizzato con il principio attivo indicato:

– Acido acetisalicilico, è un derivato acetilato dell’acido salicilico con proprietà analgesiche, antinfiammatorie e antipiretiche.

– Acido ialuronico sale sodico, trattamento di ferite ed ulcerazioni, escoriazioni, ferite superficiali, scottature, ustioni, irritazioni cutanee da sole, freddo, vento.

– Ciprofloxacina, antibiotico, si usa negli adulti per trattare le seguenti infezioni batteriche: infezioni delle vie respiratorie, infezioni di lunga durata o ricorrenti dell’orecchio o dei seni paranasali, infezioni delle vie urinarie, infezioni degli organi genitali negli uomini e nelle donne, infezioni gastrointestinali e intraddominali, infezioni della pelle e dei tessuti molli, infezioni delle ossa e delle articolazioni.

– Gentamicina per infiammazioni cutanee derivanti da infezioni batteriche. Può essere associata al Betametasone, che è utilizzato per il trattamento di dermatosi infiammatorie ed allergiche. E’ adatto anche per punture di insetti.

– Ibuprofene è un antidolorifico e antinfiammatorio e viene utilizzato per mal di testa, nevralgie, dolori mestruali, torcicollo, contusioni, distorsioni, strappi muscolari.

– Ketoprofene Sale di Lisina, fa parte della categoria degli antiinfiammatori non steroidei. Per dolore e infiammazioni.

– Loperamìde antidiarroico, per il trattamento sintomatico della diarrea occasionale (acuta).

– Metilprednisolone, disordini endocrini, dermatiti, psoriasi, eczemi, micosi, infezioni vie respiratorie, enfisema, fibrosi, colite e… varie cortisone.

– Paracetamolo compresse, oppure bustine orali da prendere senza assunzione di acqua. Come antipiretico: trattamento sintomatico di affezioni febbrili quali l’influenza, le malattie esantematiche, le affezioni acute del tratto respiratorio, ecc. Come analgesico: cefalee, nevralgie, mialgie ed altre manifestazioni dolorose di media entità, di varia origine.

Igiene del campo: organizzazione, cibo e rifiuti

Quando si prende un pesce, un uccello o altro animale, non preparare la carne degli animali in prossimità del rifugio, gli odori, il sangue, gli intestini e frattaglie, gli scarti e la carne stessa attirano al rifugio gli altri animali, compresi quelli pericolosi. Tutti gli animali andrebbero puliti e sistemati nel luogo in cui vengono presi o comunque in prossimità di trappole, seppellire i resti in modo che non rimanga niente a cielo aperto. Eventuali pelli devono essere preparate per la concia (stese su un telaio, pulite sul retro di tutto il materiale organico che si può decomporre, fatte asciugare e finalmente trattate sul retro con urina, oppure con cortecce giovani di querce, betulle, acacie, che contengono tannino, oppure ancora con una poltiglia di cervello animale e acqua) in modo che si asciugano senza decomporsi e rimangono morbide quanto più possibile. La preparazione delle carni produce molti rifiuti, per questo bisognerebbe lavorare in condizioni di pulizia e in presenza di abbondante acqua, addirittura l’ideale sarebbe sulla riva di un torrente o di un lago o di uno stagno, con pietre a disposizione per avere una superficie di appoggio comoda. Per preparare gli animali si può anche appenderli per gli arti inferiori (legare sotto le articolazioni e divaricare gli arti), far defluire bene il sangue (che volendo può essere recuperato) e togliere gli organi genitali velocemente (in un apposito articolo si vedrà come scuoiare e pulire gli animali). Anche l’affumicatura della carne o del pesce, che dura alcune ore, dovrebbe essere fatta su un affumicatoio costruito distante dal riparo. In definitiva, bisognerebbe mantenere la zona del riparo più pulita possibile e libera da odori di “cucina”. Quando si parla di “distanza dal riparo o dal rifugio” non ci sono regole precise e ognuno deve decidere in base al luogo in cui si trova, ai possibili animali predatori che ci potrebbero essere e alla disponibilità di acqua. Prestare attenzione all’utilizzo dei ruscelli, dei fiumi e dei torrenti in genere, cominciando con il punto di raccolta dell’acqua per bere o bollire più in alto di tutti (nel senso di come scorre l’acqua), poi con il punto dell’acqua per lavarsi e per l’igiene personale, continuando con il punto di pulizia cibo e a finire con l’eventuale punto di scarico feci, urina e altro.
Anche la cottura delle carni dovrebbe essere eseguita distante dal rifugio. Converrebbe costruire una tettoia (per riparazione dalla pioggia o dal sole) in prossimità dell’acqua e non vicina al rifugio. Sotto la tettoia predisporre all’occorrenza un fuoco diurno e un minimo di comodità per mangiare (un tronco o un sasso largo per sedersi).
L’essiccazione al sole della carne deve essere fatta in alto su cespugli e rami difficilmente raggiungibili da altri animali.
La conservazione del cibo in genere, deve essere predisposta in un posto più alto del suolo. Il cibo deve essere conservato dentro un sacco o dentro un contenitore di fortuna costruito sul posto, possibilmente impenetrabile a mosche, mosconi e insetti in genere. Il cibo si può conservare anche sottoterra, in un contenitore da inserire in una buca scavata nel terreno e adeguatamente coperta.

