Qualsiasi contenitore idoneo al trasporto dell’acqua e dei liquidi in genere può essere adatto e utilizzato. Se poi è di metallo ancora meglio, può essere messo sul fuoco per bollire l’acqua e renderla potabile o per cucinare i cibi. A seguire una breve descrizione dei contenitori che utilizzo più spesso.
1)
1) pentola in alluminio di 2 lt. con coperchio. Era della nonna di mia moglie e alcuni anni fa l’ho riadattata per un utilizzo di emergenza, togliendo i manici laterali e forando dove posso attaccare del filo di ferro o di alluminio per portarla o appenderla ad un treppiedi improvvisato per metterla al fuoco. Per un corretto utilizzo il filo di ferro del manico deve essere inserito dall’esterno verso l’interno poi risvoltato in alto. Questa pentola è anche molto utile perché al suo interno ci sta praticamente tutto l’occorrente per creare un buon kit da portare con noi.
2)
2) borraccia da 1,2/1,3 lt. circa con gavetta da 400 ml.. La gavetta ha i manici che si ripiegano sul corpo e si incastra nella base della borraccia, rendendo facile il trasporto. Entrambi i componenti sono idonei per stare sul fuoco. La borraccia contiene più di 1 litro di liquido. Se devo fare un litro preciso, per esempio per depurazione chimica, utilizzo la gavetta di 400 ml come misurino (2 + 1/2).
3) – 4) – 5) – 2)
3) La borraccia in plastica verde è l’unico contenitore che ho in plastica. La capienza è di 1 lt. e se la potabilizzazione dell’acqua deve essere fatta chimicamente, questa è la capienza ideale, perché qualsiasi sostanza chimica idonea per potabilizzare, sia che sia liquida che in compresse, è sempre calcolata per 1 lt. di acqua. Inoltre questa è una borraccia termica. 4) Possiedo anche una tazza (400 ml.) 5) gavetta in acciaio con coperchio superiore che può essere usato per cuocere o come piatto, ha un manico che si piega sopra il coperchio per chiudere, capacità 1,5 lt. (ne ho 2)
6)6)
6) gavetta in alluminio dell’esercito italiano, probabilmente anni 50. E’ composta da un pentolino con manico per appendere che contiene esattamente 1 litro di acqua se si prende come livello la parte superiore interna dei 2 rivetti che tengono il manico (il terzo rivetto di fissaggio è più basso). Ha anche un coperchio superiore con manico che chiude e si può usare come padella o tegame o bicchiere e uno stesso accessorio che si mette nella base. In totale sono 3 pz.
7)7)
7) Negli ultimi tempi, tendo a sostituire la vecchia pentolina di alluminio di 2 lt. con coperchio con una pentola che fa parte di un set acquistato nel 2001 in un negozio di buffetteria militare, probabilmente di origine militare USA (il nome corretto dovrebbe essere cooking pot), è in alluminio ed è composto da 3 pezzi, 2 pentolini 2+2 lt, padella coperchio cm. 20. Utilizzo la pentola esterna leggermente più grande. Le pentole (se si volesse utilizzare tutto il set) si inseriscono una dentro l’altra, la “padella” fa da coperchio e il manico diventa il gancio di chiusura. Il manico del pentolino interno, per esigenze di chiusura e compattamento per il trasporto è montato a rovescio, cioè il manico è interno al pentolino e non esterno, nella pratica però la cosa non è tanto fastidiosa.
Finalmente ho trovato il tempo per rifare il manico ad un vecchio coltello. Non so con che legno ho rifatto il manico. Ho alcune guancette di circa 10 anni fa e non ricordo più di cosa sono. Nella foto si vede il manico montato e incollato con colla bicomponente. Mancano i rivetti. Ce li volevo mettere di rame, ma al momento non sono riuscito a trovare un tondino di rame da 5 mm.. Il coltello è veramente vecchio. Si tratta di acciaio al carbonio, probabilmente un C45 derivato dalla balestra di un’auto. Forse in origine era stato costruito per lavori pesanti di cucina o macelleria. Io ce l’ho da circa 25 anni e apparteneva allo zio di mia moglie. Forse è costruito a mano da qualche fabbro locale dell’epoca (alto lazio). Non è un full-tang. L’acciaio arriva più o meno a un centimetro sopra il secondo foro. Ha lavorato tanto, lo utilizzavo sopratutto per tagliare la ginestra, il salice, il venco e il vimini per i canestri, le canne, la corteccia di betulla e acero … ma è ancora efficiente e affilatissimo. La punta originale non c’è più, si è rotta. Ho cercato, una ventina di anni fa, di rifare una punta utile e facile. Quando sarà finito gli farò anche un fodero.
Aggiornamento dell’articolo autunno 2023: ho trovato i “ribattini” in rame come li volevo, nel ribattere la parte che va schiacciata il legno del manico si è rotto in più parti e ho dovuto toglierlo. Evidentemente quel legno non era buono per fare un manico. Un amico mi ha regalato un pezzo di legno di bosso. E’ molto bello e appena possibile inizierò a costruire il nuovo manico in bosso, aggiornando questo articolo, ora però non ho tempo…
Sia che si tratti di sopravvivenza nella natura o di sopravvivenza urbana, un multi-tools è veramente utile e in alcuni casi, necessario. Tanti anni fa ho iniziato con i coltelli multi utensili di un fabbricante svizzero: Wenger. La Wenger non esiste più ed è stata inglobata in Victorinox. La qualità degli strumenti è ai massimi livelli e lo Swisschamp è una vera e propria cassetta degli attrezzi, in poco spazio e poco peso. Me lo ha regalato mia moglie nei primi anni del 2000 (2003-2005?) e quello che ho io ha la montatura in plastica della lente di ingrandimento di colore grigio e non trasparente come gli ultimi modelli.
Sopravivenza urbana: non c’è bisogno di molte spiegazioni, basta guardare gli attrezzi e vengono in mente subito gli utilizzi. Probabilmente in questo contesto il modello cybertool è più completo. Comunque per l’urban survival allo Swisschamp manca veramente poco, basterebbe aggiungere il Victorinox set con chiave a brugola e 6 Bit e c’è tutto. La pinza potrebbe sembrare piccola ma alla fine nella pratica va bene così. Sopravvivenza nella natura: due lame, una più piccola e una più grande si rivelano utilissime e si utilizzano molte volte durante il giorno. La sega per il legno è di eccellente qualità. Gli accessori per la pesca e i fili metallici possono essere trattati velocemente e con precisione con la pinza, le forbici, lo slamatore e la lima multi utensile per metalli. Il gancio si utilizza per i pentolini a bollire e per lavorare meglio sui nodi. Molti accessori sono utili anche per la cura della persona… e così via. Sui siti e nei video di settore, vengono preferiti altri multi-tools sopratutto di fabbricazione statunitense. Mi sono però sempre trovato bene con i miei multiuso svizzeri e non ho riscontrato mai difetti evidenti (i prodotti perfetti non esistono) nel normale utilizzo, tali da desiderare altre marche o tipologie (la stessa Victorinox produce per esempio il modello Swiss Tool Spirit e dello stesso tipo altre marche producono multi-tools simili). Dimensioni: Altezza 33 mm, Lunghezza 91 mm, ampiezza 26 mm, Peso 185 g, Materiale delle guancette ABS/Cellidor blocco lama a molla tradizionale. N° di funzioni 33. Colore: il mio è rosso, ma ci sono anche guancette nere, blu e trasparenti rosse.
