Fionda: frombola delle Baleari.

La frombola o funda è un tipo di arma da lancio molto antica: è una fionda composta da una sacca contenente il proiettile (di sasso, pietra o piombo) con due lacci, uno dei quali termina con un cappio. Il proiettile si mette nella sacca e si fa ruotare la frombola: la forza centrifuga sprigionata dal moto fornisce velocità al proiettile, che vola nell’aria quando si lascia l’altro laccio.
L’origine della frombola è sconosciuta e probabilmente apparve contemporaneamente in aree diverse. L’utilizzo della frombola risale all’antichità (Sumeri, Assiri, Egizi) e l’esempio più famoso è quello del combattimento biblico tra Davide e Golia.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/8/8e/Weapon_Sling_1.jpg

Gli antichi eserciti più organizzati comprendevano reparti di frombolieri, i fanti leggeri specializzati nell’uso della frombola. Nel Mar Mediterraneo si specializzarono come frombolieri i Rodii e soprattutto gli abitanti delle Isole Baleari, i quali iniziarono ad essere utilizzati come mercenari dai siracusani e dai cartaginesi. La stessa parola “Baleari” significa, letteralmente, “Maestro di lancio”.

La frombola venne anche usata dai fanti romani, come testimoniano anche le raffigurazioni della colonna Traiana. Durante l’Impero romano la funda venne anche perfezionata con la frombola a palo (fustibalus). La fionda, almeno dall’alto impero (ma occasionalmente sin dalle guerre sociali), divenne parte dell’armamento di buona parte della fanteria legionaria, soprattutto come arma da impiegarsi negli assedi e nelle scaramucce a distanza (o come copertura, ad esempio, durante il forzamento di un fiume). tratto da: https://it.wikipedia.org/wiki/Frombola

Immagine di: One-of-the-slinging-techniques-Image-zen.yandex.ru_

L’utilizzo della fionda o frombola è abbastanza semplice (altro discorso poi è riuscire a centrare il bersaglio…): un capo della corda presenta un cappio che si infila nel dito medio. L’altro capo della corda si tiene nel pugno chiuso e dopo aver fatto roteare la fionda si lascia. In questo modo la pietra o qualsiasi altra cosa utilizzata come proiettile e contenuta nell’alloggiamento, viene lanciata a grande velocità.

La mira si prende con l’occhio allineato per quanto possibile all’avambraccio, anche se questo si trova ovviamente più in basso dell’occhio.

Immagine di: https://www.accademiafabioscolari.it/armi-nel-medioevo/

Leggere anche un forum sulla fionda balearica e su altre armi primitive:
https://slinging.org/forum/YaBB.pl

Canne, utilizzi e utilità in natura

Canna, un eccellente materiale in sopravvivenza

La canna comune (Arundo donax) è una pianta perenne, con fusto lungo e nodoso. Ha necessità di molta acqua per crescere e la sua presenza indica sempre un terreno ricco di acqua. E’ una pianta invasiva e spesso soffoca altri arbusti e piante che gli stanno vicino. E’ presente in tutte le zone temperate. il fusto è cavo, inframezzato da nodi, ha uno spessore di 2-4 cm. e un’altezza che può arrivare anche a 6 metri. Le foglie lungo il fusto sono lunghe, a forma di lancia, taglienti.

Probabilmente è una delle piante più utili che si può trovare in natura (è ovvio che si parla di sopravvivenza nella natura e situazioni di emergenza), è leggera ed elastica (specie se bagnata), si lavora benissimo e può essere utilizzata per moltissime costruzioni da campo: recinti e staccionate, tettoie, pareti per i ripari e arredamento vario fuori e dentro un rifugio, palizzate antivento, canne da pesca. Se tagliata in strisce e intrecciata è ottima per cesti, nasse e contenitori vari. Se abbastanza secca, quando viene ridotta in striscioline fine e trucioli diventa un’ottima esca per il fuoco e, sempre con riferimento al fuoco, le canne sono eccellenti per far partire bene un fuoco dopo che è stato acceso. Le canne più grosse in diametro sono anche ottimi contenitori di acqua e liquidi. E’ facile da tagliare, trasportare e lavorare. Trovare un canneto è come trovare una miniera d’oro e i benefici in termini quantitativi e qualitativi sono incomparabili.

Le foto sono di: https://it.wikipedia.org/wiki/Arundo_donax

Accetta, scure, ascia

Accettascureascia, differenze e definizioni.

Si parte da una cosa facile: l’accetta è una scure compatta e più piccola. I nomi facilmente si confondono e risentono anche dei territori, ma la nomenclatura che segue secondo me è quella più giusta

https://it.wikipedia.org/wiki/Scure

La scure (o accetta grande) è un ferro da taglio pesante, dotata di manico e con lama parallela al manico. Sostanzialmente esistono due tipi di scure: la scure da taglio, con lama più sottile, più lunga e filo a volte anche concavo e la scure da spacco, con lama tozza convessa che in certi casi assomiglia al cuneo che si usa con la mazza per aprire i tronchi. Il manico, in legno o plastica, è fissato con vari sistemi sulla testa del ferro, dalla parte opposta della lama. Può essere infilato dentro un’asola apposita e reso più stabile dall’inserimento di un cuneo di ferro piantato nel legno, oppure può essere fuso o incollato con colle epossidiche direttamente nella testa dell’accetta. Il ferro ha un peso che si avvicina a 1,5 kg. con manico di circa 70/80 cm. e viene utilizzata con movimento verticale (dall’alto verso il basso) per lo spacco della legna. Viene utilizzata anche con movimento orizzontale per il taglio di alberi e tronchi. La scure può essere con un solo taglio oppure a doppio taglio, o ancora con il taglio e un puntale dal lato opposto per frantumare, come quella dei pompieri.