La lavorazione e pulizia di erbe e piante è sicuramente meno problematica e gli scarti possono essere lasciati anche a cielo aperto non vicino al rifugio.

i rifiuti devono essere bruciati, quelli non bruciati se non utilizzati per le esche, devono essere seppelliti vicino alla latrina (così si concentrano gli scarti in un unico posto).

Se si dovesse avere problemi di insetti (zanzare, tafani, pappataci, …) e avere la necessità di tenerli lontano (gli insetti sono un dramma per chi deve stare all’aperto), si potrebbe predisporre un fuoco fumoso leggero (legna verde, erbe, foglie verdi). Ovviamente il fuoco non deve essere fastidioso per la respirazione. Il fumo è utile per allontanare gli insetti.

Igiene del campo: latrina

campo e igiene: preparazione della latrina

Regole generali:

  • non mischiare feci e urina (utilizzando la stessa fossa o buca), l’urina ritarda notevolmente la decomposizione delle feci.
  • scompattare (sbriciolare e sminuzzare) le feci, questo favorisce la dispersione degli odori più velocemente e anche l’essiccazione e la fusione con il terreno.

Spesso nei manuali di sopravvivenza o nei siti che trattano lo stesso argomento, che mi è capitato di consultare, si parla poco o quasi niente di questo argomento. Eppure questo aspetto dell’igiene personale è molto importante e la costruzione di una latrina deve essere attentamente eseguita.
E’ vero che in una situazione di emergenza e sopravvivenza si mangia molto poco e a volte per niente. Questo non significa però che si devono trascurare i bisogni fisiologici che hanno come scopo l’espulsione dei rifiuti del metabolismo.

In breve si tratta di fare una piccola buca rettangolare per terra di circa 20/25 cm. larga e circa 30/40 cm. lunga destinata alla latrina e davanti, a circa 5 cm. una seconda buca di 20 cm. larga e 20 cm. lunga destinata all’orinatoio. La profondità è soggettiva, si scava finchè si ha voglia. Se si va oltre i 50 cm. è meglio. Nell’utilizzo ci si accuccia (o accovaccia) sopra appoggiando i piedi a sinistra e adestra della larghezza, oppure si fa una struttura con il legno per sedersi più comodamente. La buca più piccola davanti si usa anche in piedi per urinare, quando serve fare solo questo.

Nei loro manuali, John ‘Lofty’ Wiseman: Sas Survival Handbook e Andrea Mercanti: Manuale del Trapper, danno la giusta importanza a questo aspetto dell’igiene della persona (per tanti aspetti anche Mors Kochanski). Andrea Mercanti nei suoi disegni, esalta la zona con aggiunta di suppellettili varie. Nella realtà le cose non stanno esattamente così come vorebbe Mercanti, ma sicuramente non guasta la ricchezza degli oggetti nel disegno. Probabilmente Wiseman inquadra meglio una situazione di sopravvivenza e consiglia di costruire una latrina con poco distante un orinatoio, questo per i bisogni diurni e notturni più ripetitivi.

John ‘Lofty’ Wiseman: Sas Survival Handbook: la latrina

Le misure della latrina al contrario sono migliori quelle consigliate da Andrea Mercanti perché più facilmente “utilizzabili” da sopra e senza divaricare troppo le gambe, cosa che farebbe fare una fossa larga. Quando costruisco la “zona latrina” tengo conto dei consigli di entrambi gli autori, utilizzando però metodo e misure indicate all’inizio dell’articolo. I disegni che pubblico, tratti dai rispettivi manuali, rendono bene l’idea. Preferisco posizionare la latrina e l’orinatoio sotto una tettoia, in prossimità del rifugio (scegliere la posizione in funzione del terreno, che non crei problemi ad eventuali sorgenti d’acqua e sottovento), comunque comodamente raggiungibile sopratutto di notte con poca luce stellare o lunare. Se è stato costruito un recinto (boma), meglio comprendere dentro il recinto la zona latrina. Successivamente, quando posso, costruisco sulla fossa della latrina una seduta di legno. La terra ammucchiata durante lo scavo della fossa la lascio accanto alla latrina e, insieme a dell’altra che ci porto e che mischio alla cenere prodotta dal fuoco, la riutilizzo per ricoprire le feci e l’urina.

John ‘Lofty’ Wiseman: Sas Survival Handbook: l’orinatoio

L’orinatoio costruito come nel disegno sopra riesce a disperdere bene l’urina sotto terra. C’è però bisogno, almeno una volta al giorno di gettare dell’acqua e cenere sul cono per tenerlo pulito. Sia la latrina che l’orinatoio devono essere coperti, è necessario costruire un coperchio di fortuna con rami, foglie, canne, ….

Andrea Mercanti: Manuale del Trapper, pagina di disegni di come dovrebbe essere la zona latrina

Zanzare, pappataci, tafani

Quando mi trovo in un bosco in periodi estivi/caldi, quando il sudore mi scende dalla fronte e me lo sento sulla pelle, quando si percepisce un grado alto di umidità e tutto il corpo diventa appiccicoso,
non ho paura di animali come cinghiali, lupi, ecc… . Ho paura di animali microscopici che ti rendono la vita un inferno: sono gli insetti come le zanzare, i pappataci e i tafani.