Di seguito le funzioni principali:
1. Lama grande 2. Lama piccola 3. Cavatappi 4. Apriscatole con 5. Cacciavite piccolo (anche per viti philips) 6. Levacapsule con 7. Cacciavite e 8. Spela fili 9. Lesina, alesatore / punteruolo 10. Anello portachiavi 11. Pinzetta 12. Stuzzicadenti. Se gli si pratica un foro si può utilizzare anche come ago da rammendo per reti e zanzariere, dove la lesina risultasse troppo “hard”. Lo stuzzicadenti in plastica può essere sostituito da un firesteel prodotto da terze parti. 13. Forbice 14. Gancio multiuso (porta pacchetti) 15. Sega per il legno, taglia sia a spingere che a tirare, con lato superiore a spigoli vivi utilissimo per l’utilizzo con il firesteel 16. Squama pesci con 17. Slamatore e 18. Righello (cm / pollici) 19. Lima per unghie con 20. Lima per metalli e 21. Pulisci unghie e 22. Sega per metalli 23. Cacciavite 2,5 mm 24. Scalpello e raschietto 25. Pinze con 26. Taglia cavi e 27. Pressa cavi 28. Cacciavite phillips 29. Lente d’ingrandimento 30. Penna a sfera 31. Spillo 32. Mini cacciavite 33. Lesina
Ho caricato due documenti in formato .pdf che riguardano le funzioni dello Swisschamp e la manutenzione:
Coltelli: Cold Steel Bushman, Coltello Cold Steel GI Tanto, Coltello machete Conaz/Consigli, Coltello Mora Companion normale e heavy duty.
Il coltello Bushman è un coltello economico ma, se si comprendono le finalità costruttive, può essere utile in molte occasioni. Il fodero è inadeguato e deve essere sostituito con qualcosa di autocostruito. Non ho particolari preferenze per le due versioni, anche se tendo ad utilizzare di più la versione classic. Li ho modificati secondo le mie necessità. Sia il bowie che il classic vanno molto bene entrambi. Peso: circa 280 grammi Spessore della lama: 2,5 mm Lunghezza della lama: 7 “, 17,78 cm. Manico: lungo 5 1/4 “, 13,0556 cm. Manico cavo. Acciaio / materiale: SK-5 ad alto tenore di carbonio, temprato a 54 HRC (Scala di Rockwell). Lunghezza totale: 12 1/4 “, circa 32 cm. Fodero: Secure-Ex con acciarino. L’acciaio SK5 è un acciaio “morbido” e si tempra ottenendo HRC bassi. Gi acciai temprati a 54/56 HRC tengono meno il filo ma per contro si riaffilano in modo velocissimo e con estrema facilità. Inoltre, più la durezza HRC è bassa, più è morbida e flessibile la lama. Qualsiasi coltello deve tagliare e deve tagliare bene, ma in un contesto di emergenza deve essere di facile affilatura e manutenzione. Il manico è cavo e l’acciaio si unisce alla lama senza soluzione di continuità. Il manico deve essere rifinito con nastro adesivo o gomma elastica (tipo camera d’aria di bicicletta) o corda, altrimenti potrebbe risultare scivoloso.
bushman classic modificato
Il coltello GI Tanto è uno dei migliori coltelli che ho avuto (e che ho anche oggi)… correggo la frase: Il coltello GI Tanto è uno dei migliori coltelli che mi sono potuto permettere. Molti survivalisti dicono che una lama tanto non è adatta per il survival. Questo non lo so, perché non ho mai posseduto altre lame tanto, ma quando ho in mano il GI Tanto, in qualsiasi modo lo prenda (perché ci sono diverse varianti di presa) ottengo una facilità incredibile di esecuzione per tutto quello che ci devo fare. Lama in acciaio al carbonio 1055 temprato a molla (elastico e resistente), HRC 57, costruzione full tang. La lunghezza della lama è di cm. 17,8 dalla guardia alla punta, la lunghezza del tagliente diritto è circa 11 cm., la lunghezza del tagliente obliquo è di 4 cm.. Spessore lama cm. 0,4. Lunghezza totale manico compreso cm. 30,5. Manico in polimero avvitato di colore nero. Fodero nero Secure-Ex. Peso totale gr. 335. Dati tecnici presi in internet sul sito Knivesandtools.it. Per quanto riguarda i dati tecnici, ho qualche dubbio sulla durezza HRC 57 indicata, che secondo me è più alta, almeno HRC 59.
Coltello machete Conaz/Consigli. Questo coltello/machete mi è stato regalato da mio cognato forse verso il 2006/2008. E’ di produzione italiana (Scarperia), in acciaio al carbonio C70 con spessore lama di circa 2,5 mm.. il mio coltello-machete con lama da 26 cm. in acciaio al carbonio C70, di produzione italiana. La derivazione è chiaramente quella del Machete Coupe-Coupe (taglia taglia), con l’impugnatura avvolgente in legno ricavata da un unico pezzo, originario delle truppe coloniali senegalesi francesi (forze militari dell’impero coloniale francese dal 1900 al 1961, anno dello scioglimento dei fucilieri francesi). Il più famoso è forse il Laurec “Coup-Coup”. La lunghezza totale con manico è di 40 cm., la lunghezza lama è di 26 cm.. Il fodero è in cuoio ed è quello che era in dotazione al momento del regalo (non so se è del produttore del machete), ma nel corso degli anni è stato aggiustato e risistemato più volte. La costruzione non è proprio full-tang, l’acciaio entra nel manico per quasi tutta la lunghezza (i ribattini visibili danno l’idea), ma non ne segue il contorno come nei full-tang. La costruzione è ottima, taglia benissimo e si riaffila con grande facilità.