L’accetta, è in pratica una scure da taglio compatta ed è fatta come questa. Il manico è di circa 30/40 cm. e la testa di ferro pesa da 350 a 800 gr. , lo standard comunque è 500/800 gr.. Normalmente si usa con una sola mano e la tecnica è la stessa della scure: movimento verticale (dall’alto verso il basso) per lo spacco della legna, per la scortecciatura. L’accetta però tra tutti questi attrezzi da taglio è quella più adatta alle situazioni di sopravvivenza e ha uno scopo più tuttofare rispetto alla scure, quindi viene utilizzata anche con movimenti orizzontali, applicati al taglio dei rami o alla potatura, ma anche al taglio alla base di alberelli o cespugli.

Alcune piccole scuri e accette sono definiti anche piccozzini. Il piccozzino come termine e come utilizzo è utilizzato in carpenteria e edilizia, sul lato opposto alla lama spesso ha un cuneo a martello oppure un levachiodi.

accetta mia da 800 gr. con testa in acciaio dolce al carbonio, di qualità medio/bassa e adatta per un utilizzo non intensivo.
accetta in acciaio, di produzione cinese, che ho acquistato intorno alla fine degli anni ’90

L’ascia, si utilizza per la lavorazione del legno, la testa è in ferro e ricorda vagamente una zappa, la lama è perpendicolare al manico. Il manico può essere più lungo per l’uso con due mani o più corto per l’utilizzo con una mano sola. Viene utilizzata per scortecciare o pulire tronchi e per tutti gli utilizzi sul legno che la forma della sua lama può suggerire. Sono famosi i maestri d’ascia per la lavorazione del legno nel settore navale o edile.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ascia
Un’ascia arcaica con ghiera e cuneo a confronto con una più recente in cui il vincolo tra manico è lama è garantito da un occhio conico.
https://viduquestla.blogspot.com/2018/12/levoluzione-dellascia-nella-nostra.html

Esistono però anche altri tipi di attrezzi che fanno parte della stessa categoria:

Alabarda, arma diffusa nel medioevo, posizionata su un’asta come una lancia, arma multipla composta da una scure su un lato, da un puntale sull’altro e da una lancia superiore.

Tomahawk, accetta da battaglia utilizzata principalmente da nativi americani. Dalla parte opposta della piccola accetta ci poteva essere una specie di martello. Esistono anche produttori di accette che fabbricano oggi piccozzini per legno o da carpentieri, o strumenti edili, non molto diversi dal tomahawk.

Ci sono infine altri tipi di accetta: Labrys, scure a due lame di origini cretesi; biliong, accetta della Malaysia; tabar accetta a mezza luna dell’india…

Cacciatori e raccoglitori

In sopravvivenza difficilmente si può essere agricoltori o allevatori, bisogna essere cacciatori e raccoglitori.

Regola generale: parlando di caccia e raccolta è sicuramente più facile (e si spendono minori energie) raccogliere piuttosto che cacciare.

I baka: https://it.wikipedia.org/wiki/Cacciatori-raccoglitori#

Ancora oggi esistono popolazioni che basano il proprio sistema di alimentazione sulla caccia, sulla pesca e sulla raccolta, prelevando il cibo dalla natura selvaggia. Le popolazioni più conosciute sono i Baka Pigmei, i Boscimani (detti anche San) del Kalahari (tra Sudafrica, Namibia e Botswana) in Africa, i Semang in Malesia, gli indios dell’Amazzonia. Per esempio la differenza tra Masai e Baka, nonostante siano entrambi moderatamente nomadi, è proprio quella della loro organizzazione di vita: allevatori e agricoltori i Masai, cacciatori e raccoglitori i Baka.

I cacciatori-raccoglitori si spostano sul territorio per procurarsi quello che serve loro per vivere: il cibo, che ovviamente può essere di origine animale o vegetale.

Prima ancora di conoscere i metodi di caccia e raccolta, questi popoli devono conoscere il territorio e sopratutto conoscere quello che l’ambiente può loro offrire.
Le attività di raccolta riguardano sia il cibo vegetale (frutti, radici, foglie, bacche, …), ma anche il procurarsi larve, insetti e piccoli animali come rettili, anfibi, lumache, crostacei, uccelli che non volano e anche prodotti come miele, uova, ecc… Per la raccolta non servono attrezzature particolari, è sufficiente un contenitore e qualche bastone di legno, con punta per lo scavo o biforcuto per fermare al suolo piccoli rettili.