Sono microscopici, difficili da combattere e portatori di virus, parassiti e batteri. Le loro punture sono fastidiosissime, danno prurito e allergia sulla parte colpita. Si trovano sempre in grandi quantità e se non si presta attenzione ci si ritrova pieni di punture. I pappataci e le zanzare sono molto simili, le femmine si nutrono di sangue umano e di altri animali. Si trovano principalmente nelle zone costiere, calde e umide (meglio se acquitrinose), ma anche in zone collinari perché la temperatura e l’umidità dentro un bosco sono sempre ottimali per questi insetti. Sia le zanzare che i pappataci sono animali prevalentemente notturni. A differenza delle zanzare, attirate da odori emessi dalla pelle, i tafani sono attirati dal calore e dall’acqua stagnante. Cosa fare per combatterli? Sarebbe troppo facile dire di utilizzare una zanzariera a trama fitta (i pappataci sono più piccoli delle zanzare). Molte piante spontanee elencate sotto sono efficaci anche per i tafani. Mantenere il corpo più fresco e arieggiato possibile. E’ dimostrato che un abbigliamento chiaro attira di meno i tafani. I batteri in prossimità dei piedi e delle caviglie attraggono in modo particolare le zanzare. Il sudore e l’acido lattico prodotto dopo attività fisica attraggono le zanzare e i pappataci. I tafani femmine, come anche le zanzare e i pappataci hanno necessità di sangue per produrre le uova, quindi mordono (non pungono) e lacerano la pelle.
Se la zanzariera non c’è e se non ci sono nemmeno repellenti chimici?
Qualcosa si può fare ugualmente:
– mantenere pulito il terreno dove ci troviamo da escrementi e rifiuti organici
– l’erba alta è rifugio di insetti che si nutrono di sangue
– evitare ristagni d’acqua dove facilmente le zanzare possono deporre le uova
– il rame, ben pulito e non ossidato rilascia ioni che bloccano la crescita degli insetti
– libellule, pipistrelli gechi e rondini combattono la diffusione di zanzare
– cercare per massaggiarci la pelle e buttare nell’ambiente piante spontanee anti zanzare e anti insetti in generale: monarda, catalpa, citronella, lavanda, calendula, incenso, rosmarino, rosmarino di palude, timo, menta, mentuccia
– affumicare dove possibile e con attenzione all’ambiente la zona in cui ci si trova, accendendo dei piccolissimi fuochi ben isolati e sicuri che si fanno “affogare” (producendo maggior fumo) con erba verde, meglio se di erbe naturalmente repellenti. La Thypa o stiancia può essere accesa e bruciando lentamente come se fosse incenso serve a tenere lontani gli insetti.

Gli insetti sono un problema serio in ambienti estivi boschivi e umidi. Prevedere nel kit di sopravvivenza uno o due stick di repellente non è mai una cattiva abitudine (lo stick, non lo spray che potrebbe smettere di funzionare). E’ utile inserire nel kit anche una zanzariera di tessuto robusto di cotone o in tessuto sintetico di ottima qualità. Una zanzariera serve inoltre a tante cose: rete da pesca, rete di raccolta, …

Per altre informazioni, leggere il documento dell’Istituto Superiore Di Sanità, riguardante: West Nile Virus, Dengue e altre arbovirosi, situazione e prevenzione. Il documento originale si trova al seguente link: iss.it/web/guest//news/-/asset_publisher/gJ3hFqMQsykM/content/id/8717545

Disinfettanti: principali tipi e diluizioni

Nota: disponendo solo di ipoclorito di sodio o di iodopovidone opportunamente diluiti si riesce a sterilizzare o disinfettare praticamente qualsiasi cosa, acqua e recipienti compresi.

I principali tipi di disinfettanti sono:

  • iodopovidone disinfettante della cute o delle ferite, trattamenti antisettici, igiene orale, potabilizzazione dell’acqua non sicura. E’ solubile sia in acqua sia in alcol o altri solventi, si trova in commercio come soluzione idroalcolica al 10%.
  • ipoclorito di sodio, L’ipoclorito di sodio per medicazione deve essere utilizzato in soluzione non superiore allo 0,05%. Se non si dispone di questa diluizione bisogna diluirlo con acqua (di rubinetto) facendo i calcoli sulla base della concentrazione reperita.
    La candeggina in commercio presenta in etichetta la percentuale di cloro attivo (normalmente 3% o 5%). Se la candeggina è al 5%, in un litro ci sono 50 ml di cloro. Se la candeggina è al 3%, in un litro ci sono 30 ml di cloro.
    Esempi:
    se si utilizza un prodotto con cloro al 5% (es: comune candeggina o varechina ) per ottenere la giusta percentuale dello 0,5% di cloro attivo bisogna diluirlo cosi: 100 ml. di prodotto in 900 ml. di acqua.
    se si utilizza un prodotto con cloro al 5% (es: comune candeggina o varechina ) per ottenere la giusta percentuale dello 0,05% di cloro attivo bisogna diluirlo cosi: 10 ml. di prodotto in 990 ml. di acqua.
  • amuchina:
    In commercio si trova anche il preparato che ha il nome di amuchina, concentrata al 1,1% di ipoclorito di sodio.
    In questo caso eseguire la seguente diluizione:
    – per ferite, piaghe e ulcere, preparare una soluzione al 10% (100 ml di prodotto in 1 litro di acqua di rubinetto).
    – per disinfettare cute, piccole ferire e genitali, preparare una soluzione al 5% (50 ml di prodotto in 1 litro di acqua di rubinetto).
    – per medicazione prolungata di ferite e ustioni, preparare una soluzione al 3% (30 ml di prodotto in 1 litro di acqua di rubinetto).
    Esempio, se per medicare necessita una diluizione allo 0,05% e la soluzione di partenza è al 1%, per fare 250 ml di soluzione allo 0,05% si prendono 12,5 ml di soluzione al 1% e si aggiunge acqua fino a 250 ml.
  • acqua ossigenata, agisce con un meccanismo simile a quello dell’ipoclorito su batteri, spore, virus e lieviti, ma è meno efficiente. È ampiamente disponibile sul mercato diluita a diverse concentrazioni (dal 3 al 12%). Nella sua forma diluita è utilizzata soprattutto per disinfettare piccole ferite, in ambito domestico, in ambienti professionali e in cosmetica (anche come sbiancante e decolorante). Si degrada con facilità (la degradazione è visibile dal rigonfiamento del contenitore) e deve essere mantenuta in luogo fresco; quando è concentrata al 35% va conservata alla temperatura di 4°C e usata con cura perché corrosiva
  •  composti d’ammonio quaternario (QUATs), privi di un colore ed odore specifico, sono molto utilizzati per la disinfezione di superfici ed ambienti (ad esempio nelle mense e nelle zone di preparazioni alimentari). Sono disponibili sul mercato a concentrazioni di 1,5-2,5%; quando sono più concentrati devono essere diluiti in acqua prima dell’uso e maneggiati con cura perché irritanti e, in alcuni casi, anche corrosivi per pelle e occhi. Riescono ad eliminare batteri, la maggior parte dei virus, ma generalmente non le spore
  • ossido di etilene, per la sua elevata efficacia nei confronti di batteri, funghi, virus e spore, è utilizzato soprattutto per sterilizzare strumenti chirurgici, sale operatorie e contenitori per farmaci e/o alimenti: la distruzione dei microorganismi è totale. A temperatura ambiente è un gas e poiché è infiammabile e tossico, può essere maneggiato solo da personale esperto
  • merbromina è un organometallo a base di mercurio, utilizzato come antisettico per uso topico, in virtù della sua azione batteriostatica sia su batteri Gram-positivi, sia su batteri Gram-negativi. È nota soprattutto con il suo nome commerciale Mercurocromo
  • alcol etilico, disinfettante molto comune per la facile reperibilità sul mercato e il relativo basso costo. In commercio si trova puro al 99,9% da diluire oppure in concentrazioni variabili tra il 60 e il 75%. Si usa sia per la disinfezione di superfici e strumenti (ad eccezione di quelli da sala operatoria), sia per disinfettare la pelle priva di ferite (o cute intatta o integra come indicato in etichetta), ad esempio prima di effettuare una iniezione. In alternativa si può usare anche l’alcool propilico. Le soluzioni alcoliche non devono mai essere utilizzate per medicare ferite aperte.
  • urina, qualche volta non avendo niente di meglio l’ho utilizzata per medicare la ferita di turno, va bene anche per medicare e alleviare le punture di insetti, per lavarsi le mani e i piedi se serve averli più puliti e se non c’è acqua disponibile. Sto parlando di urina fatta da noi stessi o da qualche animale nelle vicinanze. Utilizzare “appena fatta”, perché dopo poco tempo non è più sterile.

Riepilogo delle principali diluizioni:

Rapporto diluizioneCapacità del contenitoreAcqua mlProdotto ml
1:1500ml250ml250ml
1:11L500ml500ml
1:2500ml333ml167ml
1:21L667ml333ml
1:3500ml375ml125ml
1:31L750ml250ml
1:5500ml417ml83ml
1:51L833ml167ml
1:10500ml455ml45ml
1:101L910ml90ml
1:20500ml476ml24ml
1:201L952ml48ml
1:30500ml485ml15ml
1:301L1260ml40ml
1:44500ml490ml10ml
1:441L978ml22ml
1:50500ml490ml10ml
1:501L980ml20ml
1:64500ml492ml8ml
1:641L985ml15ml
1:1001L990ml10ml

Consultare anche:

Istituto Superiore di Sanità : i principali tipi di disinfettanti

Curarsi con erbe e piante: scottature, ustioni, eritemi solari

Le scottature e le ustioni in genere, causate dal sole o da contatto con oggetti ad alta temperatura, non sono di facile trattamento, perché i danni causati alla pelle sono gravi, inoltre dove si formano vesciche e abrasioni, oltre ai danni causati sulla pelle fino ad una certa profondità, si corre il rischio di infezioni locali difficilmente gestibili.

– Della Typha (tifa, stiancia), che si trova con una certa facilità, si possono utilizzare le radici impastate (cataplasma) ottime per ferite, tagli, foruncoli, piaghe, pustole, infiammazioni, ustioni e scottature.

– Dell’edera si utilizzano le foglie, leggermente pestate e appoggiate sulla parte danneggiata, non direttamente ma con interposta una garza o simile.

– Con la rosa canina si può preparare un infuso di foglie fresche e fiori per fare degli impacchi imbevendoci una garza o un panno pulito.

Altre ottime erbe sono l’aloe vera, la camomilla. la echinacea, la malva e in genere le piante e le erbe con proprietà antinfiammatorie.

Curarsi con erbe e piante: ferite e piaghe

Come pulire e medicare le ferite e le piaghe della pelle, bagnando oppure usando un cataplasma.