Coltello Mora Companion normale e heavy duty. I coltelli companion sono conosciuti e apprezzati in tutto il mondo e non hanno bisogno di presentazioni. Ne possiedo 4 (2 al carbonio, uno normale, uno heavy duty e 2 in acciaio inox, che sono distribuiti con altro marchio) e hanno più o meno le stesse caratteristiche: costruzione hidden tang, lama a Filo piano, affilatura cosiddetta scandi, con lunghezza di 10,2 cm. circa e spessore di 2,5 cm. (3,2 l’heavy duty); il materiale della lama può essere acciaio inossidabile Sandvik 12C27 con durezza 57/58 hrc, oppure acciaio al carbonio UHB20C (1095) con durezza 58/60 hrc. Il materiale del manico è di plastica rigida e gomma con ottimo grip. Hanno un fodero in plastica. La lunghezza totale è di circa 21,8 cm. I miei coltelli in acciaio inox hanno una marca diversa da quelli al carbonio, ma la casa costruttrice è la stessa. Quando compro questi coltelli, non hanno il foro nella parte finale del manico. Lo faccio con un trapano e punta da 4 mm.. Il punto dove pratico il foro è di plastica dura e non ho mai avuto controindicazioni dopo la foratura. Poi limo un pezzo della parte superiore della lama (che presenta ancora la bava dello stampo) per renderla a spigolo vivo e utilizzabile con l’acciarino, che poi adatto quasi sempre sul fodero. Il coltello al carbonio heavy duty (HD) pur mantenendo la stessa lunghezza di lama e la stessa costruzione del companion normale al carbonio, ha uno spessore della lama di 3,2 mm. e anche il manico è più grande (vedi seconda foto). Le lame dei coltelli in carbonio delle foto sono state brunite con aceto caldo. Il trattamento si rivela efficace e previene il formarsi della ruggine. https://www.sopravvivere.org/brunitura-aceto-caldo-e-acciaio-al-carbonio/
Quando si parla di sopravvivenza il coltello (o un qualsiasi strumento da taglio) è uno degli attrezzi più utili che bisognerebbe avere sempre con noi. Parliamo di coltelli, accette, roncole o pennati, manaressi, machete, … . Importante: uno strumento da taglio, come dice il nome nasce per tagliare, deve tagliare bene e deve essere mantenuto affilato. In sopravvivenza non ci sono molti strumenti per affilare, quasi sempre ci si arrangia con pietre di fiume o di altra provenienza, per questo è opportuno scegliere acciai e durezze HRC che si adattano bene a queste difficili situazioni. Se il taglio non è fluido e deciso, l’utilizzo diventa pericoloso. Cosa ci si può fare con una lama quando ci si trova in mezzo al nulla dove le cose pronte sono quasi inesistenti ma le necessità sono molte? Ci si può e ci si deve fare tanto e, a fine giornata ci si accorge di averlo tenuto in mano per molto tempo. Un coltello non è una ruspa o un escavatore e non è nemmeno un’accetta o una mazza! E’ un pezzo di acciaio robusto e resistente e deve essere utilizzato per quello… che è. Non gli si devono far fare cose per le quali non è adatto (per quello si ricercheranno metodi diversi). In sopravvivenza, se si rompe o si rovina il coltello in mezzo al nulla, i problemi gravi che ne derivano sono infiniti. Di seguito cercherò di elencarne i possibili utilizzi e indicherò anche come non utilizzarlo:
un coltello è un attrezzo da taglio, ovvio che la funzione principale è quella di tagliare di tutto stando attenti a non danneggiare la lama
ci si costruiscono rifugi, si tagliano in strisce legni ed arbusti idonei per costruire corde, ci si tagliano rami morbidi pieni di foglie per costruire un letto
il coltello è un’arma, non capita quasi mai di difendersi dagli animali, ma se dovesse accadere, anche se non è certamente la cosa più efficace, ci da più coraggio ed è sempre meglio di niente
un coltello fissato ad un bastone lungo 50/60 cm. diventa uno strumento per aprirsi la strada nel bosco o tagliare rami e arbusti
fissato ad un bastone lungo 100/200 cm. diventa un buon attrezzo per tagliare frutta e altro in alto sugli alberi o dove non si arriva
se dotato di punta, fissato ad un bastone lungo 100/200 cm. diventa un’ottima lancia per caccia e pesca
ci si possono costruire strumenti in legno adatti alla caccia o alla pesca (arco, frecce, lancia normale e a quattro punte, fionda, …)
ci si possono realizzare strisce di legno per fare cesti o contenitori per acqua e cibo
ci si possono realizzare attrezzi per la cucina, come posate, taglieri, ciotole
se si riesce a prendere un animale o un pesce con vari metodi, con il coltello si lavorano le pelli e le carni da cuocere (non si deve cuocere utilizzando il coltello come base di appoggio, perchè la temperatura potrebbe salire troppo per rovinarlo); si utilizza anche per tagliare piante e erbe da preparare per bollire o mangiare crude
la legna più piccola si prepara con il coltello, quella più grande, come un tronchetto di 10/20 cm. di diametro, si incide con il coltello nella parte superiore senza forzare e poi si spacca con cunei idonei preparati con il legno. Evitare per quanto possibile le tecniche di chopping (battere sul legno come se si trattasse di una roncola o di un’accetta) e di batoning (appoggiare la lama sul tronco e battere sulla parte superiore del coltello con un bastone o un sasso, pesantemente, per spaccare il tronco verticalmente). Le ragioni sono evidenti
avendo a disposizione legni secchi e asciutti, che siano cavi (canne, sambuco, vitalba) o altri tipi molto secchi, meglio se resinosi (come il pino), far scorrere con leggerezza la lama dall’alto in basso in modo da creare i cosidetti feather sticks o bastoncini piumati. I sottili riccioli ottenuti sono ideali per incendiarsi con il minimo sforzo quando vengono a contatto con le scintille prodotte in vari modi, spesso con un acciarino
la costola superiore del coltello o una sua parte, dovrebbe essere a spigolo vivo (90°) e se non lo è conviene con la lima prepararne una porzione di qualche centimetro. Questo accorgimento serve per sfregare l’acciaio sopra un acciarino (quando non sono disponibili scraper) per produrre scintille ed accendere un fuoco, evitando così l’utilizzo diretto della lama
quando non ci sono posate, la lama sostituisce tutte le posate
si potrebbe utilizzare anche come apriscatole, quando si ha la fortuna di avere una scatoletta di cibo con noi e proprio se non ci sono altri metodi
il coltello può essere utilizzato per scavare (e gli scavi sono frequenti nel survival), stando attenti alle pietre e ad altro che potrebbero danneggiarlo. Lo scavo si fa bene anche con legni preparati allo scopo e sui quali si batte con un mazzuolo (anche questo costruito) e le mani sono ottime come pala
il manico del coltello può essere utilizzato come piccolo martello, ad esempio per piantare in terra ganci in legno autocostruiti che tengono tirate le corde.
Come provare a scegliere un buon coltello tuttofare
In generale: un coltello o un qualsiasi strumento da taglio è probabilmente la cosa più utile, al limite dell’indispensabile, che si possa avere in una situazione di emergenza, sopratutto in mezzo alla natura selvaggia e lontano da tutto e da tutti. Un coltello è fatto per tagliare e deve tagliare bene, sopratutto è fatto per essere un “coltello” e non deve essere utilizzato come un accetta, come uno scalpello o per cose per le quali non è adatto. Se si rovina un coltello quando c’è solo quello, è una tragedia e qualsiasi problema si dovesse presentare diventa difficile da risolvere.
Risposta sintetica riassuntiva:
Immagine presa da: http://nimrodsblades.blogspot.com
un ottimo coltello tuttofare che si rivela molto utile e comodo in situazioni di emergenza è quello che normalmente viene definito coltello da campo o di frontiera (conosciuto anche come Hudson Bay Camp Knife oppure come camp frontier knife). La lama è robusta e ha una lunghezza adeguata (20/25 cm.) per lavori generici o più pesanti. Ritengo questi coltelli i più idonei e i più utili, soprattutto quando si dispone di un solo strumento da taglio. La foto sopra presa dalla rete rappresenta bene questa tipologia.