La caccia è una forma più sofisticata per procurare il cibo. Prevede l’utilizzo di armi, che, anche se primitive, devono essere funzionali e costruite per garantire una buona efficienza. La caccia può essere praticata dal singolo individuo, ma più frequentemente si organizzano battute. La pesca non è quasi mai così importante per i cacciatori-raccoglitori. Lo diventa in ambienti favorevoli a questa attività.

La caratteristica principale di questi popoli è quella di essere uguali economicamente, condividendo il cibo e altri beni materiali. quando I Baka che vivono nelle foreste del Camerun costruiscono una loro capanna tradizionale, il mongulu, formata da sottili rami e ricoperta di foglie di maranta, la costruiscono tutti insieme, indipendentemente da chi poi la utilizza.

Le attività di caccia e di raccolta variano molto da popolo a popolo, ma tutte garantiscono la sopravvivenza.

Secondo l’enciclopedia Treccani riguardo i cacciatori e i raccoglitori:
https://www.treccani.it/enciclopedia/cacciatori-e-raccoglitori-societa-di_%28Enciclopedia-delle-scienze-sociali%29/
“Vi sono gruppi che vivono quasi esclusivamente dei prodotti della raccolta, che costituiscono anche più del 70% della dieta normale (Shoshoni, Boscimani, parecchi Aborigeni australiani e alcuni Californiani). Altri, pur dipendendo in notevole misura dal cibo raccolto, praticano la caccia come attività di una certa importanza economica (Pigmei Mbuti e alcune popolazioni californiane come i Washo, i Tututni e i Diegueño). Altri, infine, quasi tutti stanziati in ambienti artici e subartici a nord del 60° parallelo, vivono esclusivamente, o quasi esclusivamente, del prodotto della caccia e/o della pesca (molti Athapaska e Algonchini dell’America settentrionale, gli Ona dell’estrema punta dell’America meridionale e, soprattutto, gli Eschimesi)”.

Il calcolatore elettronico delle scorte d’emergenza

La Confederazione Svizzera sul sito web dell’Ufficio federale per l’approvvigionamento economico del Paese, ha predisposto Il calcolatore elettronico delle scorte d’emergenza. Si deve il numero di persone che fanno parte del nucleo familiare e la loro età, per avere una lista con tutte le informazioni riguardanti le scorte d’emergenza che si dovrebbe predisporre.

Come regola generale in caso di emergenza, ogni persona dovrebbe predisporre una scorta minima di beni di prima necessità pronti per il consumo umano. Acqua potabile per almeno tre giorni, ovvero di 9 litri a testa, cibo per una settimana.

link al sito del calcolatore elettronico delle scorte di emergenza:

https://www.notvorratsrechner.bwl.admin.ch/it

Autosufficienza

Definizione di autosufficienza: bastare a sé stesso e, se necessario ai propri familiari, disponibilità di energie e di mezzi sufficienti a far fronte alle proprie necessità, capacità di provvedere a se stessi in autonomia e indipendenza, attraverso una serie di operazioni e abilità acquisite. L’autosufficienza deve riguardare le necessità basilari: riparo (abitazione e tutto quanto per farla andare avanti), acqua, cibo, abbigliamento e necessità di base che soddisfano i bisogni del nostro corpo.

All’inizio di questo articolo si deve necessariamente fare una premessa: quando si parla di autosufficienza ci si riferisce ad una condizione di vita normale e se si parla di sopravvivenza, questa è sempre parte di un mondo tanto o poco civilizzato. Scrivo questo perché vivere o sopravvivere nella natura o in mezzo al nulla, sottintende già essere completamente autosufficienti, perché ovviamente non c’è nessuno che fornisce prodotti o servizi.

Autosufficienza nella pratica vuol dire non dipendere dagli altri per avere il necessario che ci permette di vivere o sopravvivere, anche se non dipendere proprio per niente dagli altri è abbastanza complicato.

Senza voler raggiungere tutto questo ma per avvicinarsi il più possibile all’autosufficienza è necessario imparare le tecniche e muoversi in quattro direzioni principali: raccolta, caccia, agricoltura e allevamento. Ancora prima di imparare le basi dell’agricoltura e dell’allevamento, è necessario capire cosa fare durante la raccolta e la caccia (in questo caso, cacciare non significa solo uccidere un animale per mangiare, significa anche catturare o allevare e mantenere determinati animali).

L’autosufficienza può far uso anche di scambi con chi è in possesso di quello che ci serve in quel momento.
Gli scambi, da che esiste l’uomo, sono basati, come dice il termine, nel cedere una cosa che si ha in più o si produce, in cambio di una cosa che non si ha e ci serve (parliamo di necessità oggettive, non di voglie del momento).
Come possono funzionare gli scambi? Nell’era moderna la parola scambio è sempre associata alla moneta (di invenzione greca), che è nata per dare un valore alle varie cose (un maiale vale tot monete, vendo il maiale che ho allevato, incasso un tot di monete e ci compro abiti, accessori necessari e cose, anche alimentari, che non ho).
Anche la prestazione di manodopera al giorno d’oggi si paga con moneta e non è più oggetto di scambio.
Prima della moneta si andava avanti lo stesso e forse gli scambi risultavano più onesti e credibili. Il concetto di baratto può essere sicuramente rispolverato in molte situazioni. Si intuisce facilmente che il metodo del baratto potrebbe essere messo in pratica quanto più gli ambienti sono lontani dal mondo artificiale, industriale e chimico, come per esempio aziende agricole e allevamenti, mercati contadini, mercati dell’usato e di scambio merci, spazi di baratto solidale, GAS (gruppi di acquisto solidale).