Un modo molto efficace per pulire e detergere le ferite è quello di utilizzare acqua potabile. Se l’acqua è bollita (poi utilizzata fredda o appena tiepida) è ancora meglio. La ferita si pulisce con movimenti che vanno dall’interno verso l’esterno. La ferita, dopo che è stata lavata e pulita, dovrebbe essere disinfettata e medicata e infine tenuta coperta. Il sapone neutro non profumato è ottimo per pulire se e quando è possibile aggiungerlo all’acqua. La disinfezione è più facile perché in assenza di ipoclorito di sodio, di iodopovidone o altri disinfettanti, si può utilizzare l’urina, che deve essere appena prodotta (non deve stare a contatto con l’atmosfera per troppo tempo).

Di seguito alcune erbe o piante idonee per curare ferite, morsi di animali e lacerazioni.

Aloe vera: il gel che esce dalle foglie aiuta a sfiammare le parti della pelle già cicatrizzate o lesionate.
Bardana: si utilizzano le radici schiacciate con le quali fare un decotto.
Betulla: si utilizza la corteccia sminuzzata, con la quale si prepara un decotto.
Borragine: si utilizza la polpa della pianta (meglio le foglie) usandola come pomata.
Borsa del pastore (capsella): si fa un infuso con tutta la pianta, escludendo le radici.
Calendula: si utilizzano sopratutto fiori e foglie per fare un infuso.
Centocchio (stellaria): si spremono le foglie e se ne ricava il succo.
Crescione: ci si ricava il succo.
Erba della madonna (sedum): si mettono le foglie direttamente sulla ferita.
Ortica: si utilizza l’infuso di fiori e germogli giovani.
Quercia: si utilizza la corteccia sminuzzata, con la quale si prepara un decotto.
Sambuco: anche per il sambuco si utilizza il succo delle foglie.
Tifa: le radici si usano impastate (cataplasma) per: ferite, tagli, foruncoli, piaghe, pustole, infiammazioni, ustioni e scottature.

Curarsi con erbe e piante: febbre e influenza

Febbre, influenza, tosse e raffreddore.

In caso di febbre (dovuta a malattie da raffreddamento ma causata anche da infezioni) è importante far abbassare la temperatura corporea. Si può perdere il calore corporeo raffreddando in vari modi la zona della fronte (anche con uno straccio bagnato) e mantenendo la copertura corporea al minimo indispensabile. Si deve bere molto per non correre il rischio di disidratazione e, infine, si deve assumere qualcosa che favorisca il ripristino delle normali condizioni. E’ importante riposare molto, stando sdraiati a al riparo da intemperie. Evitare di mangiare carni ma preferire frutta e verdura se possibile. Se si riesce a bere molto si può stare anche senza mangiare, riducendo al minimo il consumo calorico. Si dovrebbe bere anche qualche tisana calda autopreparata.

Una tisana a base di sambuco, tiglio e menta favorisce l’abbassamento della febbre e cura raffreddore e tosse.
Anche una tisana di eucalipto e sambuco è ottima per abbassare la febbre.
Ottime sono anche le tisane a base di aglio, di timo, di menta, di salvia.

Suffumigi (respirazione del fumo quando le erbe sono poste su pietre o altro supporto molto caldo):
– con cannella, limone, chiodi di garofano sono curativi per le vie respiratorie, – con eucalipto e menta per il mal di gola,
– con timo per la tosse e per la disinfezione dell’ambiente.
Le inalazioni (respirazione del vapore che arriva dall’acqua che bolle con dentro varie sostanze) di acqua salata (disponendo di sale) sono ottime per liberare le vie respiratorie.

La corteccia di salice bianco abbassa la temperatura corporea ed è un ottimo antinfiammatorio.
Si usa il decotto: si mette la corteccia ridotta in piccoli pezzetti in acqua, si porta ad ebollizione e si lascia bollire per alcuni minuti. Successivamente si filtra alla meglio e si beve anche un litro al giorno in caso di forte infiammazione. Oggi l’acido acetilsalicilico è un prodotto che si ottiene per sintesi, ma i salicilati naturali, degni sostituti dell’acido acetilsalicilico, si trovano principalmente nella corteccia del salice.

Del sambuco si utilizzano sopratutto i fiori e le foglie (i frutti sono lassativi, la corteccia è ottima antinfiammatoria e per curare la cistite).

La cannella, la melissa e il tiglio favoriscono la sudorazione e fanno abbassare la temperatura corporea.

Cercare di procurarsi le seguenti erbe e piante, in qualche modo tutte valide per alleviare febbre, influenza, tosse, mal di gola:
aglio, salice bianco, camomilla, menta, tiglio, cannella, eucalipto, genziana, galega officinalis o erba capraia, centaurea, chiodi di garofano, santoreggia, spirea olmaria, melissa, china, assenzio, vischio, marrubio, biancospino, artiglio del diavolo.

Nel periodo medievale alcune erbe officinali erano assolutamente indispensabili:
La galega officinalis o erba capraia, era utilizzata per moltissime malattie (anche per la peste) e serviva ovviamente anche come medicinale per la febbre;
l’erba di San Benedetto o cariofillata (geum urbanum) veniva utilizzata molto per la febbre (è ottima anche per la diarrea);
la centaurea era invece definita “cacciafebbre”.