In questo articolo una breve parentesi si può aprire anche sui cosiddetti “green river knife”, coltelli da caccia e scuoio che nascono da J. Russell, Massachusetts intorno al 1830. Le lame sono in acciaio al carbonio che possono essere lunghe fino a 20/23 cm., senza avere grandi spessori, 2,5 massimo 3 mm.. Costruzione full tang con manicature in legno di ciliegio, di noce e simili. Il loro utilizzo generico per molte attività di preparazione del cibo e per usi molteplici, li fa apprezzare molto in ambienti naturali e selvaggi.
I kit di sopravvivenza li prepariamo in tanti e, mettere quello che più ci piace in un kit, è un sacrosanto diritto. Che poi si abbia il tempo di prendere il kit e portarlo con noi per utilizzarlo… questa è un’altra storia.
Tenendo in considerazione questa tipologia di coltelli, ho sempre basato le mie scelte su lame semplici e utili, alternando nel corso di tanti anni modelli e tipologie basate sulla reperibilità e non sulla tecnologia del momento.
Nelle mie scelte ho sempre valutato un buon rapporto qualità, prezzo, peso, robustezza, ecc… ho deciso per alcuni attrezzi da taglio, con soddisfazione e in maniera più o meno definitiva. Utilizzo i coltelli bushman di Cold Steel, il coltello GI tanto dello stesso costruttore. Utilizzo anche un coltello machete di produzione italiana, la cui derivazione è chiaramente quella del Machete Coupe-Coupe (taglia taglia), con l’impugnatura avvolgente in legno ricavata da un unico pezzo, originario delle truppe coloniali senegalesi francesi. Il più famoso di questa tipologia è forse il Laurec “Coup-Coup”. La lunghezza totale con manico è di 40 cm., la lunghezza lama è di 26 cm. Utilizzo anche il manaresso nelle tipologie piemonte e santa giustina.
il mio coltello-machete con lama da 26 cm. in acciaio al carbonio C70, di produzione italiana
La resistenza al lavoro è importante per un coltello e sicuramente se ne deve tenere conto nella scelta. Potrei aver scelto anche altri attrezzi, con la stessa soddisfazione e lo stesso prezzo e, forse, anche qualitativamente migliori, ma bisogna imparare ad accontentarci e ad utilizzare bene quello che si ha a disposizione.
La scelta potrebbe comunque cadere e va bene lo stesso, su un qualsiasi coltello/machete con lama al carbonio intorno a 57/58 HRC di tipo parang, kukri e simili e, dove possibile, affiancati da un multitool o da un lama fissa con lama 10-12 cm.. Sconsiglio per un utilizzo pratico sul campo di superare comunque i 25/30 cm. di lama.
Questo è un articolo un po così, scritto con lo scopo di aiutare a scegliere il giusto coltello da sopravvivenza (un coltello cioè che ci aiuti a tirare avanti per tutto il giorno e per ogni giorno) per fare cose utili più velocemente e in modo migliore. Un articolo per aiutare chi ancora è indeciso e magari non ha, come non ho avuto io, la possibilità di provare una rosa ampia di coltelli e poi decidere. Ovviamente molto dipende anche dai gusti personali e dalle situazioni in cui ci si potrebbe trovare. La cosa importante è fissare alcune delle caratteristiche principali da prendere in considerazione per un coltello di uso generale.
– Le leggi sul porto di coltelli: non si può portare con noi un qualsiasi tipo di coltello se non per giustificati motivi, non ci sono scusanti o altro. Gli attrezzi da taglio, se non c’è giustificato motivo, si devono tenere in casa o in luoghi facilmente accessibili e veloci da prendere, ma non con noi. Altrimenti sarebbe troppo facile, basterebbe girare con uno zaino al seguito e avere sempre a disposizione lo strumento preferito.
– Coltelli pubblicizzati e di moda, visti in film o manifestazioni, o presentazioni o altro: mai lasciarsi tentare dai coltelli che si vedono nei film di azione. Sono poco utili e studiati probabilmente solo per esigenze spettacolari di scena. Sono spesso troppo grandi e difficilmente utili in normali lavori. Poi, anche se grandi, non hanno quasi mai un disegno adatto a svolgere i lavori più pesanti. A parità di soldi spesi, sul mercato si trovano cose migliori e più adatte al survival.
– Come dovrebbe essere costruito un buon coltello per usi generici: oltre a quanto già scritto sopra sulla tipologia di coltello quando se ne possiede solo uno, per i lavori quotidiani non pesanti e non impegnativi (e per mia esperienza posso dire che si riesce a coprire almeno il 60-70% delle necessità) potrebbe bastare un coltello da tasca pieghevole oppure un coltello a lama fissa di dimensioni contenute, diciamo con lama (sia il pieghevole che il fisso) intorno ai 10 cm.. Per la sopravvivenza in generale, un coltello fisso è migliore del pieghevole, perché quest’ultimo è sempre più debole per via dell’aggancio della lama al manico. Ci sono però alcuni coltelli pieghevoli che sono molto robusti… Per coltelli con lama fissa intorno ai 10 cm. intendo i vari e famosi Moraknives, i Bacho da lavoro, gli hultafors da lavoro e in genere quei coltelli che vengono proprio definiti “da lavoro” e in vendita, oltre che nelle coltellerie, anche nelle ferramenta ben fornite o nei negozi di agraria e giardinaggio. Appartengono a questa tipologia di coltelli anche quei prodotti di qualità decisamente superiore, con lama al carbonio o inox, costruzione full tang, manico in legno o sintetico rivettato, con varie tipologie di lame, clip point o drop point, ecc…
– Lunghezza della lama: la lunghezza ideale della lama di un coltello unico tuttofare, potrebbe essere intorno ai 15/18 cm., già oltre i 20 cm. non è semplice un utilizzo facile e veloce. In teoria dovrebbe essere abbastanza corta per lavori più fini, come l’intaglio o lo scuoio, allo stesso tempo abbastanza grande per lavori più pesanti. Per un utilizzo ancora più intenso potrebbe essere più utile un machete o un manaresso (se si possono definire coltelli) o comunque un coltello più grande e robusto, con lama di 25/30 cm.
– Tipo di costruzione: la costruzione è preferibile che sia full tang (l’acciaio occupa tutta la lunghezza e la larghezza del manico), con lama ad affilatura piana normale, in acciaio al carbonio, con un pezzo del bordo (o tutto) opposto alla lama che abbia spigolo vivo, in modo che si possano creare scintille con le barrette in ferro cerio per accendere il fuoco. Preciso che nei miei coltelli, se non c’è la caratteristica dello spigolo vivo a 90° sulla costola (per l’utilizzo con l’acciarino), la creo io con una lima. Abbiamo scritto che è preferibile un coltello con un codolo intero (full tang), potrebbe andare bene però anche un codolo a tutta lunghezza tipo coda di topo. Con questi 2 codoli, oltre alla robustezza, se il manico si rompe, c’è sempre qualcosa dove avvolgere un pezzo di corda o un panno per rifare un manico di emergenza.