Cosa possiamo offrire oltre a prodotti alimentari autoprodotti in eccesso?
Si potrebbe imparare a fare oggetti artigianali utili… oppure offrire una qualsiasi prestazione di servizio che siamo in grado di svolgere (non solo manodopera). Infine un accenno anche all’economia collaborativa in generale (ognuno potrà approfondire come meglio crede) intesa come scambio di beni o servizi tra i diretti interessati sulla base della fiducia, con meno intermediari possibili e alle migliori condizioni possibili. Rientrano in questa definizione anche pratiche relativamente nuove come ri-uso, scambio o baratto… e così via.

Al di la dei fondamentali dell’autosufficienza, elencherò a seguire una serie di accorgimenti o soluzioni o come si preferisce chiamarli, che aiutano ad avvicinarsi a scelte, ad abitudini e modi di fare e sopratutto insegnano ad essere indipendenti per quanto possibile e fare a meno di molte cose che in situazioni di emergenza o difficili, mancheranno sicuramente.

– Fare la spesa è la prima cosa da imparare se quello che si autoproduce non è sufficiente per l’alimentazione. Si dovrebbero sempre o quasi acquistare le materie prime ed eseguire le lavorazioni in proprio, estendendo il concetto di scorte di emergenza (che ho già evidenziato nell’articolo https://www.sopravvivere.org/scorte-alimentari-di-emergenza-e-gestione-delle-provviste/) alle materie necessarie a produrre alimenti di immediata, media e lunga scadenza. per materie necessarie intendo prodotti alimentari come farine, condimenti, insaporitori e conservatori (sale), ma anche stoviglie, utensili vari, tessuti, calzature, arredi… e così via.

– Si può fare tranquillamente a meno (o ridurre sensibilmente) di elettricità, di gas, di prodotti chimici e petroliferi. La nostra vita non è un’industria che ha necessità di enormi risorse. Basta poco per vivere bene, molto meno di quello che si potrebbe immaginare.

– Si può prestare qualcosa che si possiede a qualcuno e successivamente quando se ne ha necessità, quel qualcuno ci può rendere il servizio prestandoci quello che ci serve e che lui ha.

– Dalle mie parti si dice: sei un aggeggino, che deriva da aggeggiare o riparare alla meglio. Un aggeggino è qualcosa di più completo come termine, non è solo uno che aggeggia, ma è uno che ha una buona manualità se la cava con i pochi mezzi che ha a disposizione, in riparazioni, sistemazioni, ripristini, ma anche incombenze della vita di tutti i giorni. Se ti arrangi e impari a fare da te varie cose, sei più indipendente e autosufficiente di chi non riesce e deve rivolgersi ad altri. Estendendo il concetto, riscrivo qui quello che ho scritto nella pagina iniziale del sito dove mi presento: “mi trovo a mio agio (e so utilizzare al meglio le varie attrezzature) in ambienti agricoli, zootecnici, forestali. Conosco le tecniche di coltivazione, allevamento, caccia, pesca, meteorologia. So lavorare le carni e le so conservare con vari sistemi come l’essiccazione, l’affumicatura, la salatura, la conservazione in olio, ecc.. . Conosco, anche se in modo superficiale le erbe e le piante più comuni e so utilizzarle per trarne nutrimento o medicamento. Le mie conoscenze si estendono anche a sfruttare al meglio le opportunità e le situazioni in ambienti urbani e metropolitani e so eseguire anche piccoli interventi di elettronica, meccanica, idraulica, elettricità, falegnameria, edilizia. Conosco bene l’informatica e i computer, le reti, le telecomunicazioni, i ponti radio, i sistemi fwa, …” Impara per quanto ti è possibile tutto quello che è possibile imparare, giorno dopo giorno, quando si presenta un problema che deve essere risolto. Non delegare sempre gli altri oppure se e quando lo fai, cerca di capire cosa fanno, per replicare quando si ripresenta la necessità.

Ovviamente si possono trovare tutti i compromessi e le vie di mezzo immaginabili, sopratutto per quanto riguarda l’energia elettrica, come ad esempio:

autoproduzione di energia elettrica (dal sito Enel):
https://www.enelx.com/it/it/faq/autoproduzione-energia-elettrica


Dove c’è disponibilità di combustibile, si può pensare anche ai gruppi elettrogeni (da Wikipedia):
https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_elettrogeno

Trappole: laccio a scatto

La trappola è adatta per animali piccoli, della grandezza di un coniglio o una lepre o di un uccello.

Tratto da: Camp Life In The Woods Tricks Of Trapping Trap Making Di W. Hamilton Gibson.