Curarsi con erbe e piante: elenco alfabetico

Articolo in continuo aggiornamento…

Aglio, aglio selvatico o aglio ursino: antiossidante e antimicrobico, utile per la pressione e per la circolazione sanguigna.
Alloro: l’infuso è antisettico, favorisce la digestione, è utile per i dolori di stomaco e combatte l’influenza.
Anemone stellata o fior di stella: l’infuso delle foglie si utilizza per acne ed eruzioni cutanee, reumatismi, sciatica.
Biancospino: il decotto dei fiori si usa per l’ipertensione e per l’angina pectoris; il decotto della corteccia viene usato per la febbre.
Borsa del pastore: si usa il decotto, è sopratutto indicata per curare le ferite e le scottature.
Camomilla: Ha proprietà antinevralgiche, antispasmodiche, antinfiammatorie, digestive, sedative. Ha un azione calmante, antispasmodica. L’infuso dei fiori è un calmante dei nervi, aiuta la digestione, agevola il sonno, utile in caso di dolori di stomaco e mestruali, aiuta a superare raffreddore e influenza.
Centinodia: infuso di foglie e fiori, antinfiammatorio, diuretico, utile per favorire l’espulsione di renella e piccoli calcoli.
Centocchio comune: l’infuso delle foglie favorisce la sudorazione.
Cinquefoglia comune (Potentilla): la tisana ha proprietà astringenti ed è utile contro la febbre.
Cipolla: antinfiammatoria, antibatterica, cura del sistema cardiovascolare.
Clematide fiammula: infuso delle foglie per reumatismi e gotta.
Corrigiola litorale: il decotto delle foglie e dei fusti è diuretico.
Crescione d’acqua: le foglie si possono ingerire anche fresche, indicato per raffreddori, influenze, tosse e bronchiti. Il decotto è utilizzato esternamente anche per le infezioni cutanee.
Erba cipollina: proprietà antisettiche e battericide e pertanto può essere utilizzata per fare cataplasmi per curare l’acne, le punture di insetti, per le scottature e le screpolature. Le foglie hanno proprietà diuretiche, vasodilatatrici, ipotensive, cardiotoniche e stimolanti, cicatrizzanti, digestive, lassative.
Farinello: l’infuso delle foglie promuove l’espulsione del gas dall’intestino, ottimo digestivo.
Felce capelvenere: il decotto delle fronde viene utilizzato per i catarri e le infezioni dei bronchi.
Felce asplenium: il decotto è utile per il catarro e per facilitare la digestione.
Fico: i fiori e i frutti preparati in tisane sono efficaci nei disturbi dell’apparato respiratorio e ci si possono fare gargarismi gargarismi quando ci sono infiammazioni della bocca e della gola.
Finocchio: diuretico, digestivo. Si utilizzano i semi in infusione e le radici per i decotti. Il decotto di foglie usato in compresse sugli occhi, sfiamma e rinfresca.
Fumaria bianca: della famiglia dei papaveri, l’infuso è indicato per le coliche e le gastriti, lassativo e depurante.
Geranio di San Roberto: con l’impiastro delle foglie ci si curano le contusioni, con il decotto ci si curano il mal di gola e le infiammazioni delle vie respiratorie. E’ anche stringente e antidiarroico.
Ginepro: Le bacche sono diuretiche e digestive, la pianta si usa per i dolori reumatici e per i disturbi
del fegato e delle vie urinarie.
Guaderellaerba guada o luteola: L’infuso dei fiori è indicato per ansia, insonnia, depressione e tachicardia.
Iperico (erba di San Giovanni): antidepressivo, sedativo, digestivo. La resina si usa per le scottature, anche solari.
Leccio: le ghiande essiccate si possono usare come surrogato del caffè.
Lino selvatico: il cataplasma fatto con i semi viene utilizzato nella gola per combattere le infiammazioni delle prime vie respiratorie.
Olmo: il decotto delle foglie e della corteccia combatte la diarrea.
Ortica: si può utilizzare tra le varie cose, per fare un decotto astringente o emostatico, depurativo, diuretico.
Portulaca o erba grassa: si può mangiare anche cruda in insalata, il decotto è utilizzato sopratutto per la cura delle ulcere della pelle. Le tisane sono indicate per il mal di stomaco e dolori al fegato.
Prugno spinoso: è usato come purgante, diuretico e depurativo del sangue.
Quercia, roverella e cerro: il decotto delle ghiande mature tostate è efficace per la dissenteria e le infezioni dell’intestino.
Ranuncolo: si usa il decotto delle radici come analgesico, antiemorroidale ed emostatico.
Rovo selvatico comune: il decotto di foglie è utile per infiammazioni intestinali e infiammazioni in generale. Le radici contengono tannini, le more contengono vitamine e nutrienti e sono indicate nei disturbi cardiovascolari.
Salice Bianco: il decotto della corteccia, bevuto spesso durante la giornata, è antinfiammatorio e abbassa la temperatura corporea.
Tifa o Typha: E’ un rimedio naturale per i calcoli renali, emorragie, mestruazioni dolorose, la tenia, la diarrea, dolori addominali, l’amenorrea e la cistite. Le radici si usano impastate (cataplasma) per: ferite, tagli, foruncoli, piaghe, pustole, infiammazioni, ustioni e scottature.
Vitalba (detta anche Vitabbia in alcune zone d’Italia): cataplasma di foglie fresche, da utilizzare nella parte interessata per alleviare il dolore. Utile anche per l’artrite.