– Forma della lama: Ci sono molte forme diverse. E’ difficile decidere qual’è la migliore. Probabilmente una clip point o una drop point, o a goccia, alla fine potrebbero essere le più utili.
– Durezza della lama La durezza della lama viene misurata utilizzando la scala Rockwell Count (scala RC). È determinata dal trattamento termico (tempra e rinvenimento) della lama in combinazione con il tipo di acciaio. Una durezza media, 55-57 HRC è forse il miglior compromesso tra tenuta del filo e facilità di affilatura con mezzi “da campo” occasionali. Un coltello con durezza 60 HRC o simile, tiene bene il filo, ma si affila con difficoltà se non si hanno gli strumenti giusti, inoltre è più fragile quando viene “battuto” e si potrebbe scagliare (anche se in questo caso entrano in gioco anche lo spessore e la qualità).
– Tipo di acciaio Si potrebbe dividere l’acciaio in due grandi categorie: acciaio al carbonio e acciaio inox (inossidabile). L’acciaio è un composto di ferro e carbonio (ed eventualmente altri elementi) e contiene una percentuale di carbonio non superiore al 2,1%. Oltre questa percentuale il composto si chiama ghisa e perde tutte le caratteristiche per essere utilizzato nella coltelleria. Se si aggiungono altri elementi, come il cromo o il nichel che hanno una ossidazione trasparente protettiva, si ottengono gli acciai inossidabili. Gli acciai Inox o inossidabili hanno sicuramente una maggior resistenza all’ossidazione e alla corrosione, sopratutto in presenza di umidità o acqua, perché il cromo è in grado di passivarsi, ricoprirsi cioè di uno strato sottile e aderente di ossidi che protegge superficialmente il metallo o la lega sottostante dall’azione dell’ossigeno e degli agenti chimici esterni. Probabilmente, un acciaio con percentuale di 0,45/0,70% di carbonio, temprato e rinvenuto (tempra e rinvenimento sono fondamentali nella scelta, almeno come il tipo di acciaio) in modo da prendere una durezza HRC da 54 a 56/57 è il migliore per un utilizzo sul campo. E’ flessibile, elastico e non si spezza facilmente, si affila con pietre che si trovano abbondantemente in natura. Per esperienza non sono per niente infastidito dal fatto che non tenga troppo l’affilatura (e poi la tiene benissimo negli utilizzi da campo). Il coltello deve essere utilizzato come un coltello! Non ci devono essere utilizzi impropri e dannosi.
– I manici possono essere realizzati con un’ampia gamma di materiali, come plastica, osso, corno, legno, dischi di cuoio, pelle e gomma. La gomma offre una buona presa, anche se bagnata. Osso e corno sono resistenti e forniscono anche una finitura esteticamente gradevole. Il legno, i dischi di cuoio e la pelle hanno una bella finitura e una buona presa, ma avranno bisogno di un trattamento per evitare che si deteriorino. La plastica è resistente e non assorbente.
– L’impugnatura dovrebbe adattarsi comodamente alla mano e non permettere che si formino vesciche con un uso prolungato. Una protezione tra la lama e il manico aiuterà a proteggere la mano e far sì che non scivoli verso la lama.
– Un coltello dovrebbe avere un fodero, per proteggerlo e proteggere chi lo porta. Un fodero deve essere realizzato con un materiale resistente, come pelle, similpelle robusta, tessuti sintetici ad alta resistenza, … e avere un passante per cintura. Inoltre, all’altezza del manico ci dovrebbe essere una cinghiettina che stringe il manico stesso per impedire che il coltello scivoli fuori dal fodero. Alcuni foderi hanno una piccola tasca per una pietra per affilare, che è un peso extra ma potrebbe essere utile, e hanno in dotazione anche una barretta di ferro cerio.
Tiriamo le somme: i miei coltelli preferiti li ho già scelti e descritti sopra e in altri articoli. Mi trovo bene con un coltello machete con lama al carbonio da 20/30 cm.. Si fa fatica a chiamare coltello una lama da 24/30 cm. Però, come già scritto all’inizio, se fossi obbligato a disporre di un solo strumento da taglio o scegliere un solo coltello, tra quelli che ho, la mia scelta cadrebbe sempre su un piccolo machete oppure su un manaresso. Un solo strumento da taglio è spesso impegnato in situazioni abbastanza stressanti per la lama, come per esempio nella costruzione di un riparo, che è una delle prime priorità, o il procurarsi la legna o fare pulizia per creare una zona ambientale più comoda. Un coltello più grande è sicuramente più utile. Per questi utilizzi ho trovato abbastanza idonei anche i coltelli Bushman e la loro costruzione con un manico cavo si presta bene per essere utilizzati come machete innestando un pezzo di legno per prolungare il manico oppure per trasformarli in lancia, utile nella caccia e per tagliare frutti nei rami più alti da terra.
Si è parlato di coltelli, di manaressi o machete. Per un unico strumento da taglio alcune persone potrebbero decidere di utilizzare strumenti diversi. Mi riferisco sopratutto all’accetta, alla roncola, al pennato… e così via. Trovarsi in mezzo al nulla, in assoluta emergenza e con un solo attrezzo da taglio… eh…, i compromessi da accettare sono tanti. Consiglio sicuramente infine di provare in pratica cosa si può adattare meglio alle nostre esigenze.
Il propulsore, chiamato anche Atlatl (nome utilizzato nel nord America) è in pratica un bastone uncinato con il quale si può scagliare in maniera più potente che con il semplice uso della mano e del braccio un’asta costruita come via di mezzo tra una lancia e una freccia. L’asta alla base nel lato delle penne è incavata in modo da incastrarsi nel gancio del propulsore. La forza impressa è notevole e con un buon allenamento si può colpire un bersaglio (animale) anche a 50 metri di distanza.
Ilmanaresso è uno strumento da taglio a filo piano eccezionale! Appartiene alla famiglia delle roncole ed è un attrezzo tipicamente italiano, utilizzato nei boschi (affiancato alle roncole e ai pennati) e in tutti i lavori di campagna come pulitura, sramatura, spacco del legno, lavori su frasche e rami in generale. Può sostituire efficacemente alcuni strumenti da taglio più comuni, come il coltello, il machete, una piccola accetta, … In commercio ci sono parecchi modelli di manaresso, classificati di solito per la zona regionale di appartenenza. Quelli che utilizzo sono i tipi piemonte e santa giustina (più lungo e stretto), sono di produzione italiana, in acciaio al carbonio, forgiato e temprato, il fabbricante non specifica il tipo di acciaio, forse è un C40/C45 (ma anche C50). E’ abbastanza “dolce”, ma per contro si riaffila con estrema facilità ed ha un bellissimo taglio, preciso e penetrante. Tra i due ho una leggera preferenza per il santa giustina. Il peso è ragguardevole, circa 700/750 grammi, comunque non esagerato.
manaresso tipo piemonte e manaresso tipo santa giustina (più lungo e stretto), di costruzione italiana: Rinaldi
Infine, la parte finale della lama (la parte tronca per intenderci) può essere passata con una lima per essere affinata (con delicatezza senza surriscaldarla) su entrambi i lati. In questo modo con il manaresso ci si può scavare e può essere utilizzato anche come pala.