Trappola generica adatta per molte occasioni e ambienti. Può essere posizionata in qualsiasi luogo dove si può avere a disposizione un ramo abbastanza elastico che faccia da molla. E’ composta da pochissimi elementi e, se ne possono preparare alcune al campo per poi trasportarle facilmente e andarle a piazzare. È composta da tre pezzi, uno tagliato a tavoletta e fissato al ramo di circa 1,5/2 cm. di larghezza e 15/20 cm. di lunghezza. Gli altri due bastoncini dovrebbero essere di circa 0,8/1 cm. di spessore per una lunghezza di 10/15 cm. il bastone dell’esca e 5/6 cm. il bastone di scatto . Nel disegno si vede bene come vanno incastrati i tre pezzi di legno per ottenere un insieme che salta quando si morde l’esca o ci si avvicina a questa.
Per piazzare la trappola, è necessario trovare un alberello robusto ed elastico, successivamente si può legare il bastone verticale con due due pezzi di robusto filo di ferro o corda resistente, attorcigliati saldamente intorno a entrambi. Devono essere fatte delle leggere scanalature ad ogni estremità del ramo e del bastone verticale per contenere i fili ed evitare che scivolino via. Il filo principale è quello che parte dalla punta del ramo e forma il cappio. Questo filo deve essere poi unito e legato al filo che arriva al bastoncino trasversale e che è quello che scatta. Il cappio deve stare in posizione idonea e intorno a questo ci si possono mettere ramoscelli o erba, per creare un invito naturale per l’animale che dovrebbe andare dritto verso l’esca.
Bisogna assicurarsi che gli incastri siano abbastanza sensibili e scattino subito se l’animale muove il bastoncino con l’esca.

Trappole: gabbia per uccelli

La trappola a forma di gabbia

Tratto da: Camp Life In The Woods Tricks Of Trapping Trap Making Di W. Hamilton Gibson.

Questo dispositivo è utile per la cattura di uccelli e selvaggina da penna di grandi dimensioni. Una volta chiusa, la gabbia protegge le sue vittime senza danni e fornisce l’ulteriore vantaggio di una buona ventilazione. Il meccanismo del disegno è quello più comunemente impiegato per la sua semplicità e facilità di fabbricazione. Si può utilizzare però con la stessa gabbia anche il meccanismo di scatto a forma di 4 che è stato descritto in un altro articolo.
Per fare questo meccanismo è necessario tagliare tre bastoncini di forme mostrate nel disegno e nella foto. Il pezzo di sostegno è un sottile ramoscello biforcuto lungo circa 25 cm. Il perno è un altro ramoscello uncinato della stessa lunghezza: il pezzo di legno dell’esca si appoggia agganciandolo da un lato al bordo della gabbia e dall’altro è dotato di una tacca quadrata sulla punta dove ci si appoggia il bastoncino uncinato. L’esca può essere appoggiata direttamente sul bastoncino o si può creare una specie di piatto per appoggiarla. Per posizionare la trappola, è necessario sollevare un lato della gabbia all’altezza della forcella del bastone, inserire il braccio corto del perno attraverso la forcella e sotto il bordo della gabbia. Mentre si tiene in posizione, agganciare il bastone dell’esca attorno al pezzo inferiore sul retro della gabbia, e spingendo l’estremità del perno all’interno si inserisce nella tacca del bastone dell’esca.

La gabbia si costruisce legando i due legnetti alla base e lasciando le corde più lunghe e incrociate a X al centro. Si dispongono i legni in pila incastrandoli nelle corde, stringendo verso la sommità (si crea una specie di piramide) uno sull’altro e man mano che la piramide si alza le corde si tendono sempre di più. La grandezza e l’altezza della gabbia devono essere valutate in base alla grandezza dell’uccello che ci si aspetta di catturare. L’esca può essere costituita da avena, grano, mais, bacche di frutta o simili, e dovrebbe essere sparsa sia sulla piattaforma (se si è creata, altrimenti direttamente sul legnetto) che sul terreno, sotto e intorno ad essa. Se impostata correttamente, un semplice tocco sull’esca con il becco sarà sufficiente per smuovere i legnetti e la gabbia cadrà sulla preda.

Il video seguente spiega abbastanza bene la procedura:

Video: la prima parte del video 10+ Bushcraft Skills and Wilderness Survival Hacks

Trappole: fili metallici e realizzazione dei lacci

Lacci per trappole per animali di piccola taglia, uccelli, roditori, ma anche per cervi, capriolo, daini e altri mammiferi di taglia media.

Nota: nel territorio italiano, sono sempre vietati in qualsiasi periodo dell’anno per la caccia a la cattura degli animali: esche o bocconi avvelenati; vischio o altre sostanze adesive; trappole, reti, tagliole, lacci, archetti o congegni simili.

I lacci possono essere realizzati con filo metallico. I fili metallici adatti possono essere: zincato del tipo da giardinaggio o per legature. Sono ottimi anche il filo di ottone e di rame. Il filo dovrebbe essere abbastanza morbido in modo che si posizioni facilmente e avvolga bene alla preda. Lo spessore dovrebbe essere intorno a 0,5/1,00 mm.