Curarsi con erbe e piante: diarrea

La diarrea e i vari problemi intestinali sono disturbi frequenti in situazioni di sopravvivenza nella natura.
La causa sono le infezioni batteriche e virali, stress e ansia, varie malattie gastrointestinali.
Un’ottima medicina (farmacologica) per la diarrea è la loperamìde… ma qui si parla di piante e erbe e la loperamìde non c’è!
Per diarrea intendo l’emissione molto frequente di feci liquide o semiliquide. In uno o due giorni in genere il fenomeno si risolve da solo, ma è molto fastidioso e può dare anche febbre e dolori intestinali.

Per contrastare in qualche modo questa situazione, si può fare ricorso ad astringenti naturali e a piante ed erbe con tannini (che principalmente sono contenuti nelle radici).
Tra gli astringenti, i più noti sono: limone, banane acerbe, nespole, tè, eufrasia, noce, anice, acero, altea (radice), amamelide (foglie), biancospino, carrubo, corbezzolo, mirtillo (foglie e frutti secchi), mirto, tormentilla, acerola.

Le tisane contro la diarrea esaltano sopratutto le proprietà astringenti di alcune erbe e piante con tannini e le più idonee per queste preparazioni sono: acacia (corteccia), l’agrimonio (pianta), l’argentina (foglie), la cinquefoglie (rizomi), il mirtillo (frutti), la mora selvatica (foglie), la quercia (corteccia), la tormentilla (rizoma), camomilla (sopratutto i fiori), finocchio (semi).

Un ottimo coadiuvante degli astringenti in grado di assorbire gas e liquidi sulla superficie è il carbone vegetale (attivo) cioè quello che deriva dalla combustione di sostanze vegetali come il legno.

Il mirtillo, oltre che presentare un alto contenuto di tannini nelle foglie e nei frutti secchi, è utile anche nel trattamento delle coliche dolorose addominali, delle infezioni urinarie e addominali, per via delle sue antocianine (sostanze coloranti rosse e blu presenti nel frutto). I frutti secchi del mirtillo hanno anche un effetto antisettico, utile nel trattamento delle coliche dolorose addominali.

Curarsi con erbe e piante: contusioni e distorsioni

Traumi, distorsioni e contusioni.

In luoghi ad accesso precario non è difficile cadere o fare movimenti bruschi e dannosi per le varie parti del corpo. La conclusione in questi casi è che la parte interessata è dolorante, si gonfia e spesso si forma anche un ematoma.
Uno dei migliori rimedi in questi casi, è l’utilizzo di una pianta antinfiammatoria e antibiotica per eccellenza: l’arnica (attenzione, non ingerire).
Si utilizza principalmente la tintura che può essere ottenuta mettendo a macerare la pianta secca in alcol. In sopravvivenza però difficilmente si potrà disporre di alcool. L’importante è poter disporre della pianta essiccata da poter macerare in acqua bollente quando serve.
Deve essere applicata sulla pelle in assenza di ferite. Si può fare un decotto e lo si utilizza per inzuppare una pezza da porre sopra la contusione. La pelle non deve presentare ferite o escoriazioni. Vanno bene anche gli impacchi. L’utilizzo dell’arnica deve essere esclusivamente esterno. E’ una pianta velenosa per ingestione e può provocare paralisi e tachicardia.

Altre soluzioni oltre l’arnica sono:
aloe vera, che ha proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche.
artiglio del diavolo, che ha proprietà antinfiammatorie e antidolorifiche.
iperico o erba di San Giovanni: per uso esterno è adatto come antisettico, antibiotico, antivirale.

Altri rimedi sono:
riposo assoluto
fasciare la parte contusa per tenerla ben ferma
fare se possibile impacchi di argilla, oppure di argilla, arnica e artiglio del diavolo.

Curarsi con erbe e piante: aspetti generali

In una situazione di sopravvivenza ci si può ammalare (esattamente come accade nella normale vita di tutti i giorni) o manifestare condizioni di malessere dovuti a svariate alterazioni, oppure avere muscoli, articolazioni e ossa doloranti per varie ragioni e traumi. Non sempre si può disporre di medicine o prodotti chimici per curare malattie ed eventi debilitanti.
Si può però ricorrere se e quando si trovano, alle erbe e alle piante, che a volte sono anche migliori di molte medicine che conosciamo.
Moltissime erbe e piante spontanee che si trovano in natura, comprese alcune tossiche e nocive per ingestione, possono avere proprietà terapeutiche e vengono quindi impiegate in campo medico o farmacologico per la cura di molte malattie o alterazioni dell’organismo.
Tutte queste erbe e piante sono dette “officinali” e il nome deriva dal fatto che venivano utilizzate nelle antiche officine farmaceutiche.
Non sono un erborista, cerco solo di spiegare con una serie di articoli come raccogliere un’erba o una pianta appropriata per un determinato malessere e come utilizzarla per una maggiore efficacia.
In questo articolo cercherò di elencare come vengono utilizzate le erbe e le piante officinali. Poi, in articoli più specifici dove ci sono anche le indicazioni terapeutiche, scriverò quando utilizzare un metodo oppure un altro.
Cosa ci si fa con le erbe o con le piante che vengono raccolte? Ovviamente si preparano nel modo più adatto per curare il malessere occasionale, prestando attenzione se ci fossero controindicazioni (generalmente una reazione allergica).
Ecco i principali utilizzi:

  • decotto: in genere è utilizzato per le parti delle erbe o delle piante che sono più dure, si mettono in acqua fredda lasciandole in ammollo, successivamente si portano ad ebollizione e si lasciano bollire per un tempo più o meno lungo, che dipende dalla tipologia e dalla parte stessa. Si filtra (alla meglio) e si beve.
  • infuso: si realizza mettendo in acqua bollente le parti più morbide delle erbe o delle piante e dopo averle lasciate a bagno per un po’ di tempo, si filtra (alla meglio) e si beve.
  • tisana: è in pratica la stessa cosa dell’infuso.
  • cataplasma: deriva dal greco e vuol dire spalmare, si fa un impasto bollente, si mette dentro un tessuto più fino possibile e si appoggia ancora molto caldo sulla parte da curare. E’ ancora molto utilizzato nella medicina ayurvedica (medicina tradizionale indiana). L’impasto deve essere abbastanza spesso, c’è chi dice almeno 2 cm., più si mantiene caldo e più sarà efficace.
    Approfondimento: https://it.wikipedia.org/wiki/Cataplasma
  • compressa o impacco: si immerge un pezzo di tessuto nel composto preparato (sistema tisana o infuso) si inzuppa bene e poi si strizza e si applica sulla parte interessata.
  • impasto o impiastro: preparazione come il cataplasma e applicazione diretta sulla parte lesionata, senza tessuti intermedi, si copre con tessuto o con foglie.
  • Suffumigi: si mettono le parti della pianta su una piastra rovente (pietra oppure un lato delle braci nel fuoco) e si respirano i fumi.
  • Inalazioni: sistema simile ai suffumigi, si mettono le parti della pianta nell’acqua bollente e si respirano i vapori.
  • Succhi: spremitura a freddo dei frutti e delle varie parti adatte della pianta.

Quando ci si imbatte in erbe o piante che si pensa potrebbero risultare utili in varie circostanze, si possono raccogliere, farle seccare e poi utilizzarle alla bisogna. Il modo migliore per seccarle, senza mezzi a disposizione è quello di legarle in mazzetti e appenderle in zona aerata e ombreggiata a testa in giù.

Alcuni esempi di erbe e piante officinali (trattate poi in modo più completo con articoli specifici):
acetosella, astringente, diuretica, stomachica
aloe vera, proprietà lassative, antisettiche e antinfiammatorie
corteccia di salice, influenza, febbre, dolori
echinacea, influenza e difese immunitarie
ginepro, diuretico
maggioranaagrumi, vitamina C e proprietà antisettiche
malva, antinfiammatorio per la gola ma anche per infiammazioni cutanee e infiammazioni sulle parti intime. Ottima per le cistiti.
menta e mentuccia, digestivo
mirto, proprietà astringenti e antisettiche
origano, analgesico
ricino, proprietà emollienti
sambucotigliomenta e viola mammola, febbre
Timoliquiriziaanicementa, mal di gola e catarri
Tigliocipollamielelimonezenzeroborragine, tosse e mal di gola

Terminologia:
ANALGESICO: attenua o toglie il dolore
ANORESSICO: toglie l’appetito
ANTIDROTICO: arresta o diminuisce la sudorazione
ANTIELMINTICO: vermifugo
ANTIFLOGISTICO: attenua o toglie l’infiammazione
ASTRINGENTE: restringe i tessuti, i capillari e diminuisce la secrezione delle
ghiandole e delle mucose
BALSAMICO: sostanza aromatica che calma le irritazioni e le infiammazioni delle mucose
BECHICO: rimedio che cura la tosse e le affezioni delle vie respiratorie
CATARTICO: purgante abbastanza forte
COLAGOGO: facilita l’evacuazione delle vie biliari
COLERETICO: attiva la produzione e la secrezione della bile
CORROBORANTE: che da forza, vigore, ricostituente, energetico
DIAFORETICO: favorisce la sudorazione
DIURETICO: aumenta la escrezione urinaria
DRASTICO: purgante molto violento
DROGA: qualunque parte di pianta usata a scopo medicamentoso
EMETICO: medicamento che provoca il vomito
EMOSTATICO: arresta le emorragie
ESPETTORANTE: favorisce l’espulsione del catarro
EUPEPTICO: sostanza che agevola la digestione
GALATTOFUGO: diminuisce o arresta la secrezione lattea
GALATTOGOGO: stimola o aumenta la secrezione lattea
IPERTENSIVO:aumenta la pressione sanguigna
IPOGLICEMICO: diminuisce la percentuale di zucchero nel sangue
IPOTENSIVO: diminuisce la pressione sanguigna
ODONTALGICO: calma i dolori dei denti
RUBEFACENTE: sostanza di uso esterno che, irritando la pelle, richiama localmente una maggior quantità di sangue
SCIALAGOGO: favorisce le funzioni gastriche
STOMACHICO:azione tonica e corroborante per lo stomaco
TOPICO: medicamento che si applica all’esterno
VASOCOSTRITTORE: contrae i vasi sanguigni diminuendone il dilatamento
VASODILATATORE: dilata i vasi sanguigni aumentandone il dilatamento
VULNERARIO: in applicazione esterna favorisce la cicatrizzazione

Note finali: per curasi con le erbe non serve trovarsi per forza in una situazione di sopravvivenza, si può fare anche nella vita di tutti i giorni, basta avere voglia di farlo e unire la voglia a un pizzico di competenza.