La scatola di sopravvivenza: Il kit di sopravvivenza tascabile allestito dentro una scatola metallica (quasi equivalente ad un EDC e oggi più spesso sostituita da questo).
La scatola di sopravvivenza (Il kit di sopravvivenza tascabile contenuto dentro una scatola metallica) è presente ovunque si parli di survival civile o militare. Si trova praticamente in tutti i libri e manuali, si trova in tutti i siti che parlano di sopravvivenza e si trova in tanti video che trattano lo stesso argomento. Con alcune variazioni e personalizzazioni, ma fondamentalmente con lo stesso genere di cose.
La scatola di sopravvivenza di John Wiseman, tratta dal volume: Manuale di sopravvivenza, pubblicato in lingua italiana e in formato tascabile da Vallardi (Collins Gem)
La maggior parte degli esperti statunitensi che parlano di sopravvivenza e a ruota anche molti altri esperti mondiali, sopratutto di lingua inglese, utilizzano una scatola metallica di famose caramelle e cercano di stipare quante più cose possibili al suo interno.
Vediamo cosa c’è dentro la scatola di Wiseman (la scatola è in metallo, con l’interno del coperchio lucido in modo che sia utilizzato come specchietto riflettente per le segnalazioni):
1 – fiammiferi impermeabili e antivento, per impermeabilizzare i normali fiammiferi si immerge la capocchia nella cera fusa.
2 – candela tagliata in forma rettangolare piatta
3 – acciarino fire steel (ferro rod) preparato con pietra focaia e con striker costituito da una sega
4 – lente di ingrandimento, adatta anche ad accendere un fuoco sfruttando il sole
5 – ago e filo
6 – lenza, ami da pesca e piombo
7 – bussola (preferibilmente a liquido e assicurarsi che funzioni)
8 – luce beta (lettura delle carte di notte e per pescare), cristallo che emette luce a bassa intensità e che può durare anche molti anni
9 – filo metallico (preferibilmente di ottone), per trappole o legature
10 – sega flessibile per legno
11 – medicinali personali e di varia utilità, comprese alcune pastiglie per depurare l’acqua
12 – lame per bisturi o taglierina
13 – cerotti per sutura ferite
14 – cerotti vari
15 – sacchetto plastica per contenere l’acqua
Sono passati tanti anni da quando John Wiseman ha consigliato questa configurazione; oggi ci sono strumenti diversi, più moderni ed efficaci, ognuno potrà personalizzare e sostituire come meglio crede.
Attorno alla scatola, anche per tenerla ben chiusa, ci si potrebbe avvolgere qualche metro di corda leggera, tipo la rafia artificiale che è piatta e pesa pochissimo e in poco spazio entrano alcuni metri (per certi aspetti assomiglia al tendine artificiale.
Una mia interpretazione della scatola di sopravvivenza: la scatola è realizzata con un pentolino di alluminio e il tutto è contenuto dentro un sacchetto impermeabile con chiusura in velcro, all’interno del pentolino ci sono:
pastiglie ciascuna in dose per 1 litro, per potabilizzare l’acqua
paracetamolo e loperamide 4/6 compresse ognuno sigillate
lente di ingrandimento
salviette per medicazione e cerotti per ferite
piccolo flaconcino di iodopovidone
accendino usa e getta
piccola torcia ricaricabile a batteria o dinamo
nastro americano, qualche metro avvolto in una carta di plastica tipo carta di credito.
set pesca e per cucire
spille da balia, spillo per aprire i cassetti porta schede dello smartphone e forcine per capelli
moschettoni e anelli metallici tipo portachiavi
matita
nastro isolante
coltello multiuso, quasi sempre il Victorinox swisschamp
Quello che segue è il mio kit EDC (everyday carry), letteralmente, le cose che porto con me tutti i giorni, tutto contenuto dentro un piccolo borsello a tracolla. Il contenitore non è sempre lo stesso e mi piace cambiare. Anche le cose variano e porto meno roba, a seconda di dove devo andare, perché se per esempio utilizzo l’auto, l’EDC è minimale in quanto posso utilizzare anche l’auto come …. contenitore. – multiuso piccolino per aprire pacchi, buste e scatole (in tasca) – braccialetto corda paracord circa 3 mt. (al polso)
Dentro il borsello e in varie tasche: – chiavi auto – telefono cellulare smartphone – chiavetta usb 16gb – chiavetta usb con installata la distribuzione gnu/Linux Tails – chiavetta usb con installata la distribuzione gnu/Linux Debian 12 live – chiavetta usb contenente varie utilità e files di configurazione – porta-fogli con documenti e un piccolo portamonete con 20,00 € di carta e circa 10,00 € in monete. – occhiali da vista per leggere e vedere da vicino – 2 coperte termiche emergenza con lato oro e argento – nastro tipo americano, qualche metro ribobinato intorno ad una vecchia carta di credito. – 2 bustine sigillate contenenti ognuna un piccolo panno in spugna di puro cotone, umidificato e pronto all’uso, che si trova in commercio confezionato in bustine singole. Quello che utilizzo io si chiama “come acqua”, – 2 sacchetti plastica utili per prendere acqua e altro. – fascette cablaggio 20×2,5 20 pz. – moschettone con anelli portachiavi – lente di ingrandimento – cerotto da tagliare con garza centrale – compresse di paracetamolo 1000 nr. 4 – compresse di loperamide cloridrato nr. 4 – filo per cucire, aghi, spillo – spille da balia e spilla per aprire i cassettini dello smartphone. – lenza 0,40 alcuni metri con 2 ami da pesca – piccola bottiglia con contagocce di iodopovidone 10% per medicazioni e per potabilizzare l’acqua – affilatore – un pezzo di camera d’aria bicicletta e corde varie. – 2 elastici – penna – matita – corda paracord 9 trefoli circa 6 mt. dentro un borsello portatorcia di cordura nero (questo kit sta dentro il borsello ed è un kit completo, in caso di necessità si può prendere solo questo): – coltello multiuso swisschamp 32 funzioni. – un accendino usa e getta – torcia piccola 2 led carica a dinamo – qualche elastico – Alcune volte, al posto dell’accendino usa e getta metto il ferro cerio (fire steel) piccolo per il fuoco (lo striker è costituito dalla parte superiore della sega dello swisschamp).
Quando, soprattutto nei periodi invernali, utilizzo una borsa bisaccia, metto il mio EDC (con qualcosa in più) all’interno di una pochette e poi metto tutto dentro la borsa. Nella foto sotto, l’allestimento.
a volte, in questi ultimi periodi sempre più spesso, utilizzo una borsetta a tracolla che ho fatto io, pratica e capiente (con il tempo alcune cose sono cambiate come il portafogli e la torcia, ma il senso è sempre lo stesso).
È sempre bene prepararsi un kit di sopravvivenza. Non sappiamo se ci sarà la possibilità, al momento del bisogno, di prenderlo e portarlo con noi. Nel dubbio è meglio averlo.