Viene utilizzato anche filo del tipo acciaioso formato da fili più piccoli avvolti a spirale tipo freno da bicicletta o filo per appendere quadri e luci, personalmente non sono molto favorevole a questo tipo di filo perché è elastico e tende ad riallargarsi una volta stretto attorno alla preda .

Si possono utilizzare anche corde robuste non troppo spesse (1, 1,5 mm.). Ad un capo si realizza un occhiello e si fa passare al suo interno il filo come se fosse un nodo scorsoio. L’altro capo si fissa saldamente ad un ramo, un tronco, un sasso o qualsiasi cosa che tenga bene gli strappi dell’animale. I piccoli animali possono essere presi per la gola. Gli animali più grandi per le zampe, se il filo è molto robusto e sopporta lo strappo. Il laccio si può rialzare da terra sorreggendolo con due bastoncini leggeri. Intorno dovrebbe essere ben mimetizzato e si può creare una specie di invito con rami e altro materiale, in modo che l’animale sia obbligato a passare per il laccio.

John ‘Lofty’ Wiseman: Sas Survival Handbook: laccio semplice
John ‘Lofty’ Wiseman: Sas Survival Handbook: laccio a scatto

– Tabella di conversione AWG (American Wire Gauge) in millimetri.

(American Wire Gauge) è un’unità degli Stati Uniti per misurare lo spessore di un filo. I diametri del filo sono espressi in calibro.

CONVERSIONE IN MILLIMETRI

10 GAUGE 3,251mm

12 GAUGE 2,642mm

14 GAUGE 2,032mm

16 GAUGE 1.626mm

18 GAUGE 1,219mm

20 GAUGE 0,914mm

22 GAUGE 0,711mm

24 GAUGE 0,558mm

28 GAUGE 0,375mm

Trappole: a fossa con bastoni appuntiti

Trappola con bastoni appuntiti disposti sul fondo e coperta con materiale leggero in modo che sia nascosta alla vista e il materiale di copertura deve cedere con un minimo peso.

La trappola costituita da una fossa con infilati bastoni appuntiti nel fondo e perfettamente mimetizzata è stata tristemente resa famosa dalla guerra del Vietnam. A farne le spese erano i soldati che camminando non vedevano la fossa coperta e ci cadevano dentro, con effetti devastanti e anche se non morivano, i bastoni infilati nelle gambe o in altre parti del corpo rendevano sicuramente innocuo qualsiasi soldato nemico.
Trovarsi a dover sopravvivere in mezzo alla natura selvaggia e non avendo niente a disposizione, per procurarsi il cibo si devono anche escogitare espedienti strani ma al tempo stesso efficaci. Se si deve procurare la carne si devono anche costruire trappole per catturare gli animali disponibili nell’ambiente in cui ci si trova. Non serve conoscere il modo di costruire tante trappole. Serve conoscere poche trappole, ma ben fatte e efficienti.

Immagine tratta da https://www.askaprepper.com/diy-punji-stick-traps-to-defend-your-home/

La fossa con infilati i bastoni appuntiti alla base e nascosta alla vista di chi ci cammina sopra e ci sprofonda dentro, è una delle trappole più efficaci che si deve tenere in considerazione quando si caccia per procurarci il cibo. Si deve scavare una fossa della grandezza sufficiente per l’animale che si vorrebbe catturare (senza esagerare e affaticarci troppo), si piantano sul fondo alcuni bastoni appuntiti (non tanti, bastano 5 o 6), l’ideale sarebbe il bambù, ma va bene qualsiasi legno che si piega difficilmente e che risulta robusto. Si copre tutto con bastoncini morbidi e leggeri, fogliame e altro, che cede bene al peso di qualsiasi cosa ci cammini sopra. La fossa deve essere scavata in posti dove ragionevolmente si pensa possano passare gli animali, come sentieri tracciati ed evidenti, che li conducano verso una fonte di acqua o camminamenti dove sicuramente passano, perché si trovano feci, rametti rotti, tracce sul terreno e altro, anche recenti. Sopratutto deve essere nascosta bene e l’animale non deve sospettare dove sta andando. Questa trappola è molto veloce da realizzare e probabilmente è una delle più efficaci. In moti casi è importante creare, in prossimità di trappole e lacci, una specie di canalizzazione che obblighi in qualche modo l’animale a passare per forza in un determinato punto, dove si trova la trappola piazzata.

Immagine tratta da: https://amikamoda.ru/it/vetnamskie-lovushki-23-foto-vetnamskie-lovushki-dlya-amerikancev.html

Trappole: a forma di 4

La trappola a forma di 4 è una delle invenzioni più antiche in fatto di trappole.

Tratto da: Camp Life In The Woods Tricks Of Trapping Trap Making Di W. Hamilton Gibson.

È un espediente molto ingegnoso e il meccanismo è fatto semplicemente di tre bastoncini. L’immagine sopra mostra la trappola già posizionata, in attesa solo di un leggero tocco all’esca per portare il pesante sasso a terra. Si può sostituire la pietra con una scatola o un contenitore auto costruito in modo da far rimanere vivo l’animale.

I tre bastoncini sono quelli dell’immagine sopra e indicati con le lettere a, b e c. Non hanno una dimensione standard. Le dimensioni dei bastoncini ci saranno indicate dalla nostra esperienza e dal tipo di meccanismo che vogliamo realizzare. Se la trappola viene realizzata per animali tipo lepri o conigli selvatici, le misure per realizzare i bastoncini, saranno più o meno le seguenti:
i bastoncini dovrebbero essere tutti quadrati e di circa 1 o 2 cm. di spessore. Il bastoncino per l’esca (a) dovrebbe essere circa 25/30 cm. di lunghezza, un’estremità deve essere appuntita e alloggia l’esca e l’altra estremità deve contenere una tacca, come indicato nel disegno; Il bastoncino verticale (b) dovrebbe essere un po’ più corto, con un’estremità tagliata piuttosto appuntita e dall’altra parte, a circa 10 cm. dall’estremità, deve essere tagliata una tacca quadrata profonda circa 7/8 mm. e larga 1 cm.; il bastoncino rimanente (c) dovrebbe avere una lunghezza di circa 12/15 cm. e realizzato come nell’immagine, appuntito su una estremità e con un dente per agganciare sull’altra.

Quando i 3 bastoncini sono stati realizzati, la trappola può essere posizionata nel modo seguente: posizionare il bastoncino verticale (b) con l’estremità appuntita più in alto. Appoggiare la tacca del bastoncino obliquo (c) sulla sommità del bastoncino verticale, posizionando la pietra alla sua estremità e tenendo il bastoncino in posizione con la mano. A questo punto agganciando la tacca nel bastoncino dell’esca sul bordo appuntito del bastoncino obliquo e inserendolo nella tacca quadrata nel montante, si può facilmente farlo agganciare e mantenerlo in posizione. L’esca dovrebbe sempre sporgere sotto la pietra. Nel caso in cui venga utilizzata una scatola al posto di una pietra, l’esca può essere posizionata all’interno di questa o sotto il suo bordo. Dove il suolo è molto soffice, converrebbe appoggiare il bastoncino dritto su una pietra piccola e larga o su un sassolino piatto, altrimenti tende a sprofondare a poco a poco nel terreno e scatta da solo.
Se fatta correttamente, è una trappola molto sicura e sensibile, e l’esca, generalmente è fatta con un pezzo di frutta o un pezzetto di pannocchia di mais.

Sega per legno: tipologia delle lame

Esistono molti tipi di seghe per legno e più avanti in questo articolo ne darò dettaglio. Sicuramente in una situazione di sopravvivenza le seghe da taglio più utili sono le seghe con telaio ad arco in metallo e lama intercambiabile. Possiede lame con grossi denti e con capacità di tagliare in entrambi i sensi ( a spingere e a tirare) ed è preferita da chi lavora nei boschi. Le lame per legno per le seghe ad arco si differenziano sostanzialmente per due tipi di dentatura: dentatura dritta per tagliare legno vecchio e secco e dentatura a castello per legno verde e umido. La distanza fra i denti e alcune piegature degli stessi, fanno si che ci sia una gestione ottimale nell’espulsione della segatura prodotta durante il taglio.

Tempo fa ho trovato sul sito: https://g-man.se/en/tooth-shapes-bow-saw-blades una buona classificazione di lame per seghe ad arco per legno. La dentatura diritta è consigliata per il legno stagionato, mentre la dentatura a castello è una scelta migliore per il legno fresco. La lunghezza della sega deve essere adattata alla dimensione dei denti, il che significa che una sega più lunga può avere denti più grandi e una sega più corta può avere denti più piccoli. Normalmente le lame sono lunghe 53 cm. ma possono essere anche di 30, 38, 60, 62, 70, 75 cm. … . La dentatura della sega a mano si misura in numero di denti/pollice e varia da 3,5 fino a 13 denti per pollice. Per semplificare, si potrebbe dire che da 3,5 a 5 denti per pollice sono adatti per il taglio grossolano, 6-8 denti per pollice per il taglio a tutto tondo 9-11 denti per la carpenteria fine 12 denti e più sono adatti per la carpenteria molto fine. Meno denti danno un taglio più veloce ma un taglio più grossolano e di conseguenza più denti riducono la capacità di taglio ma danno un taglio più fine. La foto seguente rispecchia questa classificazione:

G5H: extra fine a denti dritti per potatura e legno stagionato
G10H: fine a denti dritti per potatura e legname stagionato
G40H: dente diritti grossi per legno stagionato
G30SH: dentatura a castello fine per legno fresco/verde
G30BH: dentatura a castello grossa per legno fresco/verde
G5021: lama per sega per carne
G6524: lama per sega per metallo dentatura extra fine 32 denti/inch per il taglio di metallo sottile e tenero

Sega pieghevole per potatura

Rappresenta un’ottima tipologia di seghe per legno / potatura adatta ad essere inserita in un kit di sopravvivenza. E’ pratica perché è pieghevole e la lama quando chiusa è ripiegata sul manico. Ha una buona capacità di taglio anche se il taglio avviene solo in un senso, a tirare. La lama normalmente è lunga 18 o 21 cm. ma la lunghezza è variabile. Esistono, per alcune marche, anche seghe pieghevoli con lame da 35 o 50 cm.

La parte successiva dell’articolo è tratta dal sito https://meccanicatecnica.altervista.org/tipi-di-seghe-e-seghetti/

Conoscere gli attrezzi per il taglio a mano, permette di individuare quello più adatto alle specifiche esigenze per ottenere un buon risultato senza perdere tempo e senza incorrere in possibili incidenti; a condizione che si disponga degli attrezzi appropriati alle diverse lavorazioni. La precisione del taglio dipende, infatti, dalla bontà della sega o meglio della lama oltre che dall’abilità dell’operatore. Maggiore è il numero dei denti che possiede la lama, tanto più preciso sarà il taglio, a patto che le lame della sega siano abbastanza affilate e correttamente stradate. Solo in questo modo la lama scorrerà liberamente nella fessura creata dal taglio. Oltre che affilati i denti della sega devono essere stradati, ossia inclinati alternativamente uno a destra e uno a sinistra, lasciando tra i due un dente dritto. Le seghe per legno manuali restano insostituibili per la quasi totalità dei lavori. Escludendo le seghe ad arco già trattate, le altre seghe per il legno si possono suddividere nelle seguenti categorie:

Il segaccio o saracco: è la più utilizzata per i lavori di falegnameria, presenta una lama a forma di trapezoidale con una lunghezza da 40 a 60 cm ed uno spessore di circa 2mm, alla cui estremità si trova l’impugnatura, con una dentatura più o meno grande a secondo dell’uso a cui è destinato. Denti sottili per lavori di maggiore precisione o denti abbastanza lunghi e ben stradati per tagli più consistenti. Il segaccio è pertanto indicato non solo per piccoli tagli, ma anche per tagli di una certa consistenza, purché non curvi. È un attrezzo molto versatile, i tagli obliqui (30°, 45° , 90°) si eseguono con l’ausilio di apposite guide di metallo o plastica.

La sega a dorso: è caratterizzata da una lama solitamente rettangolare con uno spessore molto sottile e con seghettatura molto piccola. È detta a dorso in quanto sul lato opposto alla seghettatura, ossia sul dorso, è stato fissato un rinforzo metallico a “U” che la rende rigida e impedisce che si pieghi. E’ utilizzata per eseguire dei tagli precisi e soprattutto per la realizzazione d’incastri (listelli, cornici, ecc). Risulta particolarmente indicata per tagli obliqui, soprattutto di listelli e tavole di dimensioni contenute, da eseguire con apposite dime (cassette in plastica o metalliche munite di feritoie che fanno da guida alla lama, cassette in cui alloggiare il pezzo da segare).

Sega a telaio: è caratterizzata da una lama lunga e sottile con un’altezza di pochi centimetri, fissata su di un telaio di legno che la mantiene tesa con una corda o una barra filettata posizionata simmetricamente e parallela alla lama. Più precisamente, il telaio è formato da due aste verticali ed una orizzontale in modo da formare una “H”. Le due barre della “H” ad una estremità sono collegate con una lama , mentre al lato opposto troviamo un meccanismo di tensione, un tempo si usava una corda di canapa, oggi di norma una barra filettata. La sega a telaio ha una portata universale, si presta per svariate lavorazioni, sia che prevedano tagli lungovena, nel quel caso è necessaria una lama con denti aggressivi e grossolani, che tagli traverso vena, in quel caso è consigliabile una lama con denti più sottili. Lame diverse per larghezza e dentatura, facilmente sostituibili, assicurano una molteplicità di utilizzi, tagli netti e sottili anche su pezzi abbastanza grandi. È una sega utilizzata per eseguire dei tagli curvilinei e che lavora “di punta” quando la si spinge in avanti.

Sega a gattuccio o foretto: è una sega manuale simile al segaccio, con una lama sempre a forma triangolare, ma molto più sottile fissata a un manico. È indicata sia per tagli dritti che per quelli leggermente curvilinei, avendo l’accortezza di usare rispettivamente la parte più larga, prossima all’impugnatura, per i tagli dritti e la parte più stretta man mano che si passa ai tagli arcuati.

Sega Giapponese: ha una lama sottile fissata su di un manico dritto, lavora a tiro (i denti incidono il legno quando la lama è tirata e non spinta), ne esistono di diversi modelli in base al tipo di taglio che si deve effettuare, quando la si utilizza si deve prestare particolare attenzione a non piegarne la lama. Questa sega garantisce una migliore precisione e finitura del taglio.

Sega a filo: la lama a filo è fatta da fili avvolti a spirale in acciaio intrecciato su se stesso di una lunghezza di 60cm con due anelli all’estremità che costituiscono l’impugnatura dell’attrezzo. E ideale da usare a mano o adattare ad un archetto per simulare un vero e proprio seghetto. Viene usato su piccoli tronchi o rami.

Pocket chainsaw: è solitamente costituita da una catena lunga 65 cm dentata ad alta resistenza composta da 124 denti bidirezionali in acciaio trattato termicamente con all’estremità due manici (anelli o cinghie). Può essere usata per tagliare rami, legno, plastica, metallo morbido. Può essere messa in tasca, di piccole dimensioni e multifunzione.