Un kit di sopravvivenza è personale e segue le nostre esigenze. Non si può trovare in commercio già pronto. Ognuno di noi ha esigenze particolari, idee proprie, modi differenti di affrontare le situazioni. La soluzione migliore è confezionare il kit da soli, includendo o escludendo quello che riteniamo opportuno.
Quando si confeziona un kit di sopravvivenza, si deve fare qualche considerazione iniziale:
quanto peso posso portare? anche per parecchi km. a piedi (il peso è molto importante)?
cosa mi potrà servire realmente?
Dovrò includere qualche alimento energetico per superare lo sbandamento dei primi giorni senza preoccuparmi troppo di cosa procurarmi da mangiare?
Ho esigenze specifiche personali che dovrebbero essere soddisfatte?
Un solo kit può bastare, oppure devo valutare la possibilità di confezionare 2 o 3 kit più o meno uguali per avere dei punti di stoccaggio differenziati (abitazione, lavoro, auto) e in caso di necessità, raggiungere quello più vicino?
Dividiamo ora il kit che si dovrà confezionare in due parti principali:
kit di sopravvivenza base, che da solo potrebbe già bastare.
kit di sopravvivenza aggiuntivo, con cose molto utili ma non di primaria necessità.
Le varie attrezzature che compongono un kit di sopravvivenza base potrebbero essere:
il coltello è il primo oggetto che inserisco in un kit. Scegliere un coltello che ci piace e con il quale ci si trova bene. La preferenza dovrebbe andare ad un coltello a lama fissa, per un utilizzo generico, in grado di svolgere i lavori più importanti che si presentano nell’arco della giornata. Potrebbe andare bene anche un coltello chiudibile anche se più debole. Sono nato con un coltello e per me è fondamentale averlo.
Alcuni, non a torto, dovendo decidere per un solo attrezzo da taglio, scelgono un’accetta di 400/600 grammi, oppure un machete non troppo lungo.
porto anche una lama di sega ad arco di 53 cm. che porto legata alla vita come cintura (la sega posta dietro con i denti rivolti verso il basso e legata con una corda, che passa nei fori, alla vita).
Porto poi un contenitore in metallo per bollire l’acqua e cucinare. È un pentolino con coperchio, di alluminio (si tratta di una pentola per cucina alla quale sono stati tolti i manici originali e al loro posto sono stati praticati 2 fori da 4 mm.), con diametro di 15 cm. x 15 cm. di altezza. Capacità 2 lt.. Quando la utilizzo, ci metto, legato ai fori realizzati, un manico in filo di ferro, adatto per il trasporto e per essere appeso. Nel kit inserisco sempre qualche metro di filo metallico e quindi posso fare un manico sul posto. Qualche volta sostituisco il pentolino con una borraccia militare in alluminio da 1 litro (contiene più di un litro), con gavetta di circa 600 ml. che va ad incastro sotto oppure con una gavetta di alluminio dell’Esercito italiana che è leggermente più piccola del pentolino. tutti questi contenitori possono bollire. Il pentolino però è più comodo perché al suo interno ci sta praticamente tutta l’attrezzatura e il kit diventa compatto e trasportabile.
Il fuoco è determinante e, dopo un attrezzo da taglio e un pentolino è la parte da curare maggiormente in un kit. Non bisogna avere solo uno strumento per accendere il fuoco, bisogna essere abbastanza sicuri di ottenere un fuoco, anche se le condizioni climatiche sono avverse. Quindi occorre un acciarino con strike e servono anche esche varie per il fuoco, infiammabili abbastanza facilmente: resina di pino essiccata, pezzi di cotone idrofilo e corde di iuta o canapa impregnati di olio, bustina con alcune pezze di cotone carbonizzato (char cloth), legno di pino resinoso (fat wood). Queste sono le esche per il fuoco che mi autocostruisco. Durante l’inverno cerco pini secchi e taglio alcuni rami rotti alla base. Rami non grossi, 5-8 cm. di diametro. Questi rami sezionati in stecchi rettangolari, sono ricchi di resina e facilmente infiammabili. Durante l’accensione del fuoco vengono spellicolati a formare dei “piumini” e/o grattati per ottenere un composto facilmente infiammabile. Questi legnetti si possono trovare anche in commercio (fatwood). Gli attrezzi per il fuoco, se posso, li metto sempre in generosa quantità (esempio 2 acciarini e anche un accendino usa e getta, una lente di ingrandimento per sfruttare il calore del sole, …).
Dopo gli accessori per il fuoco mi occupo del cordame, che è quasi sempre costituito da una matassa di paracord di circa 30 metri, qualche cordino, rafia sintetica un conetto da 100 gr. (circa 150/200 mt.). Porto anche qualche elastico grande (anche uso laccio emostatico se necessario o fionda) e se entra un pacchetto di fascette in pastica di quelle utilizzate per cablare i cavi elettrici ed elettronici. Infine porto anche dei piccoli rotoli di filo di ferro zincato tipo quello usato nel giardinaggio. Normalmente sono rotoli da 50 metri x 0,8 mm. di spessore. Il cordame non è mai troppo. Si tratta di materiale leggero, flessibile e malleabile e nella preparazione di un kit trova sempre posto un po di cordame in più pressato in qualche angolino vuoto. Come coperture e protezione del corpo preparo una busta contenente alcuni teli di plastica (normalmente 4-5 sacchi grandi per l’immondizia, ma può essere anche un telo trasparente di circa 3 metri x 2, di 80-90 grammi/m²) da utilizzare come teli per il riparo. La busta contiene anche 4-6 coperte di emergenza di cm. 210×130 per riparare il corpo, ma da utilizzare anche come schermo riflettente di calore dentro il riparo. possiedo anche dei teli leggeri (100-150 gr./mq.) occhiellati sul perimetro della misura di 4×3 mt.
Per finire metto sempre una buona quantità di filo da pesca, ami e piombo.
Aggiungo anche un piccolo set cucito e rammendo e vari elastici. Metto infine un flaconcino di iodopovidone (utile anche per sterilizzare l’acqua oltre che per medicare), qualche garza e cerotto, qualche pezzo di telo di cotone (vecchie t-shirt tagliate). Questo è tutto il kit di sopravvivenza base. Ottengo un peso accettabilissimo di circa 2,0 – 2,5 kg. e confeziono il tutto in buste impermeabili. Il tutto trova posto in una piccola borsa di cotone o in uno zainetto da 10 lt. In termini di peso… ci siamo, 2,00/3,00 kg. il kit di emergenza, 1,00 kg. circa l’EDC. Questo peso non è concentrato in un unico posto ma è diviso tra zainetto o borsa principale (kit) e borsa a tracolla (EDC), si potrebbe pensare di aggiungere anche 1,00 kg. (più o meno) di alimenti altamente calorici a lunga conservazione e facilmente stoccabili (che non risentano delle temperature e delle condizioni atmosferiche). Siamo sui 5,00 kg. di peso, non sono pochi ma si possono gestire comunque abbastanza bene.
Come kit di sopravvivenza aggiuntivo, in realtà non c’è più molto da mettere oltre il kit di base.
Devo ricordare come ho già scritto in un post precedente, che utilizzo sempre un EDC (vedi articolo scritto a proposito del mio edc). Quindi l’EDC va ad integrare il mio kit base. L’EDC per me è molto importante perché al suo interno ci sono cose che sono per me indispensabili, come gli occhiali da vista per vedere da vicino e la lente di ingrandimento. Chi non ha un EDC dovrebbe considerare come attrezzatura in aggiunta, quanto ritiene indispensabile e non ne può fare a meno.
Comunque, disponendo di più spazio e riuscendo a portare più peso, si potrebbe intanto ampliare la quantità degli attrezzi di base. Per esempio aggiungere: una piccola accetta, una sega pieghevole; una borraccia in affiancamento al pentolino, un telo impermeabile di almeno 3×2 metri, di quelli verdi pesanti utilizzati per coperture in agricoltura e giardinaggio, un sacco letto o sacco a pelo.
Sempre come attrezzature in aggiunta, probabilmente risulterebbero comodi: una bussola, uno specchietto forato per segnalazioni, una zanzariera, nastro tipo americano, torcia a dinamo, kit pronto soccorso. Si potrebbe infine considerare almeno 1 kg. di pemmican o altro alimento energetico equivalente, per non preoccuparsi troppo del cibo nei primi giorni di adattamento alla nuova situazione. Il cibo non è una cosa necessaria immediatamente, però inizialmente serve molto lavoro e spreco di energie. Avere qualcosa da mangiare può aiutare molto. Ricordarsi di non mangiare mai se non si può bere…
===========
Alcune considerazioni sul kit di sopravvivenza
alcune attrezzature che ho disponibili per allestire un kit base
Su questo argomento si leggono tante cose, si guardano altrettanti video. Quello del kit di sopravvivenza è uno degli argomenti più trattati quando si parla di survival. Purtroppo molto di quello che si legge e sopratutto si vede in giro, non serve a niente, non ha niente a che fare con la sopravvivenza e non si capisce perché venga pubblicato. Forse sarà la moda, o magari la voglia di farsi vedere nella rete. Fortunatamente però si trovano in internet anche molte cose buone che insegnano e danno veramente una mano se dovessimo trovarci in gravi difficoltà. Un kit di sopravvivenza è una minima raccolta di cose che ci potrebbero aiutare in queste difficoltà. Probabilmente si potrebbe fare anche a meno di tutto senza portare un kit di sopravvivenza e darsi da fare per procurarci quello che ci serve sul posto. A volte però l’acqua è poca, il cibo è poco o niente, il corpo potrebbe danneggiarsi se rimane sotto le intemperie, al sole o al freddo. In una situazione di emergenza, bisogna risparmiare energie e non affaticarsi. Ci sono cose che sono difficilmente replicabili in natura e sarebbe bene averle con se, perché replicarle costa moltissima fatica e dispendio di energia. In realtà servirebbe molto poco per un kit:
– uno strumento per tagliare, per costruire un riparo, per preparare varia legna, e per agevolare la preparazione del cibo se e quando si trova – un contenitore per trasportare l’acqua, meglio se di metallo (alluminio, acciaio, ghisa, …), perché se si riesce ad avere il fuoco è utile per bollire l’acqua e cuocere – un acciarino o uno strumento idoneo per accendere un fuoco. Accendere un fuoco con l’archetto, con il roteare una bacchetta tra le mani, o con lo sfregamento “fa molto esperti” quando si pubblicano video o foto. Nella realtà invece è difficile utilizzare questi metodi, spesso il legno non è adatto e la brace non si forma, la corda dell’archetto si spezza o scivola, vengono le vesciche nelle mani a forza di far girare il bastoncino… insomma non è tutto oro quello che luccica. Anche un acciarino sarebbe molto utile se non indispensabile.
Queste tre cose sono quelle veramente importanti. Tutto il resto va bene, se si può avere e se non è molto pesante. Su queste basi si può provare a realizzare un kit che non ci farà mai pentire di aver assemblato e portato con noi.
INNESCHI PER FUOCO Qualsiasi metodo si decida di mettere in pratica per l’accensione del fuoco (accendino escluso) bisognerebbe esercitarsi un minimo per prendere confidenza con i materiali e con le tecniche. I primi tentativi magari non saranno gratificanti, ma con la pratica e l’esperienza saremo in grado di accendere sempre il nostro fuoco. Buone escursioni!
A secondo della stagione è importante avere sempre dietro uno o più tipi di esca per il fuoco, da conservare in contenitori che ne garantiscano l’integrità preservandoli dall’umidità. Ci sono due tipi di esche: naturali e artificiali.
Le esche naturali garantiranno l’accensione del fuoco grazie al fatto di essere secche; d’inverno con l’umidità le esche artificiali, se conservate con la dovuta cura, garantiranno l’accensione del fuoco. NATURALI • trucioli di legna secca • foglie secche • sterco bovino o equino molto secco (per la possibile presenza di tetano, in particolar modo nello sterco equino, si consiglia di usare dei guanti o verificare di non avere dei tagli sulle mani) • corteccia di betulla (la pellicina bianca) • alcune tipologie di funghi come ad esempio il fungo Fomes fomentarius o il Boletus Tynarius • i filamenti ricavati dalla pannocchia della pianta palustre nota come coda di gatto o Typha • la peluria secca di certi fiori come i cardi Specie di Carduus • il midollo di piante come il sambuco • meda (legno di pino, molto resinoso, che si trova nella parte subito sopra la radice) • paglia secca (anche se è più efficace come esca secondaria, ovvero da utilizzare per alimentare la prima fiamma) • foglie secche di canna comune, sfregate fra le mani per renderle più lanuginose • corteccia di palma essiccata e sfregata tra le mani (di difficile accensione) • corteccia di alberi morti sfregata tra le mani (tutte quelle cortecce fibrose e non rugose) • parte secca del finocchio selvatico che si trova alla base della pianta (nei mesi estivi) • fiori secchi di oleandro: (quando è verde, la pianta è velenosa) in primavera, seccando, presentano una notevole peluria che unita ad un nido di paglia secca aiuta l’accensione con acciarino. ARTIFICIALI • cotone imbevuto di olio di vasellina (sfilacciandolo, nel momento del bisogno). Il cotone brucia molto velocemente, mentre se imbevuto di olio di vasellina avrà una combustione più lenta e uniforme fino ad esaurimento dell’olio. In pratica si avrà un effetto tipo stoppino da lampada ad olio. Inoltre, per accendere questo tipo di esca basta una scintilla. • char cloth (cotone carbonizzato). • magnesio, alcuni acciarini (firesteel) sono realizzati in modo tale da avere una specie di saponetta rettangolare da cui grattare una piccola quantità di magnesio da incendiare con le scintille dell’acciarino stesso. • Nidi di cartone (es. uova) riempiti con tessuto o legno o trucioli e poi imbevuti con la cera liquida • Dischetti struccanti imbevuti con la cera liquida Alcune esche possono essere accese anche con l’acciarino ma la fiamma viva è sempre la soluzione più veloce e più efficace.
dispensa pubblicata sul sito di https://abruzzo.agesci.